Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
svegliati italia
22 Agosto Ago 2019 0707 22 agosto 2019

Cambiate l’Italia, Pd e Cinque Stelle. Altrimenti i popcorn li mangia Salvini

Cambiare l'agenda del dibattito politico: ecco a cosa serve un governo Pd-Cinque Stelle. A smettere di parlare di immigrazione, Europa e pensioni per concentrarci su ambiente, donne, giovani, scuola e povertà. Ce la fate, o vi interessa solo fare la conta dei nomi e regolare i conti col passato?

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C’è una strana aria, in queste prime ore senza governo gialloverde. Un aria da 25 aprile, da fine regime. Come se Salvini fosse stato definitivamente archiviato. Come se la sua serie di mosse sbagliate fosse merito di qualcuno, sia esso Renzi, o Grillo, o Di Maio, o Zingaretti. Come se la partita fosse già stata vinta. Non lo è. L’abbiamo detto ieri, lo ribadiamo oggi. Quando arriveranno i primi sondaggi del dopo crisi, presumibilmente lunedì, scopriremo che Matteo Salvini veleggia ancora tranquillo sopra il 30% dei consensi, che il Pd, se va bene, avrà guadagnato qualche decimale, e che il Movimento Cinque Stelle si sta inabissando sempre di più, ogni giorno che passa. Che scarso o meno che sia, il Capitano leghista, agli italiani frega il giusto. Che con ogni probabilità il discorso più efficace dello showdown di Palazzo Madama è stato ancora il suo.

E forse dovremmo partire da qui, da chiederci perché con quel politico scarso, con un foglietto in mano e venti minuti di slogan è ancora l’asso pigliatutto del consenso elettorale in Italia. La risposta è semplice: perché ha passato anni a convincerci tutti che le priorità del nostro Paese sono l’emergenza migranti, il conflitto con l’Europa, e andare in pensione prima possibile. È stato bravo a dirlo in ogni luogo, quand’era il solo a farlo. È stato tenace, infaticabile ed efficace nel girare l’Italia e gli studi televisivi a comunicarlo. E quando è andato al governo, si è occupato di quello, e basta. Porti chiusi, conflitto con l’Europa e Quota 100. La sua narrazione, la narrazione di Salvini, è ancora tutta in piedi. Il discorso al Senato dell’altro ieri lo ribadisce nel modo più chiaro possibile.

La narrazione di Salvini, è ancora tutta in piedi. Il discorso al Senato dell’altro ieri lo ribadisce nel modo più chiaro possibile

Il problema vero di Pd e Cinque Stelle, ognuno a suo modo, è di essersi piegati a quella narrazione. Entrambi cercando di farla propria almeno in parte. Il Pd con Minniti, l’anticipo pensionistico, e la retorica dell’Europa-sì-ma-non-così. i Cinque Stelle con l’adesione acritica, almeno per i primi mesi, all’agenda di governo di Salvini. Ma entrambi criticandola ferocemente, a stretto giro, valgano per tutte le giravolte di Renzi e Conte-Di Maio-Toninelli sull’immigrazione. Errori gravi, entrambi. Perché la vera mossa giusta sarebbe stata quella di parlare d’altro. Di spiegare agli italiani che non c’è nessuna emergenza migranti, che non c’è nessuna necessità di anticipare le pensioni, che non c’è nessun motivo al mondo per battibeccare un giorno sì e l’altro pure con una Commissione Europea che ci ha concesso regolarmente tutta la flessibilità che volevamo.

I temi ci sono, sono da una vita sul tavolo, e fa piacere il documento della direzione Pd, tanto criticato per la sua vaghezza, li richiami: la questione ambientale, prima di tutto, che un’estate di incendi ed eventi climatici estremi dovrebbe aver dimostrato essere cruciale. La questione dell’esclusione dal mondo del lavoro di donne e giovani, le vere vittime del declino economico italiano, nonché ingredienti cruciali per invertire la rotta. L’importanza di investire in istruzione, formazione, cultura, capitale umano ditela voi come preferite, per far ripartire l’economia italiana, un’economia di trasformatori, il cui unico petrolio si chiama cervello, la cui unica tensione possibile è quella all'innovazione continua. La necessità di ricostruire un sistema di protezione sociale nuovo, universale e inclusivo, che vada oltre un’esistente che tutela solo chi ha un contratto a tempo indeterminato e chi va in pensione.

Volete togliere ossigeno a Salvini? Dovete parlate di ambiente, di donne, di giovani, di scuola e di povertà quanto lui parla di immigrazione, Europa e pensione, forse pure di più

Sono temi centrali per il futuro dell’Italia, troppo spesso dimenticati in questi anni di crisi. E sono temi, peraltro, sui quali la convergenza tra Pd e Cinque Stelle già esiste. Entrambi rivendicano di essere il partito più ambientalista d’Italia. Entrambi dicono di aver a cuore donne e giovani. Entrambi dovrebbero - su questo proprio non ce la facciamo a essere indulgenti - avere l’ossessione per la scuola come motore da cui far ripartire tutto, dalla crescita economica all’inclusione, sino alla mobilità sociale. Entrambi hanno una tensione a cambiare il sistema di protezione sociale - dal salario minimo a un sussidio universale contro l’indigenza, si chiami esso reddito d’lnclusione o reddito di cittadinanza, cambia poco.

Fossimo in un mondo razionale, non ci vorrebbe molto a far nascere un nuovo governo e una nuova offerta politica incardinata su queste priorità. Volete togliere ossigeno a Salvini? Dovete parlate di ambiente, di donne, di giovani, di scuola e di povertà quanto lui parla di immigrazione, Europa e pensione, forse pure di più. E non c’è modo migliore di farlo che incardinare un’azione di governo seria e coraggiosa su questi temi. Se annuncerete un piano per azzerare la CO2 entro il 2050, o un piano straordinario di riqualificazione di tutti gli edifici italiani per ridurre i consumi di energia, o il tempo pieno nelle scuole per tutti, soprattutto al Sud, o l’abbattimento delle tasse sul lavoro, magari a partire da giovani e donne, o una nuova forma di sostegno al reddito e alla povertà che faccia sintesi degli esperimenti di entrambi, state tranquilli che le prime pagine saranno per quello, che le trasmissioni televisive parleranno di quello, che costringerete Salvini a parlare di quello.

Se la campagna elettorale iniziasse domani, invece, state pure certi che vi toccherà parlare di immigrazione, di Europa e di pensioni, come del resto è successo nell’inverno del 2018. E se si parla di immigrazione, di Europa e di pensioni l’esito è scontato. Ecco perché questo non è il momento dei veti sui nomi, dei rancori sugli insulti del passato, delle impuntature su questo o quel provvedimento. Questo è il momento di cambiare agenda al Paese. Se siete in grado di capirlo, e avrete il coraggio di farlo, cari Di Maio, Casaleggio, Renzi e Zingaretti - con o senza Boschi e Lotti, con o senza Toninelli e Bonafede - vi sarete guadagnati un futuro politico. Altrimenti, state solo ritardando di qualche settimana una lunga era dominata da Matteo Salvini. A voi la scelta.

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