Dossier
Incubo di una crisi di mezz’estate
il governo dei pinocchi
24 Agosto Ago 2019 0700 24 agosto 2019

Salvini, Renzi e Di Maio, fatelo per noi: basta bugie e voltafaccia, o questa crisi non finirà mai

La crisi delle bugie. I leader dei vari schieramenti, dal cosiddetto “Capitano” in poi, si sono contraddistinti per aver cambiato opinione su tutto. Su che basi si può costruire un governo, se queste sono le premesse?

Salvini Renzi Dimaio Linkiesta

Ci dispiace, non può valere tutto. E possiamo pure essere assuefatti alle bugie dei politici, ai tatticismi esasperati, alla volontà di compiacere il popolo, alla paura di finire travolti dalle critiche sui social network, ma a memoria d’uomo non ci ricordiamo una sequela di bugie e di voltafaccia, di sparate e contro sparate uguali e contrarie come quella cui stiamo assistendo in questi giorni di crisi di governo.

Ed è grave più di quanto pensiamo, perché dimostra la totale assenza di pensiero strategico, e un’assenza di valori, ideali, o anche solo orizzonti programmatici di medio periodo che l’Italia non si può permettere, in una fase delicata come quella che sta attraversando. Spiacenti, ma non è della sopravvivenza di Renzi, Salvini e Di Maio, che ci dovremmo preoccupare. E invece siamo qui, a vederli affannarsi a recuperare dai loro errori, dalle loro “brillanti” strategie di comunicazione, dai loro continui bluff da pokeristi mal riusciti.

C’è Renzi, e con lui i suoi fedelissimi, che fino a poche settimane fa - era il 22 luglio - rispondeva così su Facebook a Dario Franceschini e alle sue aperture ai Cinque Stelle: «Insieme possiamo difendere certi valori, dice Dario dei grillini. Insieme a loro, ok. Ma #senzadime, sia chiaro. Perché io non vedo valori comuni con chi ha governato in questo anno». Oplà, e l’11 agosto, con un’intervista al Corriere della Sera, l’ex Rottamatore diventa il principale ideologo dell’alleanza con i Cinque Stelle. Per senso di responsabilità, certo, e pure per una discreta paura di andare al voto, con Nicola Zingaretti che fa le liste del Pd e i sondaggi che danno un eventuale partito di Renzi al pochissimo e virgola.

A memoria d’uomo non ci ricordiamo una sequela di bugie e di voltafaccia, di sparate e contro sparate uguali e contrarie come quella cui stiamo assistendo in questi giorni di crisi

C’è Di Maio, pure, che fino a ieri - era il 18 luglio - parlava del Pd come del “Partito di Bibbiano” e spergiurava che lui “col partito che in Emilia toglieva i bambini” non voleva “avere nulla a che fare” e che ora tratta con i democratici all’ora dell’aperitivo, come se niente fosse, ma senza mai riuscire ad affermarlo pubblicamente. O che pone come conditio sine qua non per iniziare le trattative il taglio di 345 parlamentari, come se fosse l’unica e sola priorità dell’Italia, dopo aver fatto una feroce campagna referendaria contro la riforma costituzionale di Renzi che ne tagliava altrettanti, più o meno. Due anni fa, non un secolo. Al suo fianco, Alessandro Di Battista che ha passato gli ultimi mesi a sparare a palle incatenate contro Matteo Salvini e ora gioca a fare quello che vorrebbe tornare con la Lega, o a sabotare ogni possibile trattativa, perché ha voglia di votare e di tornare in Parlamento, alla faccia della politica in mezzo alla gente e dei corsi di falegnameria.

E poi c’è Salvini e la sua estate di baldanza, a parlare di voto subito e di pieni poteri, a bloccare ogni ipotesi di rimpasto di governo, a chiedere al premier Conte di «prendere atto che non esiste più una maggioranza di governo» - era il 18 agosto! -, dopo aver passato giugno e luglio a dire che il governo sarebbe sicuramente durato fino al 2023. E che ora, dopo aver scoperto che in Parlamento possono nascere altre maggioranze spurie quanto quella che l’ha spedito al Viminale, corregge il tiro: «Se i No diventano Sì, io non porto rancore», ha dichiarato senza mostrare alcuna vergogna, né imbarazzo. Doppio salto mortale carpiato, senza che i suoi follower - pardon, elettori - battano ciglio. Il Capitano ha sempre ragione, del resto: anche quando il giorno prima fa professione di sovranità in Senato citando Cicerone - “La libertà non consiste nell'avere un padrone giusto, ma nel non avere nessun padrone” - e il giorno dopo ci tiene a precisare che la manovra leghista non avrebbe sforato il rapporto del 3% tra deficit e Pil, non si capisce bene rivolgendosi a quale padrone, se alla Commissione Europea, o agli investitori istituzionali che hanno in mano i nostri titoli di Stato e il nostro spread.

Non ci dispiacerebbe per nulla veder nascere un nuovo governo targato Pd - Cinque Stelle che metta la questione ambientale al centro della propria piattaforma programmatica, ma su che basi può nascere, se questo è il livello di coerenza?

Sinceramente, lo sapete, a noi non dispiacerebbe per nulla veder nascere un nuovo governo targato Pd - Cinque Stelle che metta la questione ambientale al centro della propria piattaforma programmatica, ma su che basi può nascere, se questo è il livello di coerenza, o anche solo di serietà dei suoi azionisti di maggioranza parlamentari?

E non ci dispiacerebbe nemmeno veder tornare i gialloverdi alle prese con una legge di bilancio che chiederà loro conto di tutti i soldi che hanno buttato un anno fa, di 23 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare, di un decreto sicurezza bis che fa acqua da tutte le parti e che apre la strada a ricorsi amministrativi a ciclo continuo, di un reddito di cittadinanza che non crea lavoro, di una Quota 100 che a dispetto delle promesse metterà a disposizione un posto di lavoro ogni tre pensionati e che sta svuotando ospedali e scuole, di 160 crisi aziendali che si accumulano sui tavoli del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ma davvero, abbiamo i brividi al pensiero, e la logica del tanto peggio, tanto meglio va bene fino a un certo punto, se abiti in Italia. Così come li abbiamo al pensiero di un referendum elettorale sui pieni poteri a Salvini, tanto più con una legge elettorale come il Rosatellum, voluta e votata dal Pd, e diventata il baluardo dello strapotere leghista. A proposito di fenomeni.

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