30 Agosto Ago 2019 0805 30 agosto 2019

La vera novità, presidente Conte? Rimettiamo cultura ed educazione al centro di tutto

Nel suo primo discorso da presidente incaricato di un nuovo esecutivo Pd-Cinque Stelle, il presidente Conte parla di novità e di nuovo umanesimo. Bene: allora investa in cultura ed educazione come mai si è fatto prima in Italia. Perché è l’unico modo per cambiare davvero il nostro destino

Scuola Linkiesta

Sarà un governo all’insegna della novità, dice dalla sala della vetrata del Quirinale il presidente incaricato Giuseppe Conte Bis, raccontando un programma che più vasto non si può, per rimarcare il concetto. E, già che c’è, parla di “nuovo umanesimo”, quasi che il nuovo esecutivo abbia la missione di salvare l’Italia dall’apocalisse. Per una maggioranza che si regge su un patto fragilissimo e su una manovra parlamentare molto ardita suona quasi velleitario. Però dentro quelle parole un senso di verità c’è. Perché nessun buon governo nascerà da un Paese che buono non è. E se l’azione politica, negli ultimi decenni, non è stata all’altezza delle aspettative, forse qualche domanda dobbiamo farcela pure noi.

Mettiamola così: c'è da ricostruire l’Italia partendo dagli italiani. Qualche numero, nemmeno troppi.

Uno: siamo ultimi in Europa - ultimi, lo ripetiamo - per percentuale di popolazione dai 25 ai 64 anni con in mano un titolo di studio terziario, vale a dire almeno una laurea, l’unico in cui i laureati sono il meno del 20% della popolazione.

Due: siamo l’unico Paese tra i grandi d’Europa ad aver visto decrescere, negli ultimi dieci anni, gli occupati in posti ad alta specializzazione. Uno di quelli in cui le professioni a media alta qualifica non arrivano nemmeno a coprire il 40% dei posti disponibili.

Tre: siamo terzultimi in Europa, dopo Romania e Slovacchia, per risorse umane impiegate nella scienza e nella tecnologia.

Quattro: siamo quintultimi per libri letti - solo l’8% della popolazione - e penultimi per tempo dedicato alla lettura, solo due minuti al giorno.

Cinque: quattro italiani su dieci, nell’arco di un anno, non visitano un museo, non leggono libri, non vanno al cinema e nemmeno a un concerto.

Potremmo continuare fino a cinquecento, ma ci fermiamo qui. Ecco cosa siamo diventati, noi che dovremmo essere - che ci raccontiamo di essere - culla e faro della cultura europea. Faro sì, ma fanalino di coda.

Siamo un Paese che è diventato la terza economia europea grazie alle sue persone, alle sue intelligenze, individuali e collettive

Non abbiamo il petrolio e nemmeno il gas. Non abbiamo le materie prime. Non abbiamo un sistema finanziario che getta dall’elicottero i soldi per le nostre iniziative imprenditoriale. Non abbiamo nemmeno un territorio centrale e pianeggiante, né siamo crocevia strategico degli scambi internazionali. Siamo un Paese che è diventato la terza economia europea grazie alle sue persone, alle sue intelligenze, individuali e collettive. E, senza troppe false modestie, siamo diventati uno dei più grandi Paesi al mondo grazie alla nostra capacità di trasformare la cultura in valore economico e sociale.

Ecco perché è da qui che bisogna ripartire. E non servono effetti speciali, ministri superstar, irrealizzabili piani Marshall. Basta metterci un po’ la testa da Palazzo Chigi, che sostenga il buon lavoro dei ministeri di questi ultimi anni, con più risorse e più attenzione. Basta mettere la scuola, l’educazione, la cultura in cima alle priorità di questo esecutivo, per marcare la novità. Perché è dura che lo siano, caro Presidente Conte, quando nemmeno si nominano la cultura e l’educazione nel proprio discorso di insediamento alle Camere, com’è avvenuto un anno fa, nell’atto di insediamento del suo governo sostenuto da Lega e Cinque Stelle.

Restituite all’Italia la sua risorsa più preziosa, la sua linfa vitale, la sua intelligenza e restituirete all'Italia un popolo consapevole e una classe dirigente adeguata a governare tutto il resto

Poi si può discutere di cosa fare. A noi piacerebbe molto che le scuole a tempo pieno possano essere una realtà comune a tutto il Paese e non una delle principali linee di frattura tra Nord e Sud. Ci piacerebbe che la spesa scolastica arrivi a superare il 5% del Pil, o almeno ci si avvicini alla soglia della media europea (4,9%) e non diminuisca come invece è avvenuto nel 2019, quando è passata dal 3,6% al 3,5%, a proposito di nuovo umanesimo. Ci piacerebbe che aumenti e molto l’investimento nella ricerca di base e applicata delle università italiane, per la quale spendiamo meno oggi di quanto spendevamo vent’anni fa, all’inizio del nuovo millennio. Ci piacerebbe un forte sostegno a quell’industria cultura fatta di musei, teatri, filiere audiovisive e musicali, che attira turisti da tutto il mondo e che oltre a generare valore economico - un sistema da 92 miliardi di euro, secondo gli studi di Fondazione Symbola, 255 se si conta pure l’indotto - offre un importantissimo contributo nel rammendare il tessuto sociale delle nostre città.

Questo è un appello, presidente Conte, ed è pure un appello per voi, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle: rimettete la cultura al centro del Paese, della sua idea di futuro, del progetto di vita delle nuove generazioni. Fate delle scuole e delle università, dei musei e dei teatri le chiese e le cattedrali dello Stato Italiano, i segni tangibili della sua presenza territoriale, i luoghi reali e simbolici che ne definiscono la presenza, il presidio e il valore della cultura e dell'educazione per questo Paese. Restituite all’Italia la sua risorsa più preziosa, la sua linfa vitale, la sua intelligenza e restituirete all'Italia un popolo consapevole e una classe dirigente adeguate a governare tutto il resto. Fidatevi: non ve ne pentirete.

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