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3 Settembre Set 2019 0600 03 settembre 2019

Tempi lontani, abitudini di sempre: così evadevano le tasse nell’Alto Medioevo

Il ritrovamento in Inghilterra di alcune monete "ibride" (con diritto e rovescio appartenenti a conii diversi) è la dimostrazione di un tentativo di frode: per non pagare la tassa sul punzone, usavano quello vecchio. Chissà se sono stati scoperti

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da Wikimedia Commons

Due sole cose sono certe nella vita: la morte e le tasse. Alla prima non si può sfuggire, ma alla seconda ci provano in tanti. Anche nel Medioevo, come dimostra il ritrovamento, avvenuto a gennaio 2019 in Inghilterra, di un piccolo tesoro di monete del XI secolo. Per l’esattezza, si tratta di 1.236 pezzi coniati durante il regno (piuttosto breve) di Re Aroldo II di Inghilterra, che durò pochi mesi nel 1066, insieme ad altri 1.310 pezzi, che risalgono invece ai primi anni del egno di Gugliemo I, instaurato dopo la conquista normanna e la battaglia di Hastings.

Tante monete, ma tre sono risultate più interessanti delle altre: si tratta di alcuni “ibridi”, cioè coniate con un diritto e un rovescio diversi nel tentativo, sostengono gli storici, di sfuggire alle tasse sui nuovi punzoni. Un metodo furbo, insomma, per far passare per nuovi dei vecchi coni.

Se il re avesse avuto modo di vedere queste contraffazioni si sarebbe molto indispettito: sia per le mancate entrate che per il danno di immagine. Le monete mostrano il suo volto da un lato, e dall’altro appare quello del re sconfitto. Non un bel gesto.

Battute a parte, il ritrovamento costituisce una importante testimonianza per gli storici e, soprattutto, per gli esperti del settore numismatico. Tra monete, zecche che non si pensava che esistessero e piccole frodi allo Stato, le novità su cui scavare non mancano. Anche per i linguisti: alcune incertezze nella grafia dell’antico inglese dimostrano le difficoltà dei nuovi arrivati dalla Francia a utilizzare la lingua locale.

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