Giallorossi
6 Settembre Set 2019 0600 06 settembre 2019

Altro che Nunzia Catalfo, il vero ministro del Lavoro ora è Mimmo Parisi

La nuova ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, nel primo governo Conte è stata tenuta fuori dalla progettazione del reddito. Ha fatto tutto il prof del Mississippi Mimmo Parisi, che ora – dicono in tanti – “sarà il vero ministro del Lavoro”

Nunzia Catalfo Linkiesta
(Filippo MONTEFORTE / AFP)

Per sopravvivere, Luigi Di Maio ha dovuto trasferirsi alla Farnesina. E al ministero del Lavoro ha piazzato una dei suoi, Nunzia Catalfo, perfettamente allineata con i programmi del primo governo Conte. Ma «il vero ministro del Lavoro», dicono gli insider, «ora sarà Mimmo Parisi». Il professore del Mississippi, “padre dei navigator”, richiamato in Italia da Di Maio alla presidenza dell’Anpal per rivoluzionare e digitalizzare le politiche attive in Italia. Una figura vista col fumo negli occhi da una parte dei nuovi alleati del Pd, per il sospetto che Parisi volesse vendere in Italia il software di incrocio della domanda e offerta di lavoro, Mississippi Works, che lui stesso aveva creato negli States. E sul rischio del conflitto di interessi del prof esperto di Big Data, i Dem all’opposizione hanno presentato più di una interrogazione parlamentare. Con il Pd al ministero del Lavoro, insomma, Parisi forse avrebbe preferito fare le valigie. Ma l’arrivo della senatrice Nunzia Catalfo cambia le carte in tavola. Anzi, spiegano in tanti, «è stata messa lì per non pestare i piedi a Parisi». Che ora farebbe da «ministro ombra».

Perché, nonostante la neoministra rivendichi il deposito a prima firma, nel lontano 2013, di una legge in materia di reddito di cittadinanza, nel primo governo Conte è rimasta al di fuori dalle stanze del potere nella costruzione del progetto del sussidio grillino. Soprattutto per inesperienza, dicono i critici. Al momento dell’ingresso in Parlamento, nel 2013, in effetti in valigia Catalfo portava dalla Sicilia un curriculum da “orientatore e selezionatore del personale, responsabile di processi di promozione, tutor e progettista di piattaforme di elearning”. Niente più.

Colui che nel primo governo Conte, invece, ha maneggiato i decreti, sviluppato in dettaglio il programma del reddito di cittadinanza, partecipato alle riunioni per la stesura del bando dei navigator, ancor prima di essere nominato ufficialmente in capo all’Anpal, e trattato con le regioni incavolate – visitandole poi quasi tutte – è stato Mimmo Parisi. Con il pieno appoggio di Luigi Di Maio e del suo staff. Il prof italoamericano, a questo punto, può mantenere saldo il suo potere in Anpal, anche se tanti funzionari nell’agenzia speravano in un cambio di passo e nel suo ritorno negli States.

Nel primo governo Conte, Catalfo è rimasta al di fuori dalle stanze del potere. A gestire tutto c’era Parisi affiancato da Di Maio

Anche perché i “navigator” di Parisi, quelli che avrebbero dovuto essere gli «alfieri delle nuove politiche attive», non se la passano bene. “Mimmo” li aveva salutati a fine luglio dal palco dell’Auditorium di Roma per il giorno del kick-off, dopo aver ricordato che l’incontro tra lui e Di Maio era stato «un atto voluto da Dio per portare avanti un progetto così importante». Ma a pochi giorni dalla partenza della fase 2 del reddito, con l’avvio della convocazione dei percettori per la sottoscrizione dei Patti per il lavoro, di «alfieri» esperti di «case management» se ne vedono pochi.

Mentre i 471 navigator vincitori dle concorso in Campania sono in sciopero della fame, bloccati dalla mancata firma della convenzione da parte di Vincenzo De Luca, gli altri hanno avviato la formazione. Dovranno lavorare nei centri per l’impiego, ma non sono equiparati agli operatori dei cpi. Li affiancano, ma non possono fare il loro lavoro, in quanto collaboratori cococo della partecipata Anpal Servizi e non dipendenti delle regioni. Ad oggi, insomma, i navigator non faranno altro che raccogliere dei dati e profilare i beneficiari del reddito, elaborandone i piani individuali e facendo firmare alla fine l’assegno di ricollocazione. Che prima, come eredità del Pd, era stato cancellato, e che invece ora torna al centro di tutto.

«Duemila persone in pratica faranno quello che potevano fare i dipendenti dei centri per l’impiego da soli», dicono gli esperti. E soprattutto lo faranno senza la famosa piattaforma di incrocio tra domanda e offerta annunciata nelle varie convention grilline, quella che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo del lavoro in Italia. My Anpal, l’unico strumento digitale ad oggi in mano ad Anpal, avrebbe bisogno di parecchi miglioramenti per funzionare bene. Nel piano iniziale erano previste funzionalità aggiuntive. Ma da inizio anno, dopo l’arrivo di Parisi, non è stata aggiunta nessuna miglioria. E la piattaforma è stata lasciata in letargo. Per fare spazio, dopo un emendamento last minute al decreto crescita, al progetto di sviluppo di un nuovo portale con l’affidamento a terzi tramite Invitalia, l’agenzia in house del Tesoro con cui è prevista la stipula di una convenzione. Nel decretone del reddito, 25 milioni sono stati destinati allo sviluppo di nuove infrastrutture informatiche per la realizzazione del “case management” e del “labour exchange”. Proprio sul modello di Mississippi Works, la app venduta da Parisi allo Stato americano del Mississippi. Con la crisi di governo, l’interlocuzione con Invitalia si era arenata. Ma ora, con l’arrivo di Nunzia Catalfo al ministero del Lavoro, Parisi potrebbe rimettere mano al sogno della app “Italy Works”. Questa volta con il Pd alleato.

(Foto: Linkiesta)
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