Non solo luppolo
9 Agosto Ago 2019 0600 09 agosto 2019

La birra che crea lavoro: ogni giorno sei nuovi assunti nel settore

Dal 2015 al 2017 gli occupati nel settore della birra sono aumentati del 5% (+ 4mila unità). Questo significa che ogni giorno, nel settore, trovano lavoro almeno sei persone. I dati dell’Osservatorio Birra

BEER LINKIESTA
(Pixabay)

La birra fa bene al lavoro. Lo dicono gli ultimi dati dell’Osservatorio Birra, che svelano come in un Paese che stenta a creare nuova occupazione, l’industria della birra va invece in controtendenza. Dal 2015 al 2017 gli occupati sono aumentati del 5% (+ 4mila unità). Si tratta di un andamento che è più del doppio rispetto alla media nazionale (+2%). Questo significa che ogni giorno, nel settore della birra, trovano lavoro almeno sei persone.

Lo studio “Le (insospettabili) professioni della birra” è stato realizzato da Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti. Il campione intervistato rappresenta quasi7mila dipendenti di aziende distribuite lungo tutta la catena del valore: produttori di birra, operatori della fornitura di materie prime e di packaging, della logistica, della distribuzione all’ingrosso e al dettaglio e del mercato della ristorazione e bar.

E il settore è sempre più attrattivo, soprattutto per i giovani, che riconoscono nell’industria della birra un’opportunità professionale reale e concreta. E a conferma di questo ci sono i dati sull’anzianità dei dipendenti delle imprese della birra: il 50% delle persone è assunto da più di dieci anni e un altro 33% è in azienda da almeno cinque anni.

Il 50% delle persone è assunto da più di dieci anni e un altro 33% è in azienda da almeno cinque anni

Si tratta di un settore che nel senso comune viene percepito come tradizionale, ma in realtà è profondamente dinamico e innovativo. Offrendo nuove opportunità di fare impresa e nuovi posti di lavoro. Senza dimenticare i tre ingredienti essenziali per trasformare la passione per la birra in un mestiere, spiegano dall’Osservatorio: “Cultura di prodotto, formazione e specializzazione”.

Secondo i protagonisti della filiera, per trovare lavoro nel settore della birra bisogna, prima di tutto, conoscere bene il prodotto (18%) e la industry (5%). Molto richieste anche qualità manageriali (11%) e imprenditoriali (8%), oltre che di formazione del personale (14%). Tra le altre parole d’ordine, ci sono specializzazione (9%) e learning agility (8%).

Un settore che nel senso comune viene percepito come tradizionale, ma in realtà è profondamente dinamico e innovativo

La ricerca Althesys/Fondazione Birra Moretti ha identificato i profili, spesso altamente specializzati o innovativi, più strategici e ricercati della filiera della birra. Sono professionalità che partono dalle materie prime, progettazione e realizzazione del prodotto birra, fino agli ambiti legati a vendita e promozione. Tra i 15 profili, spesso altamente specializzati, più richiesti ci sono il mastro birrario, il tecnologo alimentare (della birra), l’Ingegnere chimico alimentare, il coordinatore sostenibilità, beer specialist, spillatore e sommelier della birra.

Quanto al futuro del settore, sono tre i macrotrend attesi. Il 41% degli intervistati ha posto l’accento sulla sostenibilità, un altro 32% sullo sviluppo di nuovi gusti e segmenti nel mercato, come le birre speciali, quelle artigianali e il trend healthy sarà centrale, il 18% su innovazione digitale e e-commerce.

L’85% delle imprese della filiera avverte l’esigenza di investire in formazione. E non potrebbe essere altrimenti in un comparto che vive d’innovazione e di specializzazione

Ma anche la formazione è un altro dei pilastri. L’85% delle imprese della filiera avverte l’esigenza di investire in formazione. E non potrebbe essere altrimenti in un comparto che vive d’innovazione e di specializzazione, e che sta cambiando velocemente, assecondando la crescita di cultura di prodotto da parte degli italiani. Si va da 6 a 20 ore annue di formazione per dipendente, a seconda delle dimensioni aziendali, con punte massime nelle medie imprese.

Ad oggi, l’offerta universitaria italiana si limita a pochi corsi della Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari, mentre all’estero ci sono invece molte Università e istituti tecnici che offrono percorsi di laurea, focalizzati sul settore, oltre a numerosi corsi professionalizzanti che toccano aspetti più manageriali del business e quelli legati alla valorizzazione del prodotto finale. Per colmare questo gap di specializzazione, tra domanda e offerta di lavoro, è nata l’Università della Birra a Milano, voluta da Heineken Italia, che si presenta come un approfondimento teorico e pratico sui fondamentali del mondo della birra. E anche il mercato del lavoro brinderà.

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