Quesiti linguistici
10 Agosto Ago 2019 0600 10 agosto 2019

Chi sono davvero i millennial? Risponde la Crusca

Fino al 2008-2009, il termine è usato soprattutto (se non esclusivamente) in riferimento alla nuova generazione di giovani statunitensi. Dal 2013, dopo le numerose ricerche effettuate negli Usa, il termine compare anche nell’italiano

Millennial Linkiesta
(Pixabay)

Da quando la parola millennial, a partire dagli Stati Uniti, si è diffusa ed è stata adottata come nome di una generazione, non soltanto in italiano ma in gran parte delle lingue europee (e non solo), i suoi usi nei contesti più vari hanno generato una certa confusione nell’identificarne il referente: a chi si applica questo nome-etichetta? Chi sono i millennial?

Stando ai dati di Google Trends – che mostrano in percentuali relative quante volte un certo argomento è stato oggetto di ricerche su Google – in Italia, dal 2103 in poi, molti si sono posti questa domanda. A partire dal 2013, infatti, la stringa “millennials chi sono” è stata ricercata su Google da un numero crescente di persone, sebbene a fasi alterne e con picchi d’interesse che verosimilmente corrispondono a momenti in cui i millennial sono stati oggetto di qualche indagine, articolo o dibattito che ha avuto particolare risonanza sui media.

In effetti, di questa generazione si è parlato e scritto molto. Si consideri indicativamente che una ricerca della forma “millennial” o “millennials” sulle pagine in italiano di Google restituisce oltre un milione di risultati, a fronte dei poco più di 150.000 risultati che si ottengono digitando la stringa “generazione X”, con cui è designata la generazione precedente.

Se poi si accede ai documenti in cui la forma millennial (o millennials) è attestata, non è raro imbattersi in usi non univoci del termine, che giustificano la domanda iniziale.

Per fare chiarezza sul referente di millennial occorre rifarsi ai criteri definitori adottati nel campo delle scienze sociali.

Sociologi e demografi sono concordi nel definire la generazione millennial, ovvero ‘del millennio’, come quella di chi è nato dopo il 1980 ed è entrato nella vita adulta nei primi quindici anni (circa) del nuovo millennio. Fanno dunque parte di questa generazione le persone nate negli anni Ottanta e Novanta del XX secolo.

Sul limite cronologico che definisce il confine iniziale della generazione gli esperti sono oggi ragionevolmente concordi, per cui i primi millennial sono i nati nel 1981-82. Meno univoca è la determinazione dell’anno di nascita degli ultimi millennial, i più giovani. In anni recenti, autorevoli istituti di ricerca, come il Pew Research Center negli Stati Uniti e l’Istat in Italia, hanno fissato la cesura fra i millennial e la generazione successivaalla metà degli anni ’90.

Le generazioni secondo il Pew Research Center (2018)

Molti ricercatori, tuttavia, estendono il confine della generazione millennial fino ai nati nel 2000 e, qualcuno, anche oltre (2004-2005).

Queste oscillazioni riguardano comunque il confine “ultimo” della generazione etichettata come millennial (quando/con chi termina la generazione), mentre non ci sono dubbi sul fatto che l’etichetta millennial sia stata pensata e adottata per indicare non chi è nato dal 2000 in poi, ma chi a partire quest’anno ha compiuto 18 anni. Risultano di conseguenzaimpropri gli usi in cui gli anni a ridosso del 2000 vengono considerati come anni di nascita dei primi millennial. Un esempio fra gli altri:

Nel discorso di fine anno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, li ha tirati direttamente in ballo: “Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica”. Già: per tanti ragazzi nati nel 1999, quelle del prossimo 4 marzo saranno le prime elezioni che li vedranno parte attiva. Almeno per quanto riguarda la formazione della Camera dei deputati, visto che per il Senato serve aver compiuto almeno 25 anni di età. Ma nel segreto dell’urna, come si orienteranno i millennials? (Giorgio Velardi, IL SONDAGGIO. La prima volta dei Millennials alle urne: Di Maio e Berlusconi piacciono più di Renzi, LANOTIZIAgiornale.it, 9/2/2018).

Bisogna dire che, per quanto evocativa e di successo, l’etichetta millennial generation ‘generazione del millennio’ è semanticamente ambigua. È evidente, infatti, che con questo nome si intende fare riferimento alla ‘prima generazione del nuovo (terzo) millennio’, ma non è altrettanto chiaro a chi in concreto si applichi questa definizione: considerando che le generazioni si identificano a partire dagli anni di nascita dei suoi appartenenti, è possibile – e per il senso comune perfino più immediato – associare al nome il significato specifico di ‘generazione nata con il nuovo millennio’ oltre che quello inteso di ‘prima generazione giunta a maturità nel nuovo millennio’.

La questione si chiarisce se si ci si confronta con il concetto di generazione così come definito e usato nelle scienze storico-sociali. Se è vero che da un punto di vista demografico “il concetto sta a indicare tutti coloro che entrano a far parte di una popolazione in un determinato periodo di tempo” è anche vero che, in termini più strettamente sociologici, i tratti che definiscono una generazione (orientamenti, atteggiamenti, comportamenti, stili di vita) si plasmano negli anni cruciali della formazione – in quanto vissuti in un determinato clima culturale, caratterizzato da particolari eventi storici – e si mantengono poi relativamente stabili con il progredire dell’età (cfr. Alessandro Cavalli, Generazioni, in Enciclopedia delle Scienze sociali, Treccani, 1994, da cui è tratta la citazione, e gli altri riferimenti bibliografici indicati alla fine del testo). Una generazione dunque acquista una propria identità collettiva negli anni ricettivi della formazione e la manifesta in tutto il suo potenziale innovativo quando i suoi componenti cominciano a entrare nell’età adulta e cominciano a compiere in autonomia le proprie scelte di vita nella sfera pubblica e privata. In quest’ottica diventa comprensibile il fatto che la designazione di millennial sia stata attribuita alla generazione che ha sperimentato l’ingresso nella vita adulta (e non la nascita) all’inizio del nuovo millennio.

Quanto alla storia della parola, millennial è un anglolatinismo piuttosto trasparente formato a partire dal nome latino millennium con l’aggiunta del suffisso -al,che in inglese serve a formare aggettivi.

Il significato dell’aggettivo è originariamente quello di ‘millenario’ inteso dapprima (a partire dal XVII sec.) nel senso religioso di ‘relativo a dottrine, speranze, credenze millenariste’ e poi (dal XIX sec.) nel senso più generale di ‘che dura mille anni o migliaia di anni’. Con l’avvicinarsi dell’anno 2000 millennial acquista anche il significato di ‘relativo o caratteristico degli ultimi anni del XX secolo e dei primi del XXI’ (cfr. OED). Nel 1991, infine, viene coniata l’espressione millennial generation ‘generazione del millennio’ e, contemporaneamente, l’aggettivo viene usato anche in forma sostantivata per designare ‘chi appartiene a questa generazione’. Secondo la letteratura di settore e secondo l’OED, le prime attestazioni della locuzione millennial generation e del sostantivo millennial sono da ricondurre ai sociologi e storici americani William Strauss e Neil Howe. I due studiosi usarono infatti, per la prima volta, queste denominazioni nel loro libro Generations. The History of America's Future, 1584 to 2069, pubblicato nel 1991 quando la generazione così designata era ancora “in nuce”, dal momento che i suoi membri erano sotto i 10 anni d’età. Gli stessi autori hanno poi continuato a monitorare questa generazione, pubblicando nel 2000 una monografia intitolata Millennial Rising. The Next Great Generation che ha rilanciato, inizialmente su scala nazionale, il termine millennial.

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