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10 Agosto Ago 2019 0651 10 agosto 2019

Dieci buoni motivi per rovinare la festa a Matteo Salvini con un governo Pd-Cinque Stelle

Siete davvero tutti convinti che per battere Salvini si debba fare esattamente quel che vuole lui? Eccovi dieci buoni motivi per cambiare idea. E per auspicare in un ribaltone che, quello sì, lo metterebbe davvero nei guai

Salvini Pd M5s Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Se non si va a votare Salvini va al 70%. Se si fa nascere un governo Pd-Cinque Stelle Salvini va all’80%. Se si fa la legge di bilancio al posto suo, Salvini va al 90%. Se si elegge Mario Draghi presidente della repubblica senza di lui, facciamo prima a incoronarlo sovrano assoluto, direttamente.

Va bene che siamo sessanta milioni di politologi, ultimamente, ma forse sarebbe meglio mettere un po’ a freno le iperboli. Soprattutto, sarebbe da riporre in soffitta questa Sindrome di Stoccolma che ci fa credere, da mesi ormai, che per battere Matteo Salvini si debba fare esattamente quel che vuole lui. In questo caso, andare subito alle elezioni senza passare dal via, senza nemmeno provare a cercare un accordo parlamentare, senza nemmeno provare a prefigurare un’alternativa al suo strapotere e alla sua capacità di dettare l’agenda.

Perché no, non è vero che se non si va al voto, se si trova un accordo parlamentare per far proseguire la legislatura, se si fa la legge di bilancio al posto suo, se la prima e la seconda forza politica uscite dalle elezioni del 2018 eleggono il prossimo Presidente della Repubblica si fa un regalo enorme al Capitano leghista. Al contrario - guarda un po’ - sarebbe tutto quel che Salvini auspica non accada.

Primo: perché non gli permetterebbe di capitalizzare il consenso. Che te ne fai del 34% dei consensi accreditati dai sondaggi se te ne devi stare all’opposizione fino al 2023?

Secondo: perché si vedrebbe smontare tutto quel che ha costruito in un anno, o quasi, a cominciare dai suoi amati quanto inutili decreti sicurezza, sarebbe smontato pezzo per pezzo.

Terzo: perché perderebbe la paternità di ogni successo di cui poteva bearsi, ad esempio l’ulteriore calo dei reati del 2018, o i prossimi arresti di mafiosi e camorristi.

Quarto: perché non avrebbe più la visibilità mediatica che ha oggi, e nemmeno l’informazione asservita - basti il Tg2 come esempio - che si è costruito attorno alla sua leadership e che riverbera ogni suo messaggio.

Quinto: perché si ritroverebbe a fare opposizione da solo, senza beneficare del secondo fronte che nella scorsa legislatura è stato letale ai governi Renzi-Gentiloni, impegnati ogni singolo giorno a difendersi su due fronti, a sinistra i Cinque Stelle e le minoranze interne, a destra la Lega.

Sarebbe da riporre in soffitta questa Sindrome di Stoccolma che ci fa credere, da mesi ormai, che per battere Matteo Salvini si debba fare esattamente quel che vuole lui

Sesto: perché in Europa non conterebbe davvero più nulla. Zero in Parlamento, nonostante lo straordinario successo alle elezioni europee. Zero in Commissione, dove andrebbe un esponente Cinque Stelle, o dem, o nessuno. Zero in Consiglio Europeo, dove andremmo coi rappresentanti e le istanze del Pd e dei Cinque Stelle.

Settimo: perché non toccherebbe palla sulle prossime nomine delle partecipate pubbliche, da Leonardo alle Poste. E non è roba da poco, nella microfisica del potere in Italia.

Ottavo: perché la Lega ha un disperato bisogno di soldi e gli imprenditori e le potenze estere tendono a finanziarti se sei al governo o se pensano tu ci vada, non se ti fai fregare come un bambino dell’asilo, aprendo una crisi per poi essere spedito all’opposizione.

Nono: perché la Lega non è un monolite, e soprattutto al Nord c’è chi ha storto il naso di fronte alla svolta sovranista. L’autonomia di Lombardia e Veneto poteva essere una buona contropartita, per far digerire la svolta nazionalista. Saltasse, già immaginiamo la faccia di Luca Zaia e dei leghisti lombardi.

Decimo: perché dall’opposizione non eleggi il Presidente della Repubblica, la carica più importante che c’è. E un Mario Draghi al Quirinale, piaccia o meno, è il nome perfetto per stroncare sul nascere ogni velleità autoritaria e antieuropeista del Capitano, anche dovesse vincere a man bassa le elezioni del 2023. Che poi, siete ancora sicuri le vincerebbe?

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