per chi resta a terra
19 Agosto Ago 2019 0600 19 agosto 2019

Aeroporti aperti: perché è il momento di trasformarli anche in punti di ritrovo per chi non vuole volare

In alcuni Paesi lo fanno già. In altri si sta andando in quella direzione. Con tutti i ristoranti e le attività che offre un aeroporto, il numero di visitatori che non ha intenzione di prendere un aereo è in crescita. E alcune strutture si preparano ad accoglierli

Departure Gate At Changi Airport, Singapore Panoramio
da Wikimedia

I negozi ci sono, i ristoranti anche. Spesso anche cinema e altri tipi di intrattenimento. Insomma, perché non trasformare gli aeroporti in luoghi in cui può passare il tempo e divertirsi anche chi non deve prendere l’aereo?

Succede già al Changi Airport di Singapore, per esempio. Ha aperto ai cosiddetti “turisti del terminal” e ha addirittura inaugurato una attrazione apposta per loro, il Jewel. Si tratta di un complesso di dieci piani in cui si possono trovare, tra 280 negozi e ristoranti, un cinema, un hotel e vari supermercati, anche una cascata gigante e un bosco interno. Fuori dal percorso della zona di sicurezza (quindi nessuno può infilarsi in aeroporto attraverso questa struttura), è pronto ad accogliere almeno 50 milioni di persone ogni anno, due terzi dei quali – secondo le stime – saranno proprio residenti di Singapore.

Ma anche negli Stati Uniti ci sono iniziative simili. A Pittsburgh, per esempio. E a Tampa. Qui le dimensioni sono contenute (bisogna fare domanda in anticipo per entrare) ma in compenso il visitatore può girare ovunque, dai gate delle partenze fino al tetto. Generando forse un po’ di confusione. Un’iniziativa vista con simpatia anche a Seattle, Atlanta, Detroit e ad Austin. Perché no, si chiedono.

Del resto, dedicare spazi ai passeggeri che aspettano la coincidenza è cosa buona e giusta. Alcuni propongono visite ai musei, addirittura bagni termali, campi da gioco per bambini e bei ristoranti di alto livello dove mangiare. Perché non aprirli anche a chi non ha nessuna intenzione di partire?

In Europa ci si adegua. All’aeroporto di Amsterdam c’è una succursale del Rijksmuseum, a Zurigo, Bruxelles e Düsseldorf sono state creare delle aree apposta per i planespotter, cioè quelli che, come passatempo, vanno a vedere gli aerei che partono e atterrano (versione ingegneristica, si può dire, dell’umarell che guarda i cantieri).

Più persone significherà anche più confusione. Ma anche più pressione per rendere i controlli più tecnologici e veloci. Secondo questo paper del World Economic Forum, i cellulari e i dati biometriic diventeranno sempre più centrali nel processo di controllo degli aeroporti. Sarà il prezzo (o il vantaggio?) di una vita e di una società sempre più sorvegliate.

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