Ocean’s tales
9 Agosto Ago 2019 0600 09 agosto 2019

Perché se gli oceani si alzano è un problema enorme (e cosa dobbiamo fare a riguardo)

20mila anni fa il mare era 120 metri più basso rispetto ad oggi. Secondo l’IPCC, entro fine secolo potrebbe alzarsi di un altro metro. La scienza ci dice che l’innalzamento degli oceani non è un problema trascurabile per gli ecosistemi mondiali. Se lo faremo, tutti ne pagheremo le conseguenze

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Photo by Diogo Sousa on Unsplash

Come per molte altre variabili, anche il livello medio degli oceani nel corso della storia è variato. Ricostruzioni paleoclimatiche stimano che circa 20.000 anni fa, il livello medio marino fosse più o meno di 120 metri inferiore a quello attuale. Se guardassimo poi più indietro nel tempo, scopriremmo che fenomeni di innalzamento e abbassamento del livello del mare si sono ripetuti innumerevoli volte. Quindi, perché è importante preoccuparsene oggi?

A partire dalla rivoluzione industriale, la combustione di energie fossili come petrolio o metano ha aumentato la concentrazione di alcuni gas presenti naturalmente nella nostra atmosfera, responsabili del cosiddetto effetto serra. Tuttavia, nell’ultimo secolo l’incremento di queste emissioni ha ‘rinforzato’ questo effetto (i.e. effetto serra antropogenico), tanto che la concentrazione media di CO2 in aria è giunta a essere superiore a 400 parti per milione (cioè lo 0,04 %), mentre negli ultimi 950.000 anni, seppur soggetta a cicli naturali, non aveva mai superato i 290 ppm. Una delle conseguenze acclarate dell’incremento della concentrazione di CO2 (e di altri gas serra quali metano e vapore acqueo) negli ultimi 100 anni è stata il riscaldamento dell’atmosfera.

Allo stesso tempo, proprio perché il clima è un sistema complesso, altre evidenze oltre al riscaldamento dell’aria hanno iniziato a fare la loro comparsa. In questo senso si deve ricordare come il ruolo degli oceani sia stato a lungo sottostimato, mentre in realtà, la capacità termica del mare è, a parità di volume, quasi 1000 volte superiore a quella dell’atmosfera. In dettaglio, tra il 1993 e il 2010 il tasso medio di innalzamento del livello marino è stato di circa 3,2 mm/anno; di questi, più di 1 mm/anno è dovuto all’espansione termica dell’acqua, mentre almeno 0,5 mm/anno deriva dallo scioglimento delle distese degli strati di ghiaccio di Antartide e Groenlandia e quasi 1 mm/anno da quello dei loro ghiacciai. Entro la fine del secolo, le proiezioni IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per il sea level rise forniscono stime che variano tra i 0,3 e 1 m rispetto all’inizio del secolo.

oggi per la prima volta ci si confronta con una capacità diretta di modificare percorsi globali della biosfera, scoprendo di non essere attrezzati –in primis culturalmente – per questa sfida

Torniamo però alla nostra domanda iniziale: perché preoccuparci oggi dell’innalzamento del livello del mare? Due sono i motivi principali. Il primo fa riferimento alla crescente portata degli impatti: la popolazione mondiale è giunta a quasi 7 miliardi di persone colonizzando la totalità delle terre emerse, tre quarti delle megalopoli si affacciano sulla costa e circa il 50% degli abitanti mondiali vive entro i primi 60 km da essa. È chiaro quindi che modifiche rispetto alla ‘regolarità’ dei nostri oceani vadano ora a impattare un numero elevatissimo di esseri umani, con conseguenze ancora non del tutto immaginabili su versanti economici, produttivi e sociali.

Il secondo pertiene la nuova relazione tra uomo e natura. Al contrario di qualche decennio fa, oggi per la prima volta ci si confronta con una capacità diretta di modificare percorsi globali della biosfera, scoprendo di non essere attrezzati –in primis culturalmente – per questa sfida.

Per comprendere meglio il complesso legame esistente tra innalzamento del mare, altre variazioni al clima globale e gli effetti della tettonica locale sarebbe necessario investire in attività di ricerca scientifica e condividerne a livello globale i risultati. Una maggiore conoscenza è infatti l’unico percorso che possa consentire di realizzare piani di gestione economicamente e politicamente sostenibili nel tempo.

A cura di Sandro Carniel, Oceanografo

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