Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
occupazione
22 Agosto Ago 2019 0600 22 agosto 2019

Grazie Salvini, con quota cento si svuotano uffici e ospedali

Otto dipendenti pubblici su dieci di quelli che escono ad agosto con quota 100 arrivano da enti pubblici e sanità. Da Regioni, Comuni e Province proviene il 55,1% delle domande di pensionamento anticipate, per un totale di 5.694 sulle 10.336 del settore pubblico. Segue la sanità con 2.344 domande

Medici Linkiesta
(Pixabay)

A rischio, per ora, ci sono Comuni, Regioni e Province. E soprattutto gli ospedali. Ma da settembre si aggiungerà anche la scuola. I sindacati lo avevano anticipato e ora a confermarlo arrivano i dati dell’Inps sulle prime uscite dei lavoratori pubbilci che hanno fatto ricorso a quota 100: il governo gialloverde ormai morente ci lascia in eredità una pubblica amministrazione che si sta svuotando e che rischia di non garantire più i servizi essenziali. Sarebbero circa 11mila i dipendenti pubblici “centisti” che hanno già lasciato o che lasceranno gli uffici entro fine agosto, primo mese utile per andare via per chi nella pa aveva già maturato i requisiti al momento dell’entrata in vigore del nuovo meccanismo di pensione anticipata.

Gli assegni già liquidati con quota 100 sono circa 9mila, a cui si aggiungerebbero quindi altri 2mila. E otto dipendenti pubblici su dieci di quelli che escono ad agosto arrivano da enti pubblici e sanità. Da Regioni, Comuni e Province proviene il 55,1% delle domande di pensionamento anticipate, per un totale di 5.694 sulle 10.336 del settore pubblico. Segue la sanità con 2.344 domande, il 22,7%, soprattutto tra i paramedici, tecnici e amministrativi (2.023). Sono 1.612 quelle che fanno riferimenti al personale civile di ministeri e agenzie fiscali. Mentre gli altri comparti, per ora, si mantengono su cifre piuttosto basse: 211 per gli enti di previdenza, 50 per le autorità indipendenti, altri 50 per università e accademie, 48 per enti e istituzioni di ricerca come Istat o Cnr. Sotto la voce “altre” amministrazioni se ne registrano invece 327.

A essere più colpiti, mette in guardia il segretario generale della Fp Cgil Serena Sorrentino, sono quindi «i comparti della pubblica amministrazione dove il lavoro è più faticoso ma che paradossalmente sono proprio quelli che erogano direttamente servizi ai cittadini». E a settembre sarà la volta delle uscite dalla scuola, che resta il comparto più popoloso della pubblica amministrazione.

La Fp Cgil aveva calcolato un’emorragia di oltre 500mila statali in meno nei prossimi tre anni, soprattutto da scuole, ospedali e tribunali

Lo stesso governo Lega-5S aveva calcolato 100mila uscite anticipate con quota 100 solo tra i dipendenti pubblici entro fine 2019. E la Fp Cgil aveva calcolato un’emorragia di oltre 500mila statali in meno nei prossimi tre anni, soprattutto da scuole, ospedali e tribunali.

Anche perché quota 100 si innesta in un quadro già di per sé disastroso del personale della pubblica amministrazione, colpita da più di 15 anni di riduzione dei costi e taglio degli organici. Solo tra il 2001 e il 2016, a conti fatti, si sono registrati oltre 270mila impiegati in meno (-16,8%). Unico segno più nel 2008, con le circa 10mila stabilizzazioni del governo Prodi. Dal 2011 in poi, negli ospedali si contano oltre 40mila professionisti in meno, mentre nelle Regioni ed enti locali quasi 148mila impiegati mancano all’appello.

Circa 500mila dipendenti pubblici saranno ultrasessantenni nel prossimo triennio: tra questi un numero rilevante potrà accedere al pensionamento usufruendo dei requisiti già in vigore, e circa 150mila potranno usufruire di quota 100. L’Anaao-Assomed solo per la sanità ha calcolato 23mila uscite nel prossimo triennio: 18mila tramite i normali canali previdenziali, 4.500 con quota cento. Gli infermieri potrebbero perdere addirittura 39mila professionisti. E nel settore sanitario la possibilità di rimpiazzare i camici bianchi è ancor più complicata dal fatto che molte Regioni devono rispettare i vincoli dovuti ai piani di rientro.

L’Anaao-Assomed solo per la sanità ha calcolato 23mila uscite nel prossimo triennio. Gli infermieri potrebbero perdere addirittura 39mila professionisti

Per la scuola, le domande per quota cento sono scadute a fine febbraio. Chi ha potuto ha deciso di “scappare” dalle aule: le domande sono state oltre 17mila, soprattutto tra gli insegnanti, molti dei quali aspettano ancora dall’Inps di sapere se a settembre dovranno o no rientrare in servizio.

La Cgil già a inizio anno aveva lanciato la campagna #AssunzioniSubito, per evitare che i servizi essenziali per i cittadini fossero messi a rischio. E l’allarme era già stato lanciato dall’Anci per i comuni. La sostituzione tra pensionati e nuovi assunti non sarà tempestiva. Soprattutto se si tiene conto che si entra nella pubblica amministrazione solo per concorso. E i concorsi richiedono tempi tecnici per essere banditi, organizzati e svolti. Per rimpiazzare le uscite negli enti locali e nella sanità il cosiddetto Decretone, il provvedimento che disciplina quota 100, ha previsto la possibilità di velocizzare le assunzioni. Ma i concorsi sprint, al momento, sembrano incagliati nella crisi di governo. E se a questo poi si aggiunge che tra le norme concordate con la Commissione europea in sede di discussione della manovra c’è anche il rinvio al 15 novembre delle assunzioni pubbliche centrali previste, le previsioni sembranno tutt’altro che rosee.

«Ci vuole la proroga delle graduatorie degli idonei, la stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni», dice Sorrentino. «La Pubblica amministrazione ha subìto dalle politiche della Bongiorno un colpo mortale. L'anno che abbiamo perso si dovrà adesso recuperare con misure straordinarie per l'occupazione». Il rischio, altrimenti, è la paralisi degli uffici pubblici.

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