L'aria che tira
6 Settembre Set 2019 0601 06 settembre 2019

Cambiamento climatico, anche la virtuosa Germania è nei guai con le emissioni. Ed è colpa del carbone

A poco più di due mesi dall'annuale Conferenza sul clima l'Europa dovrà ammettere limiti e mancanze sulla lotta al riscaldamento globale. Provando a guidare la discussione sull'Accordo di Parigi

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Il 23 settembre si riunisce a New York l’Assemblea generale delle Nazioni Unite per parlare di clima. Seguirà l’annuale Conferenza (Cop25) in Cile, in cui si dovrà valutare quanto è stato fatto finora dagli Stati per ridurre i gas serra, in base agli impegni presi con l’Accordo di Parigi del 2015 ma, soprattutto, ridiscutere gli obiettivi per contenere l’aumento della temperatura media globale. Due azioni obbligate, perché entro l’anno prossimo le emissioni avrebbero dovuto ridursi per riuscire poi, tra il 2050 e al massimo il decennio successivo, a raggiungere la soglia zero. Ma così non è stato.

I dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) ci dicono che nel 2018 il livello di inquinamento atmosferico è aumentato un po’ dappertutto, anche in Europa – Stati Uniti e Cina fanno da locomotiva – e che il processo di riconversione verso le energie rinnovabili è ancora troppo lento. Dal 1990 al 2016 l’energia verde è passata dall’1% all’8%. Ma la fotografia fornita dal rapporto Bloomberg nel 2018 sugli investimenti nell’energie rinnovabili svela un nuovo calo. Sebbene spingano solare ed eolico, il balzo è insufficiente.

Per abbandonare del tutto il carbone la Germania slitta al 2038. Ma l'Accordo di Parigi chiede un taglio netto delle emissioni già entro il 2030.

Oltre un quarto dell’energia prodotta a livello mondiale, da cui dipende la fetta più sostanziosa di inquinamento atmosferico, deriva ancora dal carbone. Il mito che questo combustibile fossile sia stato superato è falso. A giugno nel Nordreno-Vestfalia in Germania cinquemila attivisti hanno occupato una delle miniere di lignite - carbone grezzo molto economico - più grandi d’Europa. La Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk (Rwe), colosso tedesco nella produzione dell’energia, non ha ancora rinunciato al carbone.

Da 47 anni a Garzweiler, nel nord ovest della Germania, resiste un impianto di 66 chilometri quadrati che rifornisce buona parte del Paese. Proprio la Rwe, la cui proprietà è nelle mani degli enti locali e gode di molti investimenti stranieri – tra i quali quelli degli italiani per complessivi 5,6 milioni di euro – sta disboscando a poco a poco la foresta di Hambach. Protagonista già dall’autunno scorso di sit-in di protesta e occupazioni da parte degli ambientalisti. E’ una corsa contro il tempo, perché solo il 10% non è ancora stato fagocitato dalle mire dell’industria energetica.

Intanto, chiusa la miniera di Prosper-Haniel nella Rhur, l’anno scorso la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto sapere che per abbandonare il carbone il Paese avrà bisogno di più tempo: la data ultima fissata è il 2038. Ma in base all’Accordo di Parigi si era chiesto un taglio netto delle emissioni già entro il 2030 per contenere la temperatura entro un 1,5°. Germania che di fronte ai veti dei Paesi del Gruppo di Viségrad sull’urgenza di abbandonare il carbone in seno alla Cop24 si è guardata bene dal proferire una parola. Preferendo rimandare la discussione al prossimo incontro sul clima.

Al summit di New York e alla Cop25 l'Unione europea dovrà ammettere per prima di aver fallito rispetto agli impegni presi

Proprio la mancanza di vincoli, non sono previsti né sanzioni né controlli sulle emissioni prodotte ogni anno e gli Stati possono ancora vendere le quote in eccesso di C02, ha impedito di fatto un tracollo del carbone. Sebbene in vent’anni il consumo di questo combustibile fossile si sia ridotto, Cina e Stati Uniti mantengono salde le prime posizioni, mentre in India nel 2040 si prevede persino un raddoppio.

L’Unione Europea, che ha avuto il merito di ospitare una delle delegazioni più numerose alla Conferenza sul Clima di Parigi, dopo quella di Copenaghen nel 2009, dovrà ammettere per prima al summit di New York e alla Cop25 in Cile, di aver fallito rispetto agli impegni assunti. Conta poco l’intenzione della presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen di tassare il carbone per disincentivarne il consumo, e azzerare così la produzione, se non si risolveranno le resistenze dei Paesi dell’Est europeo. E la Germania non farà la sua parte. Senza fare sconti a nessuno. Ma prima di tutto a se stessa.

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