Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
Manifesto giallorosso
19 Agosto Ago 2019 0600 19 agosto 2019

“Pidioti” e “grullini” smettete di farvi la guerra. Ora è il momento di battere Salvini

Per cacciare dal Viminale il leader della Lega potrebbe essere cosa buona, giusta e opportuna perfino l’idea di un governo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Le offese dei grillini ai dem per ora sono stati congelate in attesa di sapere che fine farà il governo

Beppe Grillo_Linkiesta

Quando eravamo pidioti… Pensandoci bene, potrebbe essere il titolo di un kolossal sulla nostalgia politica: smarrimento e dubbi. Già, quando eravamo pidioti la terra era ancora piatta, le certezze copernicane non più intatte fra noi, allora però sapevamo perfino che, d’improvviso, o magari a lento rilascio, nelle dinamiche della genetica politica, anche molto per demerito della sinistra, era germinato una sorta di baccellone minaccioso prossimo a ciò che appare ne “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel; una sostanza difficile da definire con esattezza ideologica, un ircocervo direbbero i colti, i “professoroni”, i “buonisti”, i laureati, sadicamente sicuri di non essere compresi dagli statisti improvvisati, passati, metti, da un lavoro di addetti di laboratorio d’analisi cliniche, le provette di urine fra le mani, a parlamentari, sottosegretari, e proprio sotto la buona stella ormai forse cometa del MoVimento miracoloso o dei miracolati, Luigi Di Maio in primis. Tutti lì a simboleggiare comunque il nuovo, o comunque l’accesso in luoghi altrimenti impenetrabili da parte di un ceto improbabile, talvolta perfino creature provenienti dall’alto sottoproletariato che ancora sente risuonare dentro di sé un umanissimo «... cazzo, chi me l'avrebbe detto?». Una formazione, almeno agli esordi, ludico-politica, dove tutto sembrava agitarsi come dentro un grande girmi fieristico, un dispositivo affidato ora alla cura di Casaleggio padre ora all’estro di Beppe Brillo, il comico. Il risultato? Una centrifuga che metteva insieme sia rifiuto dell’alta velocità, la cosiddetta TAV, sia difesa dell’acqua pubblica, tra comunitarismo e pensiero giacobino al gazebo dell’Onestà, dell'Honestà, secondo altri. Con il condottiero, Grillo, apparentemente, almeno agli esordi, invincibile sul canotto a solcare la folla bolognese di piazza Maggiore, oppure infine pronto ad attraversare a nuoto lo Stretto di Messina, come già Garibaldi sbarcato a Marsala con i Mille dalle camicie rosse.

Quando eravamo pidioti - perfino noi che, in verità, mai lo fummo - avevamo tuttavia la certezza di sentire l'acre disprezzo puntuto di chi è pronto ad attribuirti ogni genere di crimine, compresa la colpa ritenere necessari i vaccini e ad affermare la rotondità della Terra... Quando eravamo pidioti avevamo ancora la certezza di meritare ogni insulto dai nuovi arrivati, ben di più di un Veltroni e un D’Alema, le cui foto da ragazzi finirono sulla prima pagina di “il manifesto”, così il giorno in cui affermarono di non esser mai stati comunisti, e soprattutto sotto l’esemplare titolo “Facevamo schifo!” Quando eravamo pidioti, conquistavamo ogni genere di sputo in volto nelle trincee e nei chiringuiti dei social, vedendo così cessare ogni dialettica minima propria della prassi politica quotidiana. Sia del governo sia del suo opposto. Già, se solo avessimo provato a dire, che so, “convergenze parallele” o “concertazione”, subito quegli altri, i grillini, ci avrebbero sbattuti contro un muro irto di cocci di bottiglia, e le nostre parole, per dirla ancora con Grillo, abbattute una dopo l’altra a colpi di apriscatole.

Lo stato dell’impresa pentastellata, dopo l’abbraccio e il bacio mortale con lingua a Salvini, è interamente riassunto in un meme che circola in rete - una lattina di tonno rimasta tragicamente chiusa, la linguetta spezzata lì accanto

Ora che lo stato dell’impresa pentastellata, dopo l’abbraccio e il bacio mortale con lingua a Salvini, è interamente riassunto in un meme che circola in rete - una lattina di tonno rimasta tragicamente chiusa, la linguetta spezzata lì accanto, autobiografia visiva di un’incapacità conclamata, perseguita, segnata – ora che i grillini sono declinanti, sarebbe da infami mettersi lì a fare i conti in tasca allo smarrimento dei volenterosi Di Maio, Di Battista, Taverna, Fico, e d’ogni altro miracolato dei già meetup. Quando eravamo pidioti era tutta un’altra cosa, e ora che temiamo di non esserlo più, ora che dalla tastiera grillina, accanto all’“In alto i cuori” e al “Vinciamo noi”, quel complimento crudele sembra essere, se non svanito, certamente messo in frigo, cessato ogni orgoglio per rispondere alle offese, subentra inevitabilmente uno stato di tribolazione, la sensazione, perché no, di una possibile coabitazione, di un nuovo contratto di governo. Intendiamoci, e perdonate la prosaicità, ma per battere il razzista, di più, il “nazista” Salvini - è stato il papa a bollarlo pubblicamente così, lo si sappia - potrebbe essere cosa buona, giusta e opportuna allearsi perfino con i peggiori canari, esatto, perfino l’idea di un governo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle, ora che non è più ben chiaro quanto noi si sia pidioti o peggio ancora, potrebbe essere praticabile, perfino rimangiandosi le parole ingenerose dedicate inizialmente all’amorfo devoto di Padre Pio, Giuseppe Conte, uomo talvolta perfino inconsapevole del proprio ruolo.

Resta tuttavia che quando eravamo pidioti, anche nei momenti di peggiore afasia, sapevamo di appartenere compiutamente a una possibile opposizione, o comunque destinati a rifarci le ossa sui banchi opposti a quelli del governo, e ancora, sempre quando eravamo pidioti, avevamo modo di domandarci come fosse mai stato possibile per i 5 stelle votare a capo chino, tolto qualche gentiluomo che ha perfino ne ha lasciato il gruppo parlamentare - vedi il comandante Gregorio De Falco – perfino i più infami decreti dedicati alla sicurezza, roba che sembra mostrare la faccia di Salvini in dissolvenza incrociata con il ghigno di un Orbàn, un Erdogan. Quando eravamo pidioti potevamo porre tutte queste domande sia a Luigi sia ai suoi colleghi non meno miracolati, quando eravamo pidioti potevamo perfino interrogarci su quanto abbia fatto comodo alla Casaleggio Associati avere dei propri uomini al governo, di più, penetrati in ciò che Pietro Nenni nel 1962, lo stesso anno dell’uscita di “Il sorpasso” con Vittorio Gassman-Bruno Cortona, definiva “la stanza dei bottoni”. Citazione cinematografica non peregrina. Ora che non siamo più pidioti dobbiamo comunque ringraziare i grillini per non averci più lasciati soli, benché coabitino ancora insieme al governo con la Lega, negli attacchi da rivolgere a Salvini, ma anche nel ricordo pregresso dell’incubo in streaming tra Bersani e tal Crimi.

Basterà immaginare Salvini, piffero di montagna ormai, lui andò per suonare e alla fine fu suonato, per dormire sereni? Così nonostante sia lo scafato Giorgetti sia la sgobbona Bongiorno provarono da subito a suggerirgli all’orecchio di non fare il gradasso rispetto al nodo giudiziario dei soldi dalla Russia e perfino sulla chiusura dei porti. Ora che non siamo più pidioti possiamo perfino ridere delle parole proprio di Salvini che si racconta lì, il cellulare sempre acceso, in attesa di una chiamata dagli (ex?) alleati, scenario che rimanda a banali traversie d’amore adolescenziale, quando eravamo ancora pidioti agli occhi e nei post dei grillini prendevamo sputi a testa bassa, ora che non lo siamo più, chissà però se sia necessario porsi domande sull’opportunità di avviare un’avventura, un azzardo di governo per depotenziare la discoteca leghista di Salvini, “Mojito & Rosario” e “Bacioni” in luogo di “Maracaibo” e “Banane e lampone”.

Certo, la domanda, di più, l’interrogativo su quanto combustibile anzi, propellente possa essere consegnato alla Vandea populista da un nuovo governo Pd+M5S che certamente sarebbe ritenuto espressione dei soliti infami “poteri forti”, con i mancati autori della violazione del Parlamento da aprire come lattina di tonno abbracciati agli empi di un tempo, questa domanda resta d’obbligo, e già sembra di sentire le matrone del sovranismo e gli intellettuali ruffiani della destra in servizio nei corridoi romani, pronti ad affermare che Salvini sia il nuovo in politica e l’attuale boccheggiante esecutivo gialloverde addirittura una opportunità “rivoluzionaria” (sic), da spingere anche il pidiota più trotskista a pretendere subito il Premio Nobel per un Gianni Letta. E anche per l'indimenticato Arnaldo Forlani, dai.

Ora che abbiamo la certezza che nelle cose della politica nostrane nulla è più come si supponeva, possiamo davvero abbandonarci ai sogni, a ogni accoppiamento, perfino contronatura, d’altronde non è forse vero, come certe cronache matrimoniali raccontano, che capiti talvolta di trovare la sposa durante il banchetto di nozze in un bagno secondario a fornicare con il proprio cognato? Se le cose stanno così, essere o meno pidioti è davvero secondario. E non venga chiesta a noi chiarezza, posto che gli attori di ciò che sarà o dovrà essere il futuro assetto istituzionale sono i primi a brancolare nel buio. Dimenticavo, un’ultima domanda: non saranno, non saremo più pidioti, ma restano/restiamo ancora il “partito di Bibbiano”? No, tanto per sapere.

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