La guerra dei mondi
3 Agosto Ago 2019 0600 03 agosto 2019

Lasciate perdere la nuova guerra fredda: Trump contro Cina e Russia è il solito grande bluff

Il riavvicinamento di Russia e Cina complementari tra loro non lascia tranquilli i policy maker di Washington. Trump minaccia sfracelli non ci sarà la guerra nucleare con la Russia e non ci sarà la guerra commerciale con la Cina. Trump strapperà un accordo più o meno vantaggioso

Trump_Linkiesta
ROBERTO SCHMIDT / AFP

Donald Trump è scatenato più di Django. Ormai non passa giorno senza che attacchi qualcuno. Nei giorni buoni è un attore che gli fa il verso in Tv, un giornalista che lo critica, un politico democratico che gli sta sulle scatole. Nei giorni meno buoni, per esempio ieri, manda a carte quarant’otto il fondamento della distensione nucleare, se la piglia con la Russia, silura le esportazioni cinesi negli Usa e fa tremare le Borse di mezzo mondo. Va così, con l’America first! È complice, ovviamente, il clima da campagna elettorale permanente che vige negli Usa da quando Trump ha messo piede alla Casa Bianca. Anzi, da quando si cominciò a temere che l’avrebbe fatto, visto che già nell’estate del 2016 Barack Obama tirò fuori dal cilindro il coniglio del Russiagate (il termine, ovviamente, sarebbe arrivato dopo), lanciando gli slogan anti-Trump e anti-Russia che per tre anni hanno dettato l’agenda politica americana, prima di essere affondati dal Rapporto Mueller e dalla sentenza con cui, pochi giorni fa, il Giudice federale di New York ha negato qualunque ipotesi di triangolazione Assange-Trump-Cremlino. E che si tratti, anche, di campagna elettorale lo ha dimostrato proprio Trump quando, annunciando l’intenzione di imporre nuovi dazi al 10% su importazioni cinesi per 300 miliardi di dollari (dopo quelli al 25% già imposti su merci per 250 miliardi), ha accusato i cinesi di sperare nell’elezione, tra un anno e mezzo, di un Presidente democratico, “così da continuare a derubare gli Usa come hanno fatto negli ultimi 25 anni”.

Non stupisce che Trump si presenti agli elettori americani come il condottiero pronto a sfidare chiunque pur di proteggere la loro sicurezza e i loro posti di lavoro. Tanto più che l’economia tira, l’occupazione aumenta, il potere d’acquisto lentamente sale, la Borsa è contenta e quant’altro. È piuttosto chiaro, però, che dietro la maschera dell’Ammazzasette c’è un Presidente (o chi lo fa ragionare) piuttosto in ansia per il ruolo di prim’attore globale degli Usa. È vero che la disdetta formale del Trattato INF (quello firmato da Reagan e Gorbaciov l’8 dicembre 1987) era stata annunciata sei mesi fa, riversando sulla Russia l’onere di salvarlo con un’ammissione di colpa. Ma se alziamo un poco lo sguardo, non possiamo credere che l’escalation anti-Russia e quella anti-Cina siano parallele solo per caso.

È chiaro che il riavvicinamento delle due potenze, che si erano tanto detestate dagli anni Sessanta alla fine degli Ottanta e che oggi si presentano complementari per tanti aspetti (le materie prime della Russia, le fabbriche della Cina) e desiderose di diventarlo per tanti altri (compreso quello militare), non lascia tranquilli i policy makers di Washington. Hanno ragione, ovviamente. Al vertice c’è posto per uno solo. Quando l’INF fu firmato, mettendo fine alla decennale questione degli “euromissili”, la pensavano un pò tutti come Zbigniew Brzezinski, ex segretario di Stato di Jimmy Carter, e cioè che la Russia sarebbe andata in pezzi e la Cina avrebbe impiegato secoli per rimettersi in piedi. E guarda un pò come le ritrovi adesso.

Non ci sarà la guerra nucleare con la Russia e non ci sarà la guerra commerciale con la Cina. Trump strapperà un accordo più o meno vantaggioso, come qualche volta gli accade, o un accordo che comunque potrà definire vantaggioso per gli americani

Se poi andiamo a vedere anche negli angolini, ci accorgiamo che certi timori erano vivi quando ancora di Trump si parlava ridendo. Non fu Barack Obama a siglare, nel 2014, quel TPP (Trans Pacific Partnership), di cui in una forma o nell’altra si parlava già da anni, per costituire una specie di mercato comune tra dodici Paesi asiatici (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Stati Uniti) e frenare così l’espansione economica della Cina? E non fu lo stesso Obama a darsi da fare per costruire in Romania e Polonia un sistema missilistico chiaramente inteso a contenere il rischio-Russia? Gli obiettivi son sempre quelli ma è cambiato lo stile, la tattica. Obama non avrebbe mai detto “la Cina ci deruba”, gli sarebbe andata fuori posto la cravatta. Lui avrebbe speso nobili parole sul libero mercato, l’intrapresa e lo sviluppo sociale, pur avendo sempre in mente che bisognava metterlo in quel posto a Pechino. E dei missili in Romania e Polonia fece dire che dovevano proteggere noi europei da eventuali aggressioni dell’Iran!

Trump fa l’esatto contrario. Si atteggia a Darth Vader, minaccia sfracelli, tira cazzotti a destra e a manca. Approfitta in ogni modo della superpotenza del proprio Paese. Fa intendere, agli americani e agli altri, che non c’è storia, che andrà fino in fondo. Ma non ci va mai. Non con l’Iran, non con la Russia, non con la Cina (i colloqui per un accordo commerciale proseguono), non con la Corea del Nord. Vedrete, alla fine non metterà neppure i dazi alle automobili europee. Perché Trump non vuole davvero il conflitto: vuole però trattare da una posizione di forza. Sa che far flettere i muscoli alla sua America è comunque uno spettacolo che impressiona molti e non lascia indifferenti i pochi altri disposti a resistere. Sui dazi la Cina deve comunque attrezzarsi a rispondere, una fatica che spenderebbe volentieri in altro modo. Sugli armamenti la Russia è comunque costretta a investire, magari avrebbe altri progetti, chissà. Per questo Trump si è dato tanto da fare, nel primo periodo della Presidenza, per eliminare trattati e accordi. Gli servirebbero se cercasse lo scontro, per avere alleati e un quadro di riferimento. Ma lui è un mercante di cavalli, dirà cento volte “mi stai fregando, me ne vado” ma solo per alzare il prezzo, non per mandare a monte l’affare.

Per cui vedrete, non ci sarà la guerra nucleare con la Russia e non ci sarà la guerra commerciale con la Cina. Trump strapperà un accordo più o meno vantaggioso, come qualche volta gli accade, o un accordo che comunque potrà definire vantaggioso per gli americani. Non per questo Cina e Russia smetteranno di collaborare, ovviamente, qualunque cosa pensino l’una dell’altra. E ci godremo lo spettacolo per molti anni a venire.

P.S.: a questo punto, di rito, dovrebbe esserci il paragrafo sulla nostra bella Europa, che non ha una parola da dire né ai russi né agli americani mentre trova fine il Trattato che ha garantito la sicurezza nucleare del continente, fine che in teoria rimette le nostre città nel mirino dei missili. Ma che le scriviamo a fare, ormai, queste cose sull’Europa?

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