5 Agosto Ago 2019 0653 05 agosto 2019

Europa svegliati! La Groenlandia che si scioglie è un tuo problema (e lo puoi risolvere)

L’isola di ghiaccio è il frigorifero del pianeta. Il suo scioglimento rischia di essere una sciagura di proporzioni storiche. Ma la Groenlandia è Danimarca, quindi Europa. E dovremmo essere noi i primi a evitare che gli interessi economici di Usa e Cina la distruggano. Von der Leyen, ci sei?

Groenlandia Linkiesta
AFP PHOTO / Danish Meteorological Institute / Steffen Olsen"

Scusate se insistiamo, ma non riusciamo a rimanere insensibili di fronte allo scioglimento record del grande ghiacciato della Groenlandia, il frigorifero del pianeta, lì dalla notte dei tempi, l’unico ad aver piegato il mantello terrestre col peso delle sue stratificazioni. I numeri parlano di 10 miliardi di tonnellate di acqua dolce che si sono riversati nell’oceano Atlantico nella sola giornata di mercoledì, di 192 miliardi di litri dall’inizio dell’estate, di 240 miliardi di tonnellate dall’inizio dell’anno, di un record di scioglimento, quello del 2012, che rischia di essere battuto. Colpa dell’anticiclone africano che ha fatto segnare caldo record pure a Parigi, dicono, come se fosse un evento frutto del caso, come se due scioglimenti record nel giro di sette anni fossero una cosa normale.

No, non è una cosa normale, così come non sono normali gli incendi di torba in Siberia. E la cosa pazzesca è che sembriamo non renderci conto dell’eccezionalità di tutto questo, né della sua pericolosità, né tantomeno delle forze ostili a trovare qualunque soluzione a un problema che potrebbe avere effetti devastanti sulla Terra così come la conosciamo. Per inerzia, ma anche per interesse.

Partiamo dalla pericolosità: quest’estate, la quota dello strato di ghiaccio soggetto a fenomeni di scioglimento è andata via via aumentando, fino a un picco del 56,5% della sua estensione totale, che ha portato allo scioglimento precoce anche di quello che gli studiosi definiscono “ghiaccio eterno”, quello che non è figlio dalle nevicate dell’inverno appena trascorso. Tutta quell’acqua riversata nell’Oceano Atlantico, se lo scioglimento continuerà a questi ritmi, è in grado di far salire - da sola - la superficie dei mari dai 5 ai 33 centimetri entro il 2100. Una cifra che sommata allo scioglimento della calotta polare artica e dei permafrost di Siberia, Canada e Alaska, rischia davvero di innalzare il livello degli oceani oltre la soglia di guardia. Piccolo dettaglio: nel 2100, se siete nati nel nuovo millennio, è probabile sarete ancora vivi. O almeno lo saranno i vostri figli. Non parliamo di ere geologiche, ma di una generazione.

na conferenza internazionale sulla questione Groenlandia - finalizzata a un Trattato Artico che impegni tutti, Cina, Usa e Russia compresi, a fare qualcosa contro lo scioglimento del permafrost - dovrebbe essere il primo, primissimo atto della nuova Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen

Ghiacci che si sciolgono vuol dire anche altro, però. Ad esempio, il rischio di indebolimento - o addirittura di spegnimento - della Corrente del Golfo, quell’insieme di correnti che portano l'acqua calda dell'Atlantico verso il Polo Nord, dove si raffreddano, affondano e ritornano verso sud. Magari non lo sapete, ma quella corrente è ciò che rende mite il clima dell’emisfero settentrionale e si è già indebolita del 15% dal 1950, proprio a causa dello scioglimento del ghiaccio della Groenlandia che rende l'acqua di mare meno densa. Secondo i climatologi, - l’abbiamo già scritto, ma forse va ripetuto a pappagallo quanto e più delle balle sull’emergenza migranti - è il primo evento climatico che dobbiamo seriamente evitare come la peste. Altrimenti, i prossimi migranti in fuga da deserti aridi potremmo essere noi.

Fosse solo l’inerzia, il problema, sarebbe quasi semplice affrontare questo guaio. Il problema è che no, l’inerzia non spiega tutto. Ogni volta che il permafrost groenlandese si scioglie porta alla luce uranio, petrolio e terre rare. Dietro la piccola città di Narsaq, per dire, è stata recentemente scoperta la più grande miniera di uranio del mondo. E siccome parliamo di un Paese poverissimo e quasi totalmente disabitato, in cui i pochi abitanti vivono del 500 milioni di euro l’anno “generosamente” concessi dalla madrepatria danese, capite bene quali e quanti interessi si stiano muovendo, cinesi e americani in primis. L’effetto domino è servito: combustibili fossili a buon mercato vuol dire riscaldamento globale. Riscaldamento globale vuol dire altri ghiacci che si sciolgono e altri nuovi giacimenti. Il tutto con buona pace della temperatura globale che continua a salire, così come il livello degli oceani, e Corrente del Golfo che continua a indebolirsi.

Ora: tangenzialmente, per un accidente della Storia, la Groenlandia è Danimarca, e quindi Europa, quindi un pezzo di noi. Nessun Brasile, nessun Bolsonaro che deforesta l’Amazzonia: per una volta, abbiamo il coltello dalla parte del manico, la possibilità di dire stop, di trovare una soluzione, di investire intelligenze, capitali, tecnologie per preservare una delle cose più preziose che abbiamo su questo Pianeta. Una conferenza internazionale sulla questione Groenlandia - finalizzata a un trattato artico che impegni tutti, Cina, Usa e Russia compresi, a fare qualcosa contro lo scioglimento del permafrost - dovrebbe essere il primo, primissimo atto della nuova Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen. E tutti i giovani scesi in piazza per il global strike, tutti i partiti che si definiscono ambientalisti, tutte le sensibilità che in questi mesi si sono mosse attorno all’azione di Greta Thunberg dovrebbero darsi da fare. Altrimenti sì, saremmo davvero dei cretini, con la C. Tutti, nessuno escluso.

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