Tigri zoppe
8 Agosto Ago 2019 0600 08 agosto 2019

Sveglia! L'india è spietata come la Cina (e il Kashmir ne è la prova)

In democrazia, abolire l’autonomia costituzionale di un Paese conteso, con religione diversa e leggi proprie, è come una dichiarazione di guerra. Il Kashmir come Hong Kong e l'India come la Cina. Con gravi sacche di povertà, epurazione degli oppositori e un livello di crescita senza eguali

India_Linkiesta

In democrazia, abolire l’autonomia costituzionale di un Paese conteso, con religione diversa e leggi proprie, è quasi una dichiarazione di guerra. L’India, con il suo ministro degli Interni Amit Shah, ha annunciato in Parlamento un decreto che cancella l’articolo 370 della Costituzione, nel quale era prevista la capacità di legiferare autonomamente per lo Stato di Jammu e Kashmir. Tradotto: il governo del premier Narendra Modi vuole fagocitare la regione, diluendo la presenza musulmana e mettendo le mani sul cluster agricolo.

La modifica costituzionale rischia di far sprofondare l’intera zona in una guerra civile o, peggio ancora, internazionale. Gli interessi in campo sono molti e le dure reazioni di queste ore, in una regione che è bene ricordare ancora contesa fra India e Pakistan, soltanto un antipasto. Rapporti che inoltre toccano un apice di tensione dopo l’attacco suicida di Pulwama che causò la morte di circa 40 soldati delle forze di sicurezza indiane.

Mentre, di fatto, con la nuova legge viene introdotta la possibilità di acquisti immobiliari ai non residenti, fino ad oggi vietati, e cancella le tutele per i locali nell’amministrazione pubblica e nell’istruzione universitaria. La mira è una e una soltanto: spingere fuori dal territorio la “resistenza” musulmana e completare il processo di epurazione iniziato a Nuova Delhi.

Il rapporto sul Kashmir ha denunciato anche le condizioni disumane degli abitanti di frontiera: le violenze sessuali da parte dei militari, le accuse di torture inaudite e i morti in custodia si raccontano in 432 casi di testimoni sopravvissuti

L’8 luglio scorso l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha condannato India e Pakistan, accusandole di crescenti violazioni dei diritti umani su entrambi i lati del confine che divide la regione, la cosiddetta Line of Control. Il rapporto sul Kashmir ha denunciato anche le condizioni disumane degli abitanti di frontiera: le violenze sessuali da parte dei militari, le accuse di torture inaudite e i morti in custodia si raccontano in 432 casi di testimoni sopravvissuti.

Ma non finisce qui. Il governo cosiddetto dei poveri, in quanto il capo di stato, Ram Nath Kovind, viene dalla comunità dalit, cioè gli “intoccabili” l’infimo grado nel sistema di caste indiano, non usa premura alcuna: da circa un anno, gli abitanti di origine bengalese della regione nord-orientale di Assam vengono cacciati dal governo. Il motivo? Il contesto indiano è caratterizzato da gravi sacche di povertà e disoccupazione, il che, oltre al fatto che il 90% degli extracomunitari sono musulmani e quindi voti in più per il partito all’opposizione, facilita la colpevolizzazione dell’immigrato in termini integrativi ed economici.

I passi e le orme sono quelle della Cina, più austera con le minoranze, ma comunque sui binari della crescita espansiva. Nonostante il gap tra le caste, infatti, il Pil dell’India ha raggiunto il +7,3% nel 2014, +7,5% sia nel 2015 che nel 2016, quota +7,7% nel 2017 e +7,8% nel 2018. L’ultimo dossier della Deutsche Bank parla perfino di un sorpasso tra tigri asiatiche, che porterà nel 2020 l’India a essere la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti e prima della Cina.

Il Kashmir come Hong Kong, con operazioni di repressione, servizi telefonici, comunicazioni e internet sospesi e i leader locali arrestati

I consumi interni, inoltre, si attestano attorno al 70,4% e grazie ad alcune misure ben mirate il paese natale di Gandhi ha il controllo dell’inflazione. Insomma, una locomotiva a tutta velocità, con le stesse problematiche interne della cugina Cina e con lo stesso problema di satelliti ribelli. Il Kashmir come Hong Kong, con operazioni di repressione, servizi telefonici, comunicazioni e internet sospesi e i leader locali arrestati. Inoltre, circa 20 mila turisti e pellegrini presenti nella regione sono stati fatti evacuare per un generico rischio di possibili attacchi terroristici, lasciando posto a schieramenti a tappeto di militari.

Con il conflitto alle porte, quindi, è arrivato il momento di fare il primo bilancio del governo Modi bis. Dopo le dimissioni di Rahul Gandhi - il Mahatma non c’entra: da giovane Indira sposò un attivista del Congress, Feroze Gandhi - è venuta meno una vera alternativa nel dibattito politico. Il Congress – il partito fondatore dell’India moderna - resta nelle mani di Sonia Gandhi, inerte alla nuova dimensione in cui sta scivolando l’India. L'approccio nazional-religioso hindu di Modi può cancellare tutti i progressi conquistati in questi anni da tecnologia e società, riportando l’India in un buco nero di povertà e violenze, moltiplicate per quel miliardo e 330mila di abitanti che Nuova Delhi può sbandierare.

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