geologia del futuro
3 Agosto Ago 2019 0600 03 agosto 2019

Un unico continente e quache oceano in meno. Ecco come sarà la Terra tra 200 milioni di anni

Fare previsioni su periodi così lontani è più un gioco che un’attività scientifica. Tuttavia i dati a disposizione indicano una tendenza condivisa dagli studiosi: i continenti del mondo, oggi divisi, un giorno si riuniranno di nuovo

terra

Dove andremo a finire? Secondo alcuni scienziati, ci sono tre possibilità: o in un unico continente chiamato “Pangea Ultima” (e poi ribattezzato “Proxima”, per non destare timori apocalittici nella popolazione), oppure in un supercontinente, “Amasia”, che sarà formato dalla fusione di Nord America e Asia, oppure ancora in una cosiddetta “Novopangea”.

Le previsioni, in larga parte frutto di speculazioni fantasiose, partono tutte da un assunto reale: i continenti non hanno avuto e non avranno sempre la stessa forma e la stessa posizione di oggi. Certo, la tettonica a zolle non è un mistero per nessuno. E tutti sanno che gli attuali continenti, che seguono una cosiddetta “deriva”, una volta erano uniti in un unico blocco, la Pangea. In seguito a lunghissime rotture, sommovimenti, subduzioni e scivolamenti, lin modo graduale e terre emerse hanno raggiunto la configurazione che conosciamo oggi, alcune creando catene montuose importanti (l’Himalaya, per esempio, ma anche le Alpi) altri ancora sprofondando sotto i mari (continenti sommersi come Zealandia o il Pianoro delle Kerguelen). E continuano a muoversi.

Secondo il geologo americano Christopher Scrotese, di qui a 100 o 200 milioni di anni, le terre si riuniranno di nuovo in un unico supercontinente. Sono ipotesi fatte esaminando i cicli passati e non le attuali direzioni di movimento, considerate troppo a corto respiro. “Certo, è tutto molto fantasioso”, riconosce. “Ma è un esercizio interessante, e si può fare solo se si ha già una buona conoscenza di come funzionano queste cose”.

Nello scenario di Scrotese il Nord America si sposta in modo graduale verso ovest, mentre l’Europa va nella direzione opposta, e anche verso sud. Questo porterà l’Inghilterra al Polo e la Siberia nella zona tropicale. Nel frattempo l’Africa sale, schiaccia il Mediterraneo (che scomparirà) e farà di Italia e Spagna una immensa catena montuosa. Lo stesso accadrà con Australia e subcontinente indiano. Alla fine si chiuderanno sia l’Oceano Atlantico che quello Indiano, i continenti si schiacceranno uno sull’altro (con il Sudamerica che avvolgerà l’Africa) e resterà un’unica grandissima porzione di terra emersa, con montagne altissime (molto più alte di quelle che conosciamo oggi) e deserti interni infuocati.

Secondo Ronald Blakey, invece, previsioni così lontane affondano nella fantascienza. È possibile invece immaginare con un certo grado di accuratezza cosa accadrà tra 15 e 100 milioni di anni. Secondo lui, nascerà un nuovo continente, che chiama Amasia, formato dalla fusione di Asia e America del Nord. Già adesso, sostiene, si può notare il processo di subduzione della placca del Pacifico sotto quella dell’Eurasia e dell’America del Nord. Alla fine sarà il Pacifico a scomparire. Nel frattempo l’America del Nord andrà sempre più a ovest. Il risultato finale è un supercontinente che unirà Asia e America del Nord, più o meno in una zona vicina al Polo Nort. Le rivalità tra Usa e Cina, si immagina saranno dimenticate da molto tempo.

Infine la Novopangea di Roy Livermore combina un po’ le due teorie: il Pacifico scompare (“si chiude”, in gergo), l’Australia aggancia l’Asia Orientale e l’Antartide sale a nord, tutti a unirsi con Amasia.

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