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17 Agosto Ago 2019 0600 17 agosto 2019

Birrifici agricoli: i cinque nomi che cambieranno il futuro della birra italiana

Contro la proliferazione delle finte bionde, e contro l’omologazione dei marchi mondiali, ecco le birre artigianali da seguire (con molto gusto) quest’estate

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L’estate è il momento di massimo consumo della birra. Ne facciamo tutti noi esperienza diretta nelle calde serate di questi mesi. D’altra parte, il mondo della birra conosce oggi in Italia un successo enorme e, accanto a questo, un profondo processo di trasformazione. Lo dimostra la nascita del Consorzio a tutela della vera birra artigianale made in Italy, nato nel giugno scorso per garantire l'origine delle materie prime, dal luppolo all'orzo e la lavorazione.

Uno strumento per valorizzare i birrifici agricoli italiani e per fermare la proliferazione delle finte bionde e l'omologazione dei grandi marchi mondiali. Il Consorzio è fondato e diretto da Teo Musso del birrificio agricolo Baladin, Marco Farchioni del Mastri Birrai Umbri, Giorgio Maso del dell'Altavia, Vito Pagnotta del Serro Croce e Giovanni Toffoli della Malteria Agroalimentare Sud.

Sono cinque nomi cruciali – alcuni già famosi come Teo Musso, ormai vera e propria icona della birra italiana – di cui sentiremo sempre più parlare e che contribuiranno a trasformare definitivamente il mondo delle birre italiane. L’obiettivo del Consorzio, infatti, con tanto di disciplinare, è la valorizzazione della filiera produttiva locale con la conseguente creazione di un rapporto più solido tra i piccoli produttori e i coltivatori di orzo, luppolo e altre materie prime complementari.

I birrifici vengono sostenuti nel reperimento di materia prima italiana da filiera tracciata e garantita, con gli associati che si impegnano a utilizzarne almeno il 51%. Si tratta, tra l'altro, di un'opportunità per l'agricoltura con il recupero anche di aree dismesse in fasce marginali.

Il disciplinare si basa sulla definizione di “Birra Artigianale” stabilita dalla legge del 2016 che indica i tre criteri da rispettare: indipendenza del birrificio, limite di produzione stabilita in un massimo di 200 mila ettolitri l'anno e integrità del prodotto senza processi di pastorizzazione o di microfiltrazione. Sul fronte dei consumi il Consorzio punta a una maggiore trasparenza dei menu nei ristoranti, pizzerie, bar o pub, dove troppo spesso sotto la denominazione di birre artigianali vengono offerti marchi che non lo sono, magari prodotti da colossi del settore. Alla denominazione di “Birra Artigianale”, infine, viene integrata anche l'indicazione "da filiera agricola Italiana".

Vito Pagnotta - Serro Croce

“Questi siamo noi: contadini prima che birrai. Persone che amano con i piedi – e le zappe – saldamente ancorati a terra, in tutti i sensi”. Ecco il motto di Serro Croce, il birrificio che Vito Pagnotta ha letteralmente inventato nell’avellinese. Orgogliosa delle origini contadine, l’azienda agricola di Vito Pagnotta è specializzata nella coltivazione di cereali (orzo e grano) e nella loro trasformazione. Produce e vende birra da filiera agricola italiana. La filosofia dell’azienda è semplice: amare e rispettare la propria terra, coltivarla e valorizzarne i frutti, conservare i valori ed essere sempre più convinti che nel buon sapore dei frutti siano custodite le radici dei luoghi. La birra non è filtrata, né pastorizzata, ma rifermentata e affinata in bottiglia. Una birra che, lavorata secondo le tradizionali tecniche, conserva i principi nutrizionali, gli aromi primari e secondari, il risultato è l’armonia tra un profumo denso e un gusto pulito. La storia di un territorio – l’Irpinia - trasformata in gusto e purezza.

Giorgio Maso - Altavia

Un cinghialetto simpatico, poggiato a fatica su un boccale di birra. È il logo disegnato dell'agribirrificio Altavia, il primo birrificio agricolo ligure, che ha sede al Sassello. Nel cuore dell’Appennino ligure, tra Liguria e Piemonte, il comune è famoso soprattutto per le sue eccellenze gastronomiche.

Nato nell’estate 2016, il birrificio nasce grazie all’iniziativa di Giorgio Maso, mastro birraio, Marco Lima, che si occupa della parte commerciale e Emanuele Olivieri, agronomo. Insieme hanno recuperato un castagneto, stalle e terreni abbandonati, e hanno cominciato a coltivare gli ingredienti per le loro birre (orzo in primis, ma anche luppolo) e a produrre il miele. Le birre sono in stile, precise, pulite ed appaganti.

Giovanni Toffoli - Malteria Agroalimentare Sud

La Basilicata detiene un primato: da ben prima che diventasse di moda, a Melfi, nel cuore del distretto industriale noto per l’automotive e la presenza di altri grandi marchi, Agroalimentare Sud punta su tracciabilità e filiera a basso chilometraggio, contratti di coltivazione sostenibili e favorevoli sia per l’impresa che per le aziende agricole. Nata nel 1982, l’Agroalimentare Sud fornisce i grandi gruppi (e non solo) di birre imponendo tracciabilità e filiera corta. Nello stabilimento di San Nicola di Melfi l’orzo viene trasformato in malto da birra, apprezzato dalle multinazionali della birra del calibro di Heineken (una delle “regionali” della Moretti, la “Lucana” appunto, è prodotta con malto 100% autoctono), Carlsberg e Peroni. A Melfi, inoltre, sono coltivati a orzo anche i 130 ettari che conferiscono a Baladin: in una delle birre (la Nazionale) del marchio cult, campione assoluto e antesignano delle artigianali con export in tutto il mondo, sono al 100% lucani il malto pils e l’orzo (qualità distico) utilizzati.

Nella filosofia di Agroalimentare Sud il brand planetario sta accanto al piccolo produttore di nicchia e attento alla cosiddetta “filiera corta”. Lo stabilimento lucano trasforma esclusivamente l'orzo prodotto da oltre 2000 aziende agricole centro-meridionali con le quali l'Agroalimentare Sud ha realizzato forme di integrazione verticale di filiera attraverso la stipula di "contratti di coltivazione" che offrono vantaggi reciproci a entrambe le parti.

Marco Farchioni - Mastri Birrai Umbri

Dopo olio, vino e farina il ciclo produttivo di Farchioni, storica azienda umbra di Gualdo Cattaneo (Perugia), si è arricchito da alcuni anni con la birra. Il marchio “Mastri Birrai Umbri” è distribuito nel circuito delle enoteche della Gdo. La grande novità del progetto, iniziato nel 2011, è la recente apertura di un birrificio con malteria. Lo stabilimento, che ha l’obiettivo di realizzare un prodotto 100% made in Italy, ha una capacità di produzione di 70 ettolitri per ogni produzione di birra, ma si attesta per ora intorno ai 25mila ettolitri l’anno. Le birre sono prodotte con orzi di varietà: Grace, Sunshine, Planet.

La linea di produzione prevede due linee di riferimento: Cotta e Cotta Speciale. Un prodotto autenticamente artigianale, non filtrato e pastorizzato. Con la malteria si completa la filiera: coltivazione dell’orzo, trasformazione in malto e produzione di birra. Tutto in Umbria.

Le birre sono nominate con il numero distintivo della ricetta di origine sperimentata dal mastro birraio: 21, 74, 37, 68 e 50. In aggiunta esiste una serie di birre particolarmente complesse, inserite in un packaging elegante e di grande impatto: la Cotta Speciale, che si propone al mercato Horeca e ai pub specializzati.

Teo Musso - Baladin

Baladin è un birrificio agricolo dal primo gennaio 2012. Teo Musso è la figura – ormai mitica - che ha inventato un modo nuovo di fare il birraio in Italia. Lo scopo principale della sua attività era la realizzazione dell’intero ciclo di produzione delle proprie birre partendo, ovviamente, dalla terra e dalle materie prime. L’obiettivo finale, perseguibile attraverso la produzione e vendita delle birre Baladin, è di sostenere completamente questo ciclo.

Nel 2006 nasce il concetto di “Filiera Moralmente Controllata” con una sperimentazione di coltura di cereali (orzo distico primaverile) in 4 ettari, a Piozzo, piccolo paese nelle Langhe, in provincia di Cuneo. Dal 2007 in poi vengono aggiunti ai 4 ettari piemontesi 10 ettari in Basilicata (regione scelta per le caratteristiche del terreno e climatiche) che diventano 25 nel 2009 e 68 nel 2011. Oggi, aggiungendo le coltivazioni nelle Marche, si coltivano, in totale, oltre 400 ettari dedicati all’orzo distico primaverile selezionato per la produzione della birra. L’orzo prodotto viene maltato dalla malteria indipendente Agroalimentare Sud di Melfi. La stessa attenzione riguarda la filiera del luppolo e dell’acqua.

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