Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
crisi al buio
12 Agosto Ago 2019 0630 12 agosto 2019

Salvini ha fatto un grave errore, ma se Pd e Cinque Stelle non ne approfittano vincerà comunque

Il ministro dell’Interno ha fatto un errore clamoroso a pensare di poter andare a elezioni, e che Pd e Cinque Stelle non potessero coalizzarsi contro di lui. Ma se ora gli altri partiti non si uniscono contro la Lega, Salvini avrà vinto su tutti i tavoli. E saranno guai per il Paese

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Matteo Salvini ha fatto un errore. Non mortale, ma grave: ha forzato la mano per andare a elezioni anticipate convinto che mai Pd e Cinque Stelle avrebbero potuto allearsi per formare un governo alternativo a quello gialloverde, ed è stato spiazzato dalla risposta di Beppe Grillo e di Matteo Renzi, che hanno clamorosamente aperto all’ipotesi di un’alleanza.

Glielo concediamo, a Salvini: nemmeno il migliore tra gli sceneggiatori avrebbe potuto prevedere un doppio voltafaccia così clamoroso. Fu proprio Grillo, nel 2013, a irridere l’allora segretario del Pd Pierluigi Bersani, che gli offriva la possibilità di un primo, ancestrale, “governo del cambiamento”.

E fu proprio Renzi, solo un anno e mezzo fa, a bloccare la trattativa da lui stesso avallata per la nascita di un governo giallorosso, con una celebre intervista domenicale da Fabio Fazio. A tutto questo, aggiungiamo Luigi Di Maio che fino a ieri parlava del Pd come il “partito di Bibbiano”, i parlamentari dem che hanno votato con la Lega il "sì" alla Tav, e la posizione del segretario Pd Nicola Zingaretti, che ha sempre detto che in caso di crisi l’unica strada sarebbero state le elezioni.

Matteo Salvini ha fatto un errore, e potrebbe costargli caro, se le opposizioni decidessero di formare un governo senza di lui e spedirlo all’opposizione

Matteo Salvini ha fatto un errore, e potrebbe costargli caro, se le opposizioni decidessero di formare un governo senza di lui e spedirlo all’opposizione. Perché perderebbe tutta la visibilità mediatica accumulata in questi mesi. Perché non detterebbe più l’agenda su nulla. Perché, banalmente, dimostrerebbe al mondo di chi avrebbe potuto sostenerlo - dagli Usa alla Russia, da Confindustria ai piccoli artigiani - una debolezza strategica imbarazzante.

Aprire una crisi al buio, senza alcun motivo, e finire all’opposizione, rischiando di veder nascere l’unica alleanza politica in grado di batterlo. L’avesse fatto un segretario qualunque del Partito Democratico, le vignette con Tafazzi si sarebbero sprecate.

Matteo Salvini ha fatto un errore, ma sta già provando a rimediare. Nelle piazze, dove improvvisamente sta lasciando spazio ai suoi contestatori, nel tentativo di apparire come vittima dei facinorosi di sinistra, del popolo del No. E nel Palazzo, dove trama e stringe alleanze e fa quel che i suoi avversari hanno remore a fare, offrendo un ramoscello d’Ulivo a Berlusconi in vista delle prossime politiche, ma anche per evitare che da Forza Italia esca un gruppetto di responsabili che dia all’alleanza Pd-Cinque Stelle i numeri per governare. E già che c’è, aprendo anche a quei "grillini positivi" che ha conosciuto.

Di fatto, il Capitano si sta aprendo due nuove ulteriori possibilità di azione. La prima: portare i parlamentari dei Cinque Stelle - contrarissimi al voto - a ribellarsi contro l’ipotesi grillina di un’alleanza col Pd, per ricostituire l’alleanza gialloverde su nuove basi. Oppure - ma questa, lo ammettiamo, è ancora fantapolitica - provocare una scissione nei gruppi pentastellati per trovare quel 61 deputati e senatori necessari a formare un governo di centrodestra.

Matteo Salvini ha fatto un errore, ma se nessuno glielo farà pagare, è come se non l’avesse mai fatto. Anzi

Matteo Salvini ha fatto un errore, e l’errore più grande che potrebbero fare i suoi avversari è far finta che non lo sia, talmente subalterni da pensare che abbia sbagliato apposta. Che non voglia fare la legge di bilancio che gli darebbe la possibilità di andare allo scontro all’arma bianca contro la Commissione Europea, promettendo meno tasse per tutti al prezzo di un deficit al 3,5% del Pil. Che non voglia prendersi tutto e subito, per plasmare lo Stato in funzione della sua personalissima visione del potere, autoritaria e illiberale, mutuata da quelle di Viktor Orban, Vladimir Putin, Mateusz Morawiecki. Che non voglia eleggere un presidente della repubblica debole e amico, che avalli ogni sua forzatura in tal senso. Che non voglia coprirsi le spalle in vista di avvisi di garanzia prossimi venturi legati al caso Russiagate. Che non abbia capito che il momento è adesso, o mai più. Che oggi le elezioni le vince di sicuro, domani chissà.

Matteo Salvini ha fatto un errore, ma se nessuno glielo farà pagare, è come se non l’avesse mai fatto. Anzi.

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