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22 Agosto Ago 2019 0600 22 agosto 2019

“Amate l’orrendo”: perché dobbiamo riscoprire Mina Loy, poetessa, femminista, anarchica

Poetessa, pittrice, agente d’arte e disegnatrice di lampade, nei suoi giri conobbe Hemingway, Cocteau, Gide, Erik Satie, Paul Valéry; fu amica di Gertrude Stein, Marcel Duchamp, Picasso, Bernard Berenson, Eleonora Duse, Peggy Guggenheim

Mina Loy
da Wikimedia Commons

Amo queste figure sfuggenti, che passano come una allucinazione, un tornado di diamanti. Di lei, ad esempio, non concretizzi nemmeno il nome. Nata due giorni dopo il Natale del 1882 a Hampstead, Londra, come Mina Gertrude Löwy – fausto incrocio tra un ebreo ungherese e una protestante inglese –, nel 1946 ottenne la cittadinanza americana come Gertrude Mina Lloyd. Per la storia della letteratura si chiamava semplicemente Mina Loy – e fu l’amazzone della poesia del Novecento.

“Poetessa, pittrice, agente d’arte e disegnatrice di lampade, nei suoi giri conobbe Hemingway, Cocteau, Gide, Erik Satie, Paul Valéry; fu amica di Gertrude Stein, Marcel Duchamp, Picasso, Bernard Berenson, Eleonora Duse, Peggy Guggenheim; fece l’amore con Marinetti, Papini ed il boxer-poeta Arthur Cravan, con cui viaggiò in Messico; conquistò l’ammirazione di T.S. Eliot, Ezra Pound e William Carlos Williams”, scrive Carlo Anceschi in un bel libro, Poeti nel deserto. Basi Bunting e Mina Loy, edito da Diabasis nel 2005.

Quando la vedevano, dopo averne elogiato l’amazzonico corpo, Papini & Marinetti, coda e aggeggio tra le gambe, scappavano. Solo lei sapeva titillare la loro viltà, le ipocrisie, le ipocondriache vanità. Mina Loy bazzica per Firenze dal 1906, insieme al marito, Stephen Haweis (da cui divorzia nel 1917), s’intende con Balla e Carrà, nella primavera del 1914 partecipa all’Esposizione libera futurista internazionale di Roma, la sua ricerca artistica – di sensuale avanguardia – si raffina nell’orda Futurista. Non va oltre, però. “Non ero abbastanza intellettuale per diventare futurista – ma sufficientemente intelligente per fare altro”, disse (Salvatore Marino su “Biblioteca di Rivista di Studi Italiani” scrive un saggio ricco di dati, Storia di Mina Loy Futuriste in cinque attimi).

Il Futurismo fermenta in Mina Loy che nel 1914 scrive il Feminist Manifesto, con sfolgorio di caratteri da ‘poesia visiva’ paroliberista. “Il movimento femminista così come è stato istituito è inadeguato. Donne se volete realizzarvi siamo alla vigilia di uno sconvolgimento psicologico – tutte le mansioni domestiche devono essere smascherate – le bugie di secoli eliminate – nessuna mezza misura – nessun graffio sulla superficie della spazzatura tradizionale porterà alla Riforma, il solo metodo è la Demolizione Assoluta”.

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