il buon eurocrate
5 Settembre Set 2019 0700 05 settembre 2019

Più investimenti verdi, meno spese pazze: ecco il piano di Gualtieri per far ripartire l'Italia

La mossa di Gualtieri, il primo ministro dell’Economia politico e non tecnico dai tempi di Tremonti, sarà quella di costruire il green new deal italiano. La partita con l’Europa si giocherà su questo

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L’amico degli eurocrati, il presidente della commissione economia e finanza dell’Europarlamento, il ministro mandato da Merkel e Macron a fare macelleria sociale in Italia. Anzi no, il comunista che suona Bella ciao con la chitarra in una trasmissione televisiva, vicedirettore dell’istituto Gramsci, che toglierà ai ricchi per dare ai poveri. Per non sbagliare nell’attaccare Roberto Gualtieri, neo ministro dell’economia e delle finanze del governo Conte Bis, Salvini e le opposizioni provano a sparare da destra e da sinistra. La realtà è che questo mite professore di storia - un secchione dalla battuta facile, così lo raccontano gli amici - è il peggio che poteva capitare loro. Perché sì, è vero, Gualtieri è molto amico di Mario Draghi e del duo Juncker-Moscovici che valuterà la nostra prossima manovra finanziaria e conosce alla perfezione le regole e le procedure europee in materia di finanza pubblica. Ma anche perché Gualtieri è tutto tranne che una vestale dell’austerità, dei parametri di Maastricht e del pareggio di bilancio.

Investimenti, investimenti, investimenti. Chi lo conosce bene sa che è questa la sua ossessione, e che sarà questa la parola d’ordine della prossima manovra. L’obiettivo, soprattutto, sarà convincere la Commissione Europea che gli investimenti pubblici e le misure a sostegno di quelli privati non devono essere considerati deficit, ma l’architrave su cui costruire una politica economica espansiva. E il grimaldello con cui farlo saranno le parole della neo presidente della commissione Urusla von der Leyen, che nel suo discorso d’insediamento ha annunciato un ambiziosissimo piano di sostegno agli investimenti green - un trilione di euro entro il prossimo decennio, ha promesso - per fare dell’Europa il primo continente a emissioni zero entro il 2050, “la più grande sfida e opportunità dei nostri tempi”.

La mossa di Gualtieri - primo ministro dell’economia politico e non tecnico dai tempi di Tremonti - sarà per l’appunto quella di costruire il green new deal italiano

La mossa di Gualtieri - primo ministro dell’economia politico e non tecnico dai tempi di Tremonti - sarà per l’appunto quella di costruire il green new deal italiano, rimodulando Iva e detrazioni fiscali in nome della sostenibilità ambientale, costruendo quel piano da 50 miliardi di euro di investimenti pubblici verdi lanciato da Nicola Zingaretti proprio in un’intervista a Linkiesta, ad esempio in ambito di protezione dal rischio sismico e idrogeologico, e implementando nuovi incentivi per stimolare l’investimento privato, soprattutto nella riqualificazione energetica degli edifici, per rilanciare quel comparto edilizio rimasto al palo dal 2008 e da troppo tempo zavorra alla crescita dell’economia italiana.

Tutta la flessibilità che ci sarà concessa andrà lì. Poi, certo, ci sarà anche tutto il resto. La neutralizzazione delle clausole di salvaguardia da 23 miliardi, che, si dice, sarà ottenuta attraverso una spending review da una decina di miliardi, dal taglio, totale o parziale, degli incentivi che ogni anno l’Italia concede – tra sgravi e sussidi diretti – alle fonti fossili, che da soli valgono 16 miliardi circa, dalla lotta all’evasione fiscale e dal mancato utilizzo dei soldi stanziati per reddito di cittadinanza e quota 100. E a proposito di quota 100, occhio all’idea, non del tutto peregrina, di anticipare la sua fine un anno prima per conquistarsi credibilità di fronte ai mercati, e recuperare ulteriori risorse. L’unica cosa da non temere?

Rilanciare quel comparto edilizio rimasto al palo dal 2008. Tutta la flessibilità che ci sarà concessa andrà lì

Spazio per nuove e ulteriori stimoli fiscali non ce ne sarà granché. Per il taglio delle tasse sul lavoro - costo stimato: due miliardi ogni punto percentuale - probabilmente si dovrà attendere la legge di bilancio del prossimo anno, così come per i tagli alle tasse ai ceti meno abbienti e per le pensioni di garanzia per i giovani, due misure che hanno fatto capolino nei 29 punti programmatici di Pd e Cinque Stelle. Sa bene, Gualtieri, che il tutto, subito e male è stata la rovina della prima legge di bilancio del governo gialloverde, e non vuole fare lo stesso errore. Anche perché, e lo sa benissimo, se questo governo durerà dipende sopratutto da lui, l’amico degli eurocrati che suona Bella Ciao. E che non si può permettere di steccare nemmeno una nota.

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