Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
La crisi infinita
22 Agosto Ago 2019 0600 22 agosto 2019

Il governo gialloverde è morto. Ma ora chi trova i 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva?

Conte si è dimesso e Matteo Salvini si è suicidato politicamente. Ma nessuno ha ancora spiegato agli italiani come si troveranno le coperture economiche per evitare l'aumento automatico dell'Iva senza prendere a prestito i soldi sul mercato o aumentare le tasse

Salvini

Giuseppe Conte si è dimesso, Matteo Salvini si è suicidato politicamente, il sovranismo gialloverde è stato archiviato. Tutto bellissimo per chi odia il leader della Lega. Ma il problema per i conti italiani rimane sempre quello: non si capisce dove il futuro governo troverà i 23 miliardi e 100 milioni per evitare l’aumento automatico dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e quella agevolata dal 10 al 13%. Ci dispiace rovinare la festa dei politologi impegnati a interpretare le consultazioni del Quirinale, però nessuno ci ha spiegato come evitare una legge di bilancio “lacrime e sangue” senza fare ancora più debito. Non lo ha spiegato Matteo Renzi, il primo a chiedere un governo “No Tax” per scongiurare la recessione, né il segretario del Pd Nicola Zingaretti che non ha inserito la soluzione nei suoi cinque punti imposti al Movimento Cinque Stelle per formare il governo di legislatura. Figuriamoci se la risposta arriverà da Luigi Di Maio che avrebbe volentieri continuato il governo Conte se non fosse stato per la decisione di Salvini di far cadere tutto. L’ironia della crisi d’estate è che l’unico ad avere una soluzione concreta è proprio il leader della Lega. Ovvero una manovra suicida per i conti italiani da almeno 50 miliardi, presi a debito, per finanziare la flat tax e disinnescare le clausole di salvaguardia. Un azzardo economico che porterebbe a una guerra coi mercati, farebbe aumentare lo spread e scatenerebbe l’aumento vertiginoso dei tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani. Ricordiamo che solo nel 2018 l'aumento dello spread ci è costato la bellezza di 5 miliardi in più di interessi, oltre i 65 che l'Italia ripaga ogni anno ai suoi creditori. Con 70 miliardi potremmo finanziare sette flat tax, ma il piatto piange.

L’aumento automatico dell’Iva non è una decisione politica che il prossimo governo può scegliere di non adottare, ma una legge. Il governo Conte ha promesso alla Commissione europea 23 miliardi di entrate per tenere sotto controllo il debito pubblico. Un’ipoteca sui nostri conti pubblici scritta nero su bianco per garantire a Bruxelles che in un modo o nell’altro quei soldi sarebbero arrivati comunque nelle casse dello Stato. L’azzardo politico di M5S e Lega che hanno speso miliardi per finanziare a debito il reddito di cittadinanza e quota 100 promettendo agli italiani che il prodotto interno lordo dell’Italia sarebbe cresciuto dell’1,5% all’anno e avrebbe permesso di ripagare tutto. Dopo 14 mesi di governo il Pil è a zero. Per non parlare dei 18 miliardi che lo Stato avrebbe dovuto guadagnare dalle privatizzazioni. Ma finora non è entrato un euro da quel fronte.

In teoria ci sarebbe una soluzione per evitare l’aumento automatico dell’Iva senza alzare le tasse degli italiani. Pd, Lega e M5S dovrebbero rinunciare ai tre provvedimenti bandiera: gli 80 euro, quota 100 e reddito cittadinanza

C’è anche un secondo equivoco da chiarire. “Disinnescare le clausole di salvaguardia” non vuol dire niente. Questa “bomba” sui nostri conti non si può disinnescare, al massimo si può posporre, trovando altre coperture economiche. Ci sono tre modi per ottenere quella cifra: prendendoli a debito sul mercato, aumentando le tasse o riducendo in modo esteso la spesa pubblica. Pd e M5S non avranno il tempo per fare una spending review con l’accetta né hanno intenzione di aumentare le imposte degli italiani. Perciò rimane solo una opzione: fare deficit. E anche tanto. Facciamo noi i conti per loro. Oltre ai famosi 23 miliardi dell'Iva ci sono almeno altri 4,5 miliardi tra spese indifferibili e investimenti già decisi. In tutto sono quasi 28 miliardi. A metà aprile la Banca d’Italia ha calcolato che se non si vuole l’aumento automatico dell’Iva il deficit arriverà meccanicamente al 3,4%. Questo vorrebbe dire sforare di molto i parametri europei.

Per evitare la procedura d’infrazione, a luglio il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha concordato con Bruxelles un deficit intorno all’1,8% per il 2020. La sensazione è che il nuovo governo M5S-PD lavorerà per ottenere dalla neo presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen almeno un punto percentuale in più di flessibilità per arrivare poco sotto la soglia psicologica del 3% di deficit rispetto al Pil. Ovvero la stessa strategia di Renzi che chiese di fare più debito per finanziare la riforma degli 80 euro in cambio d'investimenti strutturali mai realizzati. In teoria ci sarebbe uno spiraglio politico perché la Germania è pronta a fare 50 miliardi di deficit pur di risollevare la sua economia e la Commissione potrebbe chiudere un occhio sull’Italia. Ma allora quale sarebbe la differenza col piano della Lega di fare deficit al 2,9%? Nessuna, cambia solo la casacca e la credibilità della classe politica. Finora il Pd non ha mai detto di voler uscire dall’euro, a differenza di alcuni esponenti della Lega, e potrebbe agitare lo spauracchio del ritorno di Salvini pur di ottenere più flessibilità. Certo sarebbe l’ennesima prova che le regole europee non sono tecniche ma politiche e bisognerà vedere se Von der Leyen si comporterà come Juncker.

Eppure in teoria ci sarebbe una soluzione per evitare l’aumento automatico dell’Iva senza alzare le tasse degli italiani. Pd, Lega e M5S dovrebbero rinunciare ai tre provvedimenti bandiera: gli 80 euro, quota 100 e reddito cittadinanza. Tre ricette da apprendisti economisti da circa 10 miliardi l’una che si sono rivelati buchi nell’acqua. Hanno aumentato la spesa corrente e non hanno portato benefici al Pil italiano nel lungo periodo. Senza quelle lo Stato avrebbe subito in mano 30 miliardi. E potrebbe fare l'1,5% di deficit per aumentare gli investimenti nelle infrastrutture, nel capitale umano, nella tecnologia. Più o meno quello che l’Unione europea raccomanda da decenni. Ma questo non succederà perché a prescindere dal partito la soluzione dei problemi per la classe politica italiana è sempre e solo quella: fare deficit. L'aspetto più triste di questa crisi di mezza estate è che mentre la Germania dal 2021 abolirà senza battere ciglio 12 miliardi di tasse al 90% dei contribuenti tedeschi, eliminando “l'addizionale di solidarietà”, ovvero il costo per la riunificazione del 1990, l’Italia entra in crisi perché non riesce a trovare nemmeno 23 miliardi. Questa è la differenza tra un paese di formiche e uno di cicale.

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