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17 Agosto Ago 2019 0600 17 agosto 2019

Il nuovo Afghanistan deve ancora nascere e nessuno sa in quale lingua si parlerà

Il Paese al momento riconosce due lingue ufficiali: il dari e il pashto. La seconda è quella parlata dai talebani che, con ogni probabilità, cercheranno di imporla al resto della popolazione. Con il rischio di ulteriori repressioni

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STR : AFP

Nel contesto della guerra afghana si tratta certo di una questione minore. Ma, dal punto di vista della storia, sarebbe senza dubbio una grande svolta. Se dalle trattative in corso a Doha con gli americani e le altre potenze della zona emergesse un governo afghano con al suo interno una componente di talebani, si porrebbe senza dubbio il problema della lingua ufficiale.

Finora ne sono riconosciute due: il pastho, lingua della popolazione pashto (appunto), che compone gran parte delle milizie talebane, e il dari, di origine persiana e parlata e capita dalla maggior parte della popolazione. Nel contesto di un Paese diviso per tribù ed etnie, è il dari che funziona come lingua franca, mentre il pashto appare di importanza secondaria. Il timore di molti è che, con il ritorno dei talebani, ricominci la battaglia contro il dari per imporre a tutta la popolazione il pastho.

Al momento, la cosa appare difficile. Come si scrive qui, il dari ha dalla sua l’autorevolezza che deriva dalla storia. Importato dall’impero persiano in tempi antichi, si è sempre distinto per la ricchezza dei testi e per l’importanza assunta nelle cancellerie e nella burocrazia. La sua forza emerge anche, appunto dalla lunga tradizione scritta che lo caratterizza: poeti, ma anche uomini di Stato. Il pastho, al contrario, era parlato dalle popolazioni montanare, per secoli rinchiuse nelle vallate, isolate dagli altri. È (era) di fatto una lingua orale, parlata, priva di testi scritti fino a quando i talebani non hanno istituito il loro governo sul Paese. È in quel momento che è cominciata una sorta di sostituzione culturale, con la riscrittura dei testi scolastici dal dari al pashto, e perfino delle insegne.

Risultato? Quasi nullo. Nonostante il dominio della politica sia da tempo nelle mani di popolazioni pastho, perfino gli amministratori hanno preferito, negli anni, utilizzare per il linguaggio ufficiale il dari. È più utile, è compreso da (quasi) tutta la popolazione afghana e può vantare una terminologia più precisa nel campo amministrativo. E sebbene l’autorità della Persia, ossia dell’Iran, sia da tempo in declino rispetto ai secoli passati, il rapporto che lega l’Afghanistan al dari è rimasto pressoché immutato.

Il timore è che il tentativo di riequilibrare la situazione tra le due lingue si accompagni a una repressione delle minoranze etniche del Paese. Non sarebbe una novità, visto che i massacri di tagiki, hazara e uzbeki da parte dei talebani sono ancora un ricordo vivo nella popolazione.

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