L’intervista
10 Agosto Ago 2019 0600 10 agosto 2019

Enzo Carra: “Mattarella può fermare Salvini? No, sono i partiti che si devono svegliare”

Parla Enzo Carra, giornalista e politico, storico esponente della Dc, della Margherita e del Pd: “L'Aventino del Pd e la strategia del pop corn hanno agevolato Salvini: ora le opposizioni devono rendergli la vita impossibile. Le istituzioni? Sono state lacerate”

Mattarella Europa Linkiesta

L’Italia a un passo dalla crisi politica potrebbe tranquillamente figurare tra le note di un bigliettino da visita della classe dirigente dei partiti nazionali. Un battesimo di fuoco che, al contrario dell’ortodosso, mette fine alla vita di una legislatura. Questa volta, tuttavia, è diversa. Un ibrido simile non si era mai visto: ministri che indossano la giacca da Presidente del Consiglio e dj che prestano cuffie e microfono per declamare l’epitaffio di un governo. Salvini&Co hanno impacchettato l’ennesimo capolavoro stilistico, meglio perfino dei più alti picchi della Seconda Repubblica. «Per il motus in fine velocior, noi siamo nell’ultima fase della Seconda Repubblica, nonostante quello che si dice, siamo ancora fermi al momento in cui Berlusconi è stato condannato. Sembrava la fine di un’era, quell’era che è stata riscattata nel marzo dello scorso anno. Pensavamo di aver visto tutto, l’epilogo di una fase brusca della nostra storia, in realtà la situazione attuale è figlia diretta di quel momento», spiega Enzo Carra, giornalista e politico italiano, storico esponente della Democrazia Cristiana, e poi della Margherita e infine del Partito Democratico.

Una fase inedita bussa alle porte di Palazzo Chigi. Mattarella e le opposizioni sono chiamati a scrivere una pagina fondamentale della Repubblica. I cittadini sono chiamati alla memoria. «Ho una grande paura che un’ascesa simile, dell’uomo del momento, oscuri i fantasmi del passato. Son questioni che riemergono con la parabola discendente. Nei prossimi giorni si deciderà quale pezzo dell’elettorato si staccherà o si unirà a quello di Salvini: tutto sta nell’opposizione che, per certi versi, deve fargliela pagare».

Enzo Carra, in cosa si contraddistingue il declino di questo governo?
Ci sono tratti che ricordano molto quelli del passato: della Prima e della Seconda Repubblica. La prima costatazione è il fatto che la caduta di un governo come questo deve essere considerata una buona notizia per gli italiani. Ci sono Paesi, come la Spagna e la stessa Italia in alcuni frangenti, in cui la privazione di un governo, soprattutto se è come quello attuale, potrebbe addirittura ridare fiato, facendo pensare magari a delle grandi strategie politiche.

Nell’aria c’è l’idea di semplificare le richieste di Salvini, ma le decisioni a priori sono fondamentali

Enzo Carra

Siamo all’interno di una reale crisi politica o si tratta dell’ennesimo bluff di Salvini?
Bisogna considerare che quello che le persone di buon senso interessate alla politica riescono a percepire e a capire di tutti questi ultimi fatti, è smentito in quanto si ha a che fare con un linguaggio e con uno spirito completamente distanti. Si può pensare che ci sia un’ennesima preparazione a uno show. A me pare, tuttavia, che questa volta si siano spinti un po’ troppo in là. È chiaro che bisogna vedere come il Movimento Cinque Stelle interpreterà, in quanto socio di maggioranza del contratto di governo, le decisioni assunte in solitaria da Salvini. Può darsi che facciano melina, ma è comunque difficile fare dei passi indietro. C’è poi la questione dell’investitura di Di Maio, se rimarrà tale. Il leader pentastellato si sta trascinando in una posizione di servilismo nei confronti di Salvini e gran parte dell’elettorato ha preso nota di ciò. Siamo dentro alla fase del chiarimento: non resta quindi che capire cosa, i due, intendono per chiarimento.

Si è mai verificata una situazione simile?
Il modo nel quale si sta sviluppando, non era mai successo prima. Un ministro dell’Interno, componente di un grande partito alla maggioranza, che decide tempi e modalità di una crisi, sicuramente è nuovo. Oltretutto, all’indomani dell’approvazione del decreto Sicurezza, avvenuto con la complicità del M5S, che tende a far scivolare sulla carica di Salvini alcune prerogative appannaggio del Presidente del Consiglio. Effettivamente le prossime 24 ore ci diranno se c’è una risposta autorevole, consapevole e seria da parte degli altri.

Che ruolo gioca in questo scenario il Presidente Mattarella?
Quello di Mattarella, dopo che Conte ha imposto la parlamentarizzazione della crisi, sarà un percorso in linea con la procedura costituzionale. Aver portato la questione a Mattarella di certo non semplifica l’iter. Nell’aria c’è l’idea di semplificare le richieste di Salvini, ma le decisioni a priori sono fondamentali. Quando riaprire le Camera? A quando spostare le elezioni? Le decisioni del Presidente saranno influenzate dal superamento per Salvini dei due grandi scogli principali: il dibattito elettorale e la tempistica di una crisi politica esaurita. Il suo ruolo supera le parti, e rispondendo al decreto Sicurezza ha lanciato al leader leghista due fendenti colmi di significato. Arbitro sì, ma della Costituzione.

Tutte le volte che Salvini ha giocato una partita l’ha vinta. L’elettorato finisce per dire “o con lui, o con chi?”. Ho una grande paura che un’ascesa simile, dell’uomo del momento, oscuri i fantasmi del passato

Enzo Carra

In sostanza dobbiamo abituarci all’idea di un governo a tinte esclusivamente leghiste…
Il colpo che ha battuto ieri sera Salvini è l’atto di un politico che capisce di avere di fronte la più grande e forse l’ultima chance di andare al governo con una grande maggioranza del centrodestra (Meloni e Toti) o da solo. Tutto questo deve avere un senso, ovvero quello elettorale: la figura di Salvini e delle Lega è talmente cresciuta che quest’ultimo è capo supremo di una maggioranza spaventosa.

L’opinione pubblica si dimenticherà anche dello scandalo russo e dei 49 milioni?
Tutte le volte che Salvini ha giocato una partita l’ha vinta. L’elettorato finisce per dire “o con lui, o con chi?”. Ho una grande paura che un’ascesa simile, dell’uomo del momento, oscuri i fantasmi del passato. Son questioni che riemergono con la parabola discendente. Nei prossimi giorni si deciderà quale pezzo dell’elettorato si staccherà o si unirà a quello di Salvini: tutto sta nell’opposizione che, per certi versi, deve fargliela pagare. Oppure se si decide di stare sull’Aventino, o con il pop corn, non c’è poi da stupirsi se i cittadini non vanno a votare o votano Lega.

C’è speranza di una resistenza da parte delle opposizioni?
In questo momento le opposizioni, hanno il loro – oltre a quello di Mattarella – compito più importante. Sarà proprio durante le consultazioni che dovranno far sentire la loro voce: se accettano il diktat è finita. Con le possibilità politiche e costituzionali, dovrebbero rendergli la strada più complicata e successivamente cercare un’intesa. Mattarella disporrà un mandato d’esplorazione a una persona di sua fiducia, che valuterà tra le altre cose l’obiettivo della manovra a fine anno, ma in sostanza più di tanto non può fare. Perché il giorno dopo, sono sicuro, Salvini chiederebbe a non so quale gruppo parlamentare l’impeachment.

Siamo arrivati al punto di fare dibattito politico da una console da dj sulla spiaggia. È in atto un tentativo di sovvertire le istituzioni?
Le istituzioni sono state ampiamente lacerate. Il Papeete è la metafora di quello che sta succedendo. Le istituzioni sono debolissime: i fatti del Metropol e dei fondi russi, per fare un esempio, sono state considerati dal Presidente del Senato dei pettegolezzi. In questo anno e mezzo è cambiato qualcosa: per il motus in fine velocior, noi siamo nell’ultima fase della Seconda Repubblica, nonostante quello che si dice, siamo ancora fermi al momento in cui Berlusconi è stato condannato. Sembrava la fine di un’era, quell’era che è stata riscattata nel marzo dello scorso anno. Pensavamo di aver visto tutto, l’epilogo di una fase brusca della nostra storia, in realtà la situazione attuale è figlia diretta di quel momento.

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