Scivoloni ministeriali
5 Settembre Set 2019 1333 05 settembre 2019

Seri ma non troppo: tutte le gaffe dei neo ministri (per far partire il governo con il piede giusto)

Con Di Maio è scontato, eppure anche insospettabili come Riccardo Fraccaro e Fabiana Dadone hanno qualche scheletro nell’armadio. Da Nunzia Catalfo che sbandierava l’uscita dall’euro al profilo Twitter di Francesco Boccia, ecco il bestiario della nuova - serissima - classe di governo

Costa Ministro_Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

Dopo aver trascorso un anno e due mesi scarsi a metterci le mani nei capelli, il governo gialloverde è infine caduto, il ministro della paura Matteo Salvini è stato messo all’angolo e il Paese ha improvvisamente riacquistato una parvenza di democraticità, cedendo il passo ad una nuova maggioranza e ad un nuovo governo. A fronte di innumerevoli motivi di preoccupazione, però, bisogna ammettere che Lega e Movimento Cinque Stelle al governo avevano anche saputo farci ridere. Da Gianmarco Centinaio, il leghista della mail terronsgohome, a Marco Bussetti, il ministro dell’Istruzione secondo il quale “al Sud servono più impegno e lavoro”, a Lorenzo Fontana, quello che a pochi giorni dalla presa dell’incarico aveva dichiarato che “le famiglie gay non esistono”, gli italiani hanno dovuto salutare una serie di personalità di cui di certo non si dimenticheranno. E se quello che ci mancherà di più è senza dubbio Danilo Toninelli (non ce ne voglia a male), è anche vero che è arrivato il momento di lasciarci alle spalle i “tunnel del Brennero” e i decreti “scritti col cuore” e guardare avanti. La nuova classe di ministri appare seria e preparata. Dovremo imparare a conoscerli, a maggior ragione se saranno destinati ad arrivare alla fine della legislatura. La speranza, però, è che a loro volta sappiano intrattenerci a dovere. Anche, perché no, per aiutarci ad esorcizzare lo spettro del sovranismo. Fra scivoloni, figuracce e curiosità, ecco dunque i ritratti “colorati” dei membri del governo Conte Bis. Con i migliori auguri di buon lavoro.

Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio
Il 38enne di origine veneta, ma eletto in Trentino, nel governo giallorosso era ministro per i rapporti con il Parlamento. Il nome è noto soprattutto per la riforma del taglio dei parlamentari e per l’introduzione del referendum propositivo, due norme che si sono arenate con la crisi del governo Conte I. Ma si era distinto anche, nel 2013, quando, in occasione della ricandidatura di Giorgio Napolitano a capo dello Stato, sul suo blog aveva scritto “Oggi è il 20 aprile, giorno in cui nacque Hitler. Sarà un caso, ma oggi muore la democrazia in Italia”. Un’uscita non proprio felice, prontamente rimossa qualche ora dopo. Pare anche che ad un certo punto si fosse messo a cercare un “giornalista tuttofare” offrendo un lauto compenso, meno di 3 euro l’ora. Attenzione, perché potrebbe essere poco ferrato sui nomi: nel settembre 2018, vedendo il ministro Paolo Savona, lo indirizzò come prima come “Tria”, poi con un “Mo…” (che forse sta per “Moavero”), imbroccando il nome giusto solo al terzo tentativo.

Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri
Il capo politico del Movimento 5 Stelle, ex ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro e delle Politiche sociali ed ex vicepremier del governo gialloverde è ormai il numero uno delle gaffe tra i politici italiani. Dal corpo umano che sarebbe “composto al 90% d’acqua” alle “lobby dei malati di cancro” al congiuntivo traballante, agli italiani ha già regalato grandi risate. Il nuovo posto al governo promette bene: ha già collocato in Venezuela il dittatore (cileno) Pinochet, chiamato a più riprese “Ping” il presidente cinese (il nome è Xi Jinping), e parlato di “tradizione democratica millenaria” riferendosi alla Francia (che però è stata una monarchia assoluta fino alla rivoluzione francese del 1789). Ciliegina sulla torta, in un’occasione arrivò ad annoverare, tra i Paesi del Mediterraneo, niente meno che la Russia. Niente da aggiungere: la sua nomina a ministro degli Esteri sembra già spianargli la strada per mantenere il primato ancora a lungo.

Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia
Eurodeputato di lungo corso alla guida della Commissione Affari economici del Parlamento Ue, molto benvoluto a Bruxelles (ha un filo diretto con Mario Draghi) e professore di Storia alla Sapienza, il 53enne neo ministro dell’Economia non sembra aver dato molto spettacolo di sé nel corso della sua carriera politica. Tutt’al più, si è scoperto che è un grande appassionato di musica: partecipando alla trasmissione “Alta fedeltà” ha fatto sfoggio della sua abilità nel suonare la chitarra, performando una versione in Bossa Nova di “Bella ciao.

Paola De Micheli, oggi Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, su Facebook si vantò dell'azione del suo governo circa la ricostruzione dopo i terremoti in Centro Italia. Peccato che fra tendopoli, container e residence sull’Adriatico, il tessuto sociale fosse ben lontano dall’essere tornato alla normalità

Alfonso Bonafede, Ministro della Giustizia
L’avvocato civilista grillino, tra i più stretti alleati di Di Maio, è stato confermato nel ruolo di ministro della Giustizia che occupava anche nel governo M5S-Lega. Autore della legge spazza-corrotti e della riforma della giustizia bloccata dalla Lega, fu lui a suggerire il nome di Conte per la presidenza del Consiglio in occasione della formazione del primo governo. Il primo passo falso istituzionale è accaduto lo scorso novembre, quando chiamò “azzeccagarbugli” agli avvocati italiani (poi pentendosi). Ormai nota è anche la bassa performance di quando su Facebook diffuse un video, con tanto di musica di sottofondo, con gli "highlights" dell’atterraggio dell’ex terrorista Cesare Battisti, rientrato in Italia dopo 37 anni di latitanza. Che dire, stavolta converrà lavorare un po' di più sulla comunicazione.

Luciana Lamorgese, Ministro dell’interno
65enne di Potenza, ex prefetto a Venezia e a Milano ora in pensione, Lamorgese ha lavorato a lungo nel ministero dell’Interno (dal 2013 al 2017 è stata capo di gabinetto prima con Angelino Alfano e poi con Marco Minniti) ed è esperta di immigrazione, oltre che molto pragmatica. Probabilmente la personalità più appropriata per ereditare il ruolo di Matteo Salvini. Essendo un “tecnico”, Lamorgese raramente è finita sulle pagine dei giornali o in tivù: ad oggi, non si registrano figuracce o scivoloni, e anzi gode di un'ottima reputazione. Ma chissà che la tensione del ruolo non possa metterla in difficoltà, causandole qualche defiance.

Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo economico
Triestino, ingegnere e attuale capogruppo al Senato dei Cinque Stelle (nonostante sia alla sua prima legislatura), nelle ultime settimane è stato tra i protagonisti delle trattative con il PD per preparare il programma del nuovo governo. Nessuna gaffe degna di nota nemmeno per lui, in realtà. Tutt'al più un siparietto in Parlamento, a marzo di quest'anno, in cui Forza Italia suggeriva di cercare le gaffe di “Toninelli” su Google, il M5S rispondeva “E voi bunga bunga” e Patuanelli ricordava alla presidente del Senato Casellati (che aveva ripreso solo i pentastellati) che il termine è presente nel vocabolario Treccani. Che abbia fatto la ricerca in prima persona?

Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Ex manager di cooperative, deputata dal 2008, piacentina, la vicesegretaria del Pd è già stata sottosegretaria al ministero dell’Economia durante il governo Letta e alla presidenza del Consiglio sotto Gentiloni. Nel partito è vicina soprattutto a Enrico Letta e Maurizio Martina. Lo scivolone che vale la pena ricordare? Un paio di anni fa, mentre era Commissaria straordinaria di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, su Facebook si vantò dell'azione del suo governo nella celerità dei provvedimenti necessari alla ricostruzione per gli abitanti di quelle zone: “Ho conosciuto altre ricostruzioni come L’Aquila e l’Emilia, ma mai prima un #governo aveva proposto subito, nei mesi successivi al #sisma2016, un impianto normativo adeguato e un poderoso finanziamento. Siamo stati noi in un momento difficile di emergenza dare le necessarie certezze per la #ricostruzione. Ora il tessuto sociale sta rinnovandosi e lentamente sta riprendendo la vita normale”. Peccato che fra tendopoli, container e residence sull’Adriatico, il tessuto sociale fosse ben lontano dall’essere tornato alla normalità.

Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, nel 2014 andava molto fiera di voler uscire dall'euro

Vincenzo Amendola, Ministro agli Affari europei
Dirigente di partito con alle spalle una lunga esperienza, napoletano, Amendola è stato deputato del Pd eletto nel 2013, ex sottosegretario agli Esteri nei governi Renzi e Gentiloni, e oggi responsabile esteri nella segreteria di Zingaretti. Per lui niente figuracce da segnalare, ma una curiosità: è sposato dal 2013 con Karima Moual, giornalista italiana di origini marocchine. Il matrimonio è stato celebrato da Roberto Speranza, oggi ministro della Salute in quota Leu.

Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche agricole
Questa brindisina, ex sindacalista della CGIL e renziana di ferro, nel corso della sua carriera politica è stata prima sottosegretaria al Lavoro con Renzi e poi viceministra dello Sviluppo economico sia sotto Renzi che Gentiloni. Pagella (per ora) intatta anche per lei.

Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo
Già ministro della Cultura nel governo Renzi e Gentiloni (e prima ministro per i Rapporti con il Parlamento con Letta) ha iniziato l’attività politica nella Democrazia Cristiana, per poi contribuire a fondare la Margherita. È stato anche segretario del Pd dopo le dimissioni di Veltroni. Pare che per il Conte Bis volesse un incarico diverso dai beni culturali. Nel precedente incarico è stato l’autore di una riforma che ha generato reazioni controverse. Scrive anche libri, ma ogni tanto inciampa sulle coniugazioni verbali. Per il resto, mentre era ministro ha dovuto gestire l’imbarazzo di quella che lui stesso definì una “figuraccia mondiale” perché il Tar gli aveva annullato la selezione di cinque dirigenti di musei nazionali, visto che non potevano partecipare personalità estere. E poi il non trascurabile problema di essersi circondato di persone non proprio “giuste”.

Francesco Boccia, Ministro degli Affari regionali
Dirigente di peso del Partito democratico, pugliese come Bellanova, tra il 2013 e il 2018 è stato presidente della commissione Bilancio alla Camera. Candidato due volte alle primarie del Pd nella sua regione, è stato sempre battuto da Nichi Vendola. Curiosità? Nel 2011 sposò, a sorpresa, Nunzia De Girolamo, parlamentare del Pdl, con cui ha fatto una figlia. Quello che in tivù appare come un politico pacato e misurato, su Twitter si trasforma: a chi osa criticarlo, risponde «Se non sei d’accordo con me, fatti eleggere e poi ne riparliamo», «Vai... vai a lavorare», «Fai ridere... coniglio», si legge tra i cinguettii che riserva ai suoi detrattori. La gaffe più nota? Quella con cui confonde i cacciabombardieri F35 prendendoli per elicotteri: «In sostanza non si tratta di fare guerre, con gli elicotteri si spengono incendi, trasportano malati, salvano vite umane #F35».

Elena Bonetti, Ministro per le Pari opportunità e la Famiglia
Bonetti, 45enne mantovana prof di matematica alla Statale di Milano, è una delle facce più nuove del governo Conte Bis. Finora la si era vista solo alla Leopolda di Renzi. Pur non avendo mai avuto incarichi istituzionali (le gaffe sono ancora tutte da collezionare), però, è già nota come “la scout pro gay” del nuovo esecutivo.

Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali
Catanese, 52 anni, è senatrice del Movimento 5 Stelle dal 2013 ed è la “madrina” del reddito di cittadinanza. Oggi presidente della commissione Lavoro del Senato, nel 2014 andava molto fiera di voler uscire dall’euro. Per il resto, però, anche lei deve ancora aggiungere figuracce al suo curriculum: considerando la delicatezza della questione dei navigator e l’implementazione del reddito di cittadinanza, aspettiamo fiduciosi.

Vincenzo Spadafora, Ministro per lo Sport e le Politiche giovanili: speriamo di vederlo almeno capitombolare in una disciplina olimpica

Roberto Speranza, Ministro della Salute
L’unico esponente di Leu al governo, vicino all’ex segretario Pierluigi Bersani, è stato capogruppo del Pd alla Camera, dimettendosi però dalla poltrona quando l’allora premier Matteo Renzi mise la fiducia sulla sua legge elettorale, l’Italicum. Nel 2017 ha fondato Articolo Uno insieme a Bersani e ad altri dirigenti ex Pd. Fervente bersagliere di Salvini e protagonista di più di una polemica tra i democratici (in particolare Roberto Giachetti, che gli disse di avere “la faccia come il culo”), il fatto che di professione non si occupi di sanità potrebbe esporlo a qualche strafalcione: speriamo sia preparato.

Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente
Già occupante dello stesso dicastero nel governo gialloverde, prima di entrare in politica era generale di brigata dell’arma dei Carabinieri e comandante dei Carabinieri forestali in Campania. Laureato in scienze agrarie e specializzato in indagini ambientali, si è occupato della lotta alle ecomafie e alla criminalità organizzata. Gaffe collezionate finora: una sola, quando, commentando i risultati dell’annuario dei dati ambientali dell’Ispra, disse che la raccolta differenziata a Roma era partita davvero da quando si è insediata Virginia Raggi: in realtà, il suo predecessore Ignazio Marino aveva fatto numeri molto migliori. Riproviamoci, Costa.

Lorenzo Fioramonti, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Accademico, grillino, è stato viceministro dell’Istruzione nel governo Conte I. Al momento è in aspettativa dal ruolo di professore ordinario di Economia politica all’università di Pretoria, in Sudafrica, cattedra che ha ottenuto a 35 anni, dopo essere fuggito dal sistema accademico italiano. Mentre ci si aspetta che, vista la sua carriera professionale, prenda una posizione netta sul fronte della ricerca, rimaniamo in attesa di potenziali gustose figuracce (che l’idea di imporre una “tassa sulle merendine” per alzare gli stipendi degli insegnanti possa essere un buon inizio?).

Lorenzo Guerini, Ministro della Difesa
Finora presidente del Copasir, la Commissione parlamentare di controllo sui servizi di intelligence, Guerini è stato sindaco di Lodi tra il 2005 e il 2012 e vicesegretario di Renzi tra il 2014 e il 2017. È tra i leader di Base Riformista, la corrente dei renziani moderati insieme a Luca Lotti. Curriculum troppo immacolato per essere credibile: uno strafalcione in corso di legislatura sarebbe d’obbligo.

Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud
37enne, economista e vicepresidente dello Svimez, l’associazione che studia lo sviluppo economico del Mezzogiorno, fa parte dell’area più a sinistra del Partito democratico, consulente dell’ex ministro dell’Ambiente Orlando durante il governo Letta prima e responsabile delle politiche del lavoro dei dem poi. Al di là del fatto che ha un nome che è tutto un programma, considerando il posto che occupa nel governo, al momento non può vantare figuracce degne di essere chiamate tali. Che dire, non vediamo l’ora di conoscerlo meglio.

Vincenzo Spadafora, Ministro per lo Sport e le Politiche giovanili
Consigliere e braccio destro di Di Maio prima delle elezioni del 2018, Spadafora è originario di Afragola e nel tempo è stato presidente di Unicef Italia, Garante per l’infanzia e poi sottosegretario alle Pari opportunità nel 2018. Nel primo governo Conte, a parte i regolari scontri sui diritti civili con i ministri leghisti (per i quali è quasi stato buttato fuori dal governo), non si è distinto per aver suscitato particolare ilarità. Ora che occupa un posto più importante, speriamo di vederlo almeno capitombolare in una disciplina olimpica.

A suo tempo, Fabiana Dadone non si era fatta scrupoli a bacchettare Maria Elena Boschi, che dava retta al cellulare invece che ascoltarla. Peccato che le stessero comunicando da Palazzo Chigi la liberazione delle volontarie rapite in Siria

Fabiana Dadone, Ministro della Pubblica amministrazione
Grillina, giovane (35 anni, è seconda solo a Di Maio per età) e laureata in giurisprudenza, ma anche impegnata nel sociale, è anche lei una delle facce più sconosciute del governo. Ha lavorato nella commissione Affari costituzionali della Camera, dove è stata anche capogruppo M5S. Il suo nome è legato alla proposta di legge per il referendum propositivo e al tema del conflitto di interessi. Guerrigliera e senza peli sulla lingua, a suo tempo non si era fatta scrupoli a bacchettare in aula Maria Elena Boschi, che non stava ascoltando il suo intervento per dare retta al cellulare. Peccato che l’ex ministro stesse in quel momento ricevendo la notizia da Palazzo Chigi della liberazione di Greta e Vanessa, le due volontarie italiane rapite in Siria. Che ci volete fare, capita.

Federico D’Incà, Ministro dei Rapporti con il Parlamento
Laureato in Economia, bellunese, D’Incà è un’altra new entry nella schiera di ministri a 5 Stelle e raccoglie l’eredità di Riccardo Fraccaro (ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio), che prima occupava il suo posto. Membro dell’intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, prima di entrare in politica si occupava di gestione informatica per una multinazionale. Nel 2014 aveva soprannominato Matteo Renzi “presidente del coniglio Pd”. Tra i suoi hobby coltiva ortaggi e verdure.

Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione e la Digitalizzazione
Ha alle spalle una carriera costruita sul tema di cui si occuperà al ministero, la pentastellata Paola Pisano. Assessora ai servizi civici, alla toponomastica, ai sistemi informativi e all’innovazione nella giunta Appendino a Torino e docente di Gestione dell’innovazione nella stessa città, è anche nota come la “signora dei droni” visto il numero di progetti che ha avviato nel capoluogo piemontese. Piercing al sopracciglio e “un sacco di progetti in testa”, non si può che augurarle in bocca al lupo, in attesa di un eventuale uscita infelice.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio
Quel che si dice finire in bellezza. Da quando le ha suonate a Matteo Salvini in Parlamento, Giuseppe Conte è diventato una specie di eroe agli occhi degli italiani. Ma l’”avvocato del popolo” (così si definì al suo insediamento, nel giugno 2018) e docente universitario a Firenze, originario di Foggia, ha avuto anche lui i suoi scivoloni istituzionali. L’11 febbraio di quest’anno, preda di un lapsus, si definì “presidente della Repubblica”, seguito a ruota, il giorno successivo, da un altro momento di confusione, in cui invece di trattare di “paradisi fiscali”, parlò di “paradisi artificiali”. Saranno state giornate stancanti, siate indulgenti. Altro ruzzolone (stavoltà più inquietante) l’uscita in occasione del crollo del ponte Morandi, quando annunciò la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia: “non possiamo attendere i tempi della giustizia penale”, disse. Ma presidente, non esisteva il garantismo in questo Paese?

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