Quesiti linguistici
17 Agosto Ago 2019 0600 17 agosto 2019

Si può dire “ebbimo”? Risponde la Crusca

Inutile rifarsi al latino. Dire o scrivere “ebbimo” qualificherebbe come poco istruito il parlante e lo scrivente di oggi. Ecco perché

Ebbimo Linkiesta
(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Nei passati remoti dei verbi cosiddetti forti si ha un'alternanza tra le forme di prima, terza e sesta persona, accentate sulla radice, o rizotoniche (èbbi, èbbe, èbbero), e le forme di seconda, quarta e quinta, accentate sulla desinenza, o rizoatone (avésti, avémmo, avéste). Si tratta di un equilibrio instabile e come tale esposto a spinte livellatrici da parte della serie di impiego relativamente più frequente, quella rizotonica. Si tenga anche conto che l'uso del passato remoto è raro nell'italiano contemporaneo e, nella lingua parlata di vaste aree (tutto il Settentrione, ma anche parte dell'Italia centrale, a partire da Roma), è abitualmente sostituito dal passato prossimo: questo rende più precaria la tenuta delle forme tradizionali.

Sono tipi ben noti sia ai dialetti (G. Rohlfs, nella sua Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi, 1967-1970, § 584, cita un àppimu a Mascalucia, in Sicilia), sia alla tradizione letteraria. Come ha osservato Pier Vincenzo Mengaldo, L'epistolario di Nievo, Bologna, Il Mulino, 1987, pp. 73-74, si tratta di forme “frequenti nella scripta ottocentesca non solo settentrionale”.

Agli esempi di Nievo e del giovane Verga, citati o richiamati da Mengaldo, potremmo aggiungerne altri ricavati dagli archivi elettronici, relativi anche al Settecento e in un caso (Tesauro) al Seicento: Baretti, Bettinelli, Pietro Verri, Cuoco, D'Azeglio, Camillo Boito, D'Annunzio (Notturno), tutti per ebbimo; e ancora: Dossi e Svevo (seppimo), dissimo (Tommaseo prosatore), vidimo (Tesauro, Giannone, Tommaseo, Dossi). Del resto, anche nella letteratura del secondo Novecento il tipo ebbimo non è raro. Nel corpus di cento romanzi italiani allestito da Tullio De Mauro nel 2007 (Primo tesoro della lingua letteraria italiana del Novecento, Torino, UTET-Fondazione Bellonci) ricorrono 8 esempi, dal 1947 al 1976, in autori di varia provenienza regionale: Flaiano, Comisso, Chiara, Campanile, Cialente, contro 27 occorrenze complessive di avemmo, dal 1951 al 2001.

Non dobbiamo lasciarci ingannare dalle corrispondenti forme latine habuĭmus, dixĭmus, vidĭmus, che in realtà non hanno avuto continuazione diretta; sono ebbi, ebbe, ebbero, e così dissi, vidi ecc., che hanno modellato su di sé la quarta persona.

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