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12 Agosto Ago 2019 0600 12 agosto 2019

Svegliati, Italia: il problema non è Salvini che vuole i pieni poteri, sei tu che glieli vuoi dare

Il vero pericolo, dietro alla richiesta di “pieni poteri” di Salvini, è un'opposizione in ordine sparso e senza idee, e una società civile che accetta ogni sopruso. È ora che ognuno faccia politicamente la sua parte per un risveglio civile

Salvini_Linkiesta

Con prontezza e approssimazione, commentatori e siti online si sono scatenati nell’accostare la richiesta di “pieni poteri” - lanciata da Matteo Salvini in uno dei suoi comizi da spiaggia - a richieste analoghe, avanzate a suo tempo da Benito Mussolini e Adolf Hitler. E’ utile tenere presente qualche differenza, se si vuole comprendere il perimetro delle inquietudini che sta vivendo il Paese. I pieni poteri invocati dai dittatori del passato, e in epoca recente, vennero ottenuti per decreto, senza consultare gli elettori, o inventandosi artifici istituzionali (Putin) o truccando le elezioni (Milosevic).

Nell’invocare pieni poteri, Salvini chiede un plebiscito elettorale, una maggioranza parlamentare così ampia (anche grazie al premio di maggioranza) da potersi permettere di fare a meno di compromessi, accordi con alleati e di ruote di scorta, ruolo cui sono oggi ridotti Forza Italia e Fratelli d’Italia, partiti grottescamente in contraddizione con il loro stesso nome : forza che non c’è, fratelli che in tante parti d’Italia diventano coltelli. Per ottenere questa maggioranza (che gli permetterebbe anche di condizionare l’elezione del prossimo presidente della Repubblica) Salvini sta cercando da mesi di dare scacco al Paese in quattro mosse strategiche:

- ossessiva campagna d’intossicazione dell’opinione pubblica sui temi sensibili dell’immigrazione e della sicurezza, secondo la tecnica globalizzata che è più facile spararle grosse che raccontare verità complesse.
- persuasione e condizionamento dei media, già direttamente o indirettamente responsabili della sua ascesa in quanto amplificatori, spesso acritici, di ogni sua parola e apparizione.
- svuotamento a suo vantaggio del centro destra e della destra moderata, il cui elettorato, pur essendo su alcuni temi (Europa, euro) in disaccordo, non trova migliori offerte elettorali in altri campi.
- demolizione dell’alleato di governo, svenduto (grazie anche al dilettantismo dei suoi rappresentanti) come un ostacolo permanente alla realizzazione di promesse e progetti, al punto di dovere votare il TAV con l’opposione di sinistra, dopo avere tuttavia firmato con l’alleato tutti i provvedimenti di questi mesi, compresa la retromarcia sui conti pubblici per tranquillizzare Bruxelles.

Alle mosse di Salvini si contrappone un’opposizione ancora in ordine sparso, incapace di mettere da parte diatribe interne per affrontare con la più ampia coalizione possibile un avversario comune

A queste quattro mosse - in sè legittime, anche perchè in politica e in campagna elettorale il problema non è essere sinceri, ma fingere bene di esserlo - si contrappone un’opposizione ancora in ordine sparso, incapace di mettere da parte diatribe interne per affrontare con la più ampia coalizione possibile un avversario comune. Un’opposizione che, salvo improvvisi rinascimenti, non riesce a rappresentare uomini e donne di qualsiasi ceto, gli italiani che in cuor loro non vorrebbero consegnare pieni poteri a un uomo solo, ma non possono impedirlo per....decreto. Questa parte del Paese (40? 50 per cento?) ancora non si capacita di come la conquista del potere da parte di Salvini stia avvenendo alla velocità della luce, con il raddoppio esponenziale dei voti e sull’onda dei sondaggi : una “marcia su Roma” in felpa, senza manganelli e olio di ricino, ma con le urne piene.

Può essere di consolazione riesumare la Storia per esorcizzare i sogni di Salvini, senza rendersi conto che la Storia non si ripete allo stesso modo: anzichè trovare antidoti a una marcia nelle piazze e nelle istituzioni che sta raggiungendo lo scopo senza bisogno di decreti e svolte autoritarie, basterebbe ragionare su che cosa Salvini se ne potrebbe fare di questo potere per rabbrividire. Cercherà di convertire in legge le norme repressive in materia di sicurezza e immigrazione, i temi che ha cavalcato in questi mesi. Poi andrà allo scontro con l’Europa sui temi della fiscalità, dello sforamento del debito, del controllo dell’immigrazione, delle frontiere, dei trattati internazionali, della moneta. Tutte cose messe sul tavolo con alterne fortune, ma ampiamente teorizzate dai suoi “esperti”. Vorrà concretizzare misure faro del suo programma - pensioni a quota cento, flat tax, autonomia - imponendo una marcia indietro sui provvedimenti più costosi (reddito di cittadinanza) concessi in precedenza ai grillini.

Il problema non è il potere che il “popolo sovrano” vorrà legittimamente dare a Salvini, nè le modalità con cui lui lo sta conquistando, ma l’attesa ancora vana di segni di risveglio dalla società civile

Difficile dire che cosa augurarsi di peggio. Che Salvini fallisca nonostante i pieni poteri (darà comunque la colpa a qualche potenza o congiura, dentro e fuori l’Europa) o che realizzi ciò che promette, portandoci allegramente fuori dall’Europa, nel mondo grigio delle protezioni autarchiche e della recessione permanente, il vero punto di contatto e di condivisione culturale con l’ex alleato grillino.

Se così stanno le cose, il problema non è il potere che il “popolo sovrano” vorrà legittimamente dare a Salvini, nè le modalità con cui lui lo sta conquistando, ma l’attesa ancora vana di segni di risveglio, dalla società civile al volontariatato, dagli intellettuali all’imprenditoria, dagli editori alle diverse categorie professionali, dal mondo dello spettacolo agli operatori turistici e culturali. Possibile che dobbiamo aspettare Richard Gere a Lampedusa? Conformismo, arrendevolezza, indifferenza della maggioranza, anzichè sogni e speranze, stanno consegnando al “bagnino” (copyright stampa tedesca) un Paese fondatore dell’Europa, un Paese che vive di esportazioni, turismo, industria manifatturiera, arte, un Paese con una storia di migrazioni, solidarietà, cultura dell’accoglienza, un Paese aperto, inclusivo, che ha saputo superare le stagioni terribili del terrorismo eversivo e mafioso, un Paese che ha fatto del suo stile di vita e del suo carattere amichevole e ospitale un “label” che il mondo ci invidia.

Un Paese che vorrebbe sottrarsi a questa china discendente, a questa mutazione antropologica fatta di rancori, cattivo gusto, disprezzo delle istituzioni, volgarità, xenofobia, razzismo, prepotenza, machismo : il pieno potere di sentimenti che appartengono - questi si - a una Storia terribile.

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