Sanità allo sbando
8 Agosto Ago 2019 0600 08 agosto 2019

Il lato oscuro del decreto “Salva Calabria”: ospedali in tilt e lavoratori a rischio

A tre mesi dall’approvazione del decreto nel corso del cdm in riva allo Stretto, gli ospedali calabresi sono al collasso. Licenziati tutti i commissari, la ministra Grillo non ha ancora nominato i suoi. Le strutture sono senza guida, con il rischio che in piena estate manchino farmaci e medici

Giulia Grillo Linkiesta
(Vincenzo PINTO / AFP)

«Oggi è un giorno bellissimo per la sanità italiana. Riportiamo il diritto alla salute in Calabria». La ministra della Salute Giulia Grillo, Cinque Stelle, salutava così a giugno la conversione in legge in Senato del “decreto salva Calabria”, approvato dal consiglio dei ministri tenutosi a Reggio Calabria lo scorso 30 aprile 2019. Più di tre mesi dopo, in piena stagione turistica, ospedali e aziende sanitarie della regione sono al collasso. «Speravamo che il provvedimento potesse sbloccare la situazione», commenta Alessandra Baldari, segretaria generale della Fp Cgil Calabria. «E invece ha creato una paralisi che sta rendendo la situazione ancora più critica di prima».

Il decreto, oltre ad affidare al commissario Saverio Cotticelli nuovi poteri di controllo sui dirigenti del servizio sanitario, dal giorno della sua entrata in vigore ha “licenziato” tutti i commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi nominati dalla Regione. Le strutture, da allora, sono rimaste senza guida, in mano ai dirigenti più anziani, in teoria reggenti temporanei da sostituire in poco tempo con nuovi commissari di nomina ministeriale. Degli otto commissari individuati dalla ministra Cinque Stelle, però, solo tre – nonostante i lauti ricompensi – hanno accettato l’incarico per mettere ordine nella Babele della sanità calabra, dopo dieci anni di commissariamento e un buco di circa 2 miliardi di euro. Ma, dopo tre mesi, nessuno dei tre ha ancora messo in piede in riva allo Stretto, visto che il primo decreto di nomina è arrivato solo l’8 agosto.

Intanto, tra le ferie di medici e infermieri e strutture già sotto organico, sono in scadenza anche gli appalti dei servizi esternalizzati, e pure quelli per la fornitura dei farmaci. Il “decreto salva Calabria” prevede che le gare vengano attivate solo tramite Consip o le stazioni appaltanti di altre regioni. Togliendo ogni potere alla stazione unica appaltante calabrese “Sua”. La logica è questa: tutte le altre stazioni, purché non sia quella calabrese. Ma nessuno a Roma si è preoccupato né delle forniture di farmaci negli ospedali regionali, né degli appalti e dei contratti a tempo determinato in scadenza già tra luglio e agosto. Che oltre a lasciare centinaia di lavoratori a casa, lascerebbero pure gli ospedali senza medicine, persino quelle salva vita, oltre che senza operatori sanitari, telefonisti, addetti al ticket, infermieri ecc. Senza poter garantire quei livelli essenziali di assistenza, che qui in Calabria sono già una Chimera.

Nessuno a Roma si è preoccupato né delle forniture di farmaci negli ospedali regionali, né degli appalti e dei contratti a tempo determinato in scadenza già tra luglio e agosto

All’ospedale Annunziata di Cosenza, per fare un esempio, il 31 luglio è scaduta già la gara per 50 operatori sociosanitari della Coopservice e il 31 agosto scadrà anche quella dei 52 dipendenti amministrativi in capo dalla Cooperativa Seatt. Più di cento lavoratori e il funzionamento di un intero ospedale appesi a un decreto rimasto a metà.

Tant’è che, dopo diverse segnalazioni di situazioni simili arrivate da tutta la regione, per scongiurare il rischio di un’estate senza farmaci e personale, il commissario Cotticelli ha deciso di prorogare di due mesi le gare in scadenza, oltre che i contratti a tempo determinato fino a fine anno.

«Le condizioni della sanità calabrese peggiorano ogni giorno che passa. Dal Pollino allo Stretto si registrano, quotidianamente, emergenze non più sopportabili», ha denunciato qualche giorno fa il presidente della Regione Mario Oliverio, Pd, a cui il decreto ha tolto ogni potere decisionale in tema di sanità. «Le aziende sanitarie e ospedaliere sono state lasciate senza guida, prive di funzioni direzionali e in balia di una vera e propria paralisi gestionale. Il governo che, con il decreto sulla sanità, ha avocato a sé i poteri di nomina dei commissari per le aziende sanitarie, provveda ad assumere gli atti necessari al funzionamento delle aziende sanitarie».

Le riunioni tra i sindacati e il commissario Cotticelli, intanto, si susseguono «per evitare la paralisi sia nel rinnovo dei servizi sia nell’acquisizione di farmaci», spiega Alessandra Baldari. Ma anche per accelerare le nuove assunzioni, soprattutto in vista delle uscite per quota cento, senza attendere i tempi lunghi della definizione dei piani di fabbisogno. E davanti alla Cittadella, sede della Regione Calabria, si vedono manifestare infermieri e oss in attesa di conoscere il loro destino: la richiesta è di essere internalizzati, ora che rischiano di restare a casa dopo 10-15 anni di lavoro in appalto presso le strutture ospedaliere. Prima che la cura si riveli del tutto peggio della malattia.

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