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Disordine e progresso
27 Agosto Ago 2019 0600 27 agosto 2019

Toh, brucia l’Amazzonia e il mondo si ricorda del cambiamento climatico

Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE) nell’ultima settimana nella macro-regione dell’Amazzonia ci sono stati almeno 3mila nuovi incendi.

Amazzonia_Linkiesta
CARL DE SOUZA / AFP

Di tanto in tanto ritornano all’attenzione dell’opinione pubblica gli effetti dello sfruttamento dell’Amazzonia, ma ultimamente la questione è diventata ancor più drammatica e non più rinviabile perché la foresta amazzonica sta andando letteralmente in fumo. Il Post riporta i dati dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE), secondo il quale solo nell’ultima settimana nella macro-regione dell’Amazzonia ci sono stati almeno 3mila nuovi incendi. Greenpeace riporta che tra gennaio e agosto di quest’anno, il numero dei roghi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, è aumentato del 145% e che il 75% degli incendi si è verificato in aree che due anni fa erano ricoperte da foreste e che erano state liberate per dare spazio a pascoli o aree destinate all’agricoltura. Il 19% dei 6295 roghi verificatesi tra il 16 e il 22 agosto, ha riguardato aree naturali protette e il 6% quelle appartenenti a comunità indigene.

Le risposte dei leader mondiali non si sono fatte attendere. «Ho appena parlato con il presidente del Brasile Bolsonaro. Le nostre prospettive commerciali sono molto incoraggianti e le nostre relazioni sono forti, forse più forti che mai. Gli ho detto che se gli Stati Uniti possono dare un aiuto contro gli incendi della foresta amazzonica, siamo pronti a farlo!», ha twittato Donald Trump lo scorso 24 agosto. Altre dichiarazioni sono arrivate da Biarritz in Francia, dove dal 24 al 26 agosto si è svolto il G7.

Il dramma che sta vivendo questo polmone verde è l’ennesimo campanello d’allarme per porre la tutela dell’ambiente in cima a qualsiasi agenda politica

Il padrone di casa già giovedì scorso aveva preannunciato sul proprio profilo Twitter la volontà di porre la questione all’ordine del giorno. «La nostra casa sta bruciando. Letteralmente. La foresta pluviale amazzonica- i polmoni che producono il 20% dell’ossigeno del nostro pianeta- è in fiamme. È una crisi internazionale. Componenti del G7, discutiamo di questa emergenza tra due giorni!», ha scritto Emmanuel Macron e infatti a margine del summit si è deciso di stanziare venti milioni di euro proprio per contrastare l’avanzata delle fiamme. È stato specificato che gran parte delle risorse verrà destinata per inviare Canadair. È stato anche previsto un piano di medio periodo per piantare nuovi alberi, questo programma dovrebbe essere spiegato a settembre alle Nazioni Unite. Boris Johnson ha impegnato dieci milioni di sterline da parte del Regno Unito.

Oltre al mondo politico, anche personaggi dello spettacolo e dello sport avevano posto l’attenzione sul problema. Dal suo profilo Instagram quattro giorno fa, Madonna ha scritto: «I fuochi infuriano e l'Amazzonia continua a bruciare… Questa è una devastazione per il Brasile, per gli indigeni che vivono lì e per le specie vegetali e animali che rendono questa la più importante foresta per la biodiversità ! Presidente Bolsonaro, per favore, cambia le tue politiche e aiuta non solo il tuo Paese ma l'intero pianeta. Nessuno sviluppo economico è più importante della protezione di questa terra. Dobbiamo svegliarci ! Il futuro della foresta pluviale influisce sul futuro del mondo!».

Sulla stessa piattaforma l’attore e attivista Leonardo Di Caprio ha affermato di aver creato un fondo per raccogliere cinque milioni di dollari per aiutare le comunità indigene a difendere la biodiversità della foresta amazzonica. Il fondo rientra nell’ambito di Earth Alliance, un’organizzazione lanciata a luglio dallo stesso Di Caprio, Laurene Powell Jobs e Brian Sheth a tutela dell’ambiente. Anche Cristiano Ronaldo, tra gli altri, ha usato i canali social per sensibilizzare sul dramma dell’Amazzonia. Come specificato ancora da Il Post, alcune immagini usate per mostrare gli incendi, erano vecchie perché la settimana scorsa le agenzie fotografiche internazionali non avevano ancora diffuso foto recenti. Ciò che conta è però il dramma che sta vivendo questo polmone verde, l’ennesimo campanello d’allarme per porre la tutela dell’ambiente in cima a qualsiasi agenda politica.

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