Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
Governo giallo, rosso e verde
19 Agosto Ago 2019 0600 19 agosto 2019

Ecco perché un governo Pd-M5S potrebbe rilanciare la lotta contro il cambiamento climatico

L’azione per il clima può diventare così il collante politico di una nuova maggioranza, rilanciare l’economia e mettere in sicurezza territorio e infrastrutture di fronte agli impatti crescenti del cambiamento climatico. Ma non sarà una passeggiata

Cambiamento Climatico_Linkiesta
FILIPPO MONTEFORTE / AFP

Lo scenario, tutto da costruire, di un governo di legislatura che possa governare fino al 2022 apre orizzonti nuovi per rilanciare il ruolo internazionale dell’Italia e uscire dall’isolamento. Voci importanti all’interno del PD, come Walter Veltroni, Graziano Delrio ed Ermete Realacci, hanno già evidenziato come la transizione ecologica può fare da colonna portante di un governo di legislatura a guida M5S-PD. Ma anche da volano per una leadership al femminile, guidata da chi in questi anni ha portato avanti in Parlamento questi temi, dalla deputata e capogruppo del PD in Commissione Ambiente, Chiara Braga, alla deputata di LeU, Rossella Muroni. L’azione per il clima può diventare così il collante politico di una nuova maggioranza, rilanciare l’economia e mettere in sicurezza territorio e infrastrutture di fronte agli impatti crescenti del cambiamento climatico. Ma occorre prestare molta attenzione a come questa transizione verrà realizzata perché non sarà una passeggiata. Ad esempio, le trasformazioni nei settori tradizionali dell’auto, dell’industria pesante e dell’energia avranno conseguenze importanti sui lavoratori che dipendono da essi. Occorrerà perciò un approccio di sistema e politiche di mitigazione degli effetti collaterali per garantire una transizione giusta. Fallire significherebbe spianare la strada agli attacchi della destra e di un pensiero economico che cavalca una falsa idea di sviluppo “del sì” che non rispetta i limiti ecologici dello sviluppo sostenibile.

Occorre inoltre un approccio nuovo alla fonte fossile regina in Italia – il gas fossile – che è il maggior responsabile di emissioni di CO2 clima-alteranti nel settore elettrico e del riscaldamento. Su questo sta lavorando bene il Senatore del M5S Gianni Girotto mentre il PD deve rivedere e aggiornare la sua posizione. La nuova realtà è che grazie alla disponibilità di tecnologie pulite, intelligenti e competitive siamo arrivati oggi alla fine del ponte che il gas offriva come “combustibile di transizione”. Le infrastrutture a gas esistenti sono infatti sufficienti a garantire la sicurezza del sistema e uscire dal carbone, a patto però di cambiare le regole di mercato, i permessi e aumentare gli investimenti in efficienza energetica, reti elettriche e tecnologie a zero emissioni. Oggi è principalmente una questione di volontà politica, non tecnica o economica.

il 2021 sarà l’anno della Presidenza italiana del G20

Ma c’è di più. Gli incontri e le decisioni internazionali dei prossimi due anni saranno decisivi per affrontare la crisi climatica, rilanciare la credibilità del paese e difendere la sicurezza e il benessere degli italiani. Si parte il 23 settembre a New York con il Vertice straordinario sul clima delle Nazioni Uniti (preceduto il 20 settembre dal prossimo sciopero globale per il clima, motivo della traversata atlantica a zero emissioni di Greta Thunberg). I paesi sono chiamati ad annunciare azioni concrete per l’implementazione dell’Accordo di Parigi. La seconda tappa importante sarà la Conferenza annuale del clima delle Nazioni Unite a fine 2020, ovvero la COP26 che, a meno di sorprese all’ultimo minuto, si terrà in Scozia a Glasgow sotto Presidenza britannica. All’Italia, che ha siglato un accordo di partenariato con il Regno Unito, spetterà un ruolo chiave nella preparazione degli eventi preparatori, compreso un evento speciale dedicato ai giovani. Alla COP26 i paesi sono chiamati a dichiarare impegni nazionali di riduzione delle emissioni più stringenti rispetto a quelli dichiarati alla COP21 di Parigi nel 2015: in gioco vi è la credibilità della cooperazione internazionale e la fiducia nei Governi di guidare la transizione in modo adeguato.

Infine, il 2021 sarà l’anno della Presidenza italiana del G20. In uno scenario in cui i Democratici riconquistano la Casa Bianca nel novembre 2020, il G20 dell’anno successivo può segnare il rilancio dell’azione multilaterale e una nuova stagione di riforme e regole globali condivise. Il successo dei prossimi anni dipenderà in buona parte dalla capacità dell’Europa, idealmente affiancata da una nuova Casa Bianca, di trovare un accordo con i grandi paesi asiatici, Cina in primis, per accelerare il passaggio da un modello di sviluppo fossile a uno sostenibile. La sicurezza globale, gli interessi economici e le strutture di potere saranno legate in gran parte a queste dinamiche. L’Italia si troverà così al centro di processi e decisioni sulle più grandi questioni geopolitiche del nostro tempo.

La politica italiana avrebbe disperatamente bisogno è una visione-narrazione di futuro incentrata sulla trasformazione ecologica giusta della società che possa ispirare, entusiasmare e mobilitare una larga fetta di popolazione, giovanile ma non solo, che al momento non si sente rappresentata

La costruzione di una leadership internazionale credibile comincia con l’azione domestica. L’Accordo di Parigi prevede che ciascun paese presenti nel 2020 una strategia nazionale di lungo periodo (a cui il Governo sta lavorando in maniera piuttosto opaca): questa dovrà puntare senza dubbio a raggiungere la neutralità delle emissioni (cioè zero emissioni nette) ben entro il 2050. Analogamente questo sarà quello che dobbiamo richiedere e realizzare in Europa. Sarà vitale inoltre battersi per un incremento dell’obiettivo europeo al 2030 – che rappresenterà l’offerta con cui l’Europa si presenterà al mondo alla COP26 – puntando a una riduzione delle emissioni europee di almeno il 55% (idealmente del 60%) rispetto al 1990. Per raggiungere questi obiettivi ambizioni sarà necessario dedicare gran parte del budget europeo all’azione per il clima, approvare a settembre la nuova politica di prestito proposta dalla Banca europea per gli investimenti, che esclude i combustibili fossili, e rivedere le regole di austerità per permettere la mobilitazione di investimenti green che non dovranno pesare sul bilancio nazionale.

Quello di cui la politica italiana avrebbe disperatamente bisogno è una visione-narrazione di futuro incentrata sulla trasformazione ecologica giusta della società che possa ispirare, entusiasmare e mobilitare una larga fetta di popolazione, giovanile ma non solo, che al momento non si sente rappresentata. Considerare “ambiente” semplicemente una categoria necessaria ma isolata dal resto non è più sufficiente. L’azione per il clima è strettamente legata a tutte le sfide di fronte a noi, dallo sviluppo alla sicurezza, dalla sanità all’istruzione, dalla migrazione al commercio, e deve diventare una chiave di lettura dominante. Ma è anche l’alternativa politica più efficace e popolare per rispondere al sovranismo.

Da un lato – come emerge dai rapporti tra la Lega e la Russia di Putin – c’è un forte legame tra l’economia dei combustibili fossili, la corruzione e il finanziamento di movimenti autoritari e illiberali. Dall’altro i sovranisti non hanno alcuna risposta al problema del cambiamento climatico, se non negandolo. L’idea sovranista di ridurre al minimo la cooperazione internazionale e del “che vinca il più forte” può solo portare a maggiore conflittualità e insicurezza. Con la Lega al governo l’Italia è destinata a essere rilegata, nella migliore delle ipotesi, all’irrilevanza internazionale e al declino economico perchè lasciata indietro nella corsa tecnologica per il clima. Al peggio, l’Italia rischia di trasformarsi in uno stato canaglia al servizio della Russia di Putin e altre forze regressiste a trazione fossile che attivamente cerca di deragliare l’azione per il clima dall’interno delle istituzioni, siano essi l’Unione Europea – finché ne faremo parte – o gli accordi internazionali delle Nazioni Unite sul modello di Trump. Un’alternativa è possibile ma per costruirla occorre una nuova politica capace di elevare la lotta al cambiamento climatico a visione trainante e priorità d’azione non solo della politica domestica ma anche della politica estera.

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