Uno stato due paesi
9 Settembre Set 2019 0601 09 settembre 2019

Nord contro Sud, anche con questo governo siamo un Paese diviso

Dal meeting di Cernobbio il governatore lombardo Fontana torna all’attacco sulle autonomie regionali e chiede di ripartire dal testo segreto su cui stava lavorando il precedente governo. M5S e Pd però non sembrano avere le idee chiare. E la Lega all’opposizione complicherà le cose

Francesco Boccia_Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

Riaprire la partita delle autonomie regionali o lasciare che il fuoco acceso da Veneto, Lombarda ed Emilia si spenga da sé? Bel problema per il Conte-Bis che eredita un faldone arcicomplesso, a suo tempo legato agli interessi e ai desiderata della Lega ma ora non esattamente in sintonia con l’orizzonte (anche elettorale) di Pd e M5s, situato prevalentemente a Sud. Al meeting di Cernobbio i governatori nordisti hanno fatto squadra per rivendicare la necessità di ripartire non da zero ma dal progetto già lungamente covato a Palazzo Chigi. Non gli basteranno contentini su competenze marginali, vogliono pure scuola e sanità e sono pronti (Attilio Fontana dixit) a legiferare in proprio se non saranno soddisfatti. Il neo-ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ha replicato con toni che lui stesso ha definito “gandhiani”, e tuttavia non si potrà fare melina ancora a lungo: presto si dovrà decidere se esercitare anche su questo terreno la discontinuità oppure riavviare il dialogo.

Il fatto è che le due grandi questioni nazionali – il Nord e il Sud – restano ferme lì come macigni fin da quando, negli anni ’90, fecero la loro comparsa sotto forma dei primi successi della Lega e della debacle della Dc determinata proprio dal voto meridionale. Da allora il divario tra le due Italie si è moltiplicato in tutti i principali settori – crescita, occupazione, servizi – e insieme ad esso sono cresciute enormemente due percezioni sempre esistite ma a lungo minoritarie: al Nord l’idea di faticare per tutti, di trainare ogni giorno una zavorra di fannulloni inoperosi e mafiosi; al Sud la convinzione di essere abbandonati al malaffare, al sottosviluppo e ora pure al ritorno dell’emigrazione di massa per cercare pane e felicità. Nessuno si è mai occupato sul serio della più grande ferita nel principio di uguaglianza che la Costituzione dovrebbe garantire: la differenza di opportunità tra il nascere a Milano oppure a Reggio Calabria. È qualcosa che ormai tocca ogni diritto individuale e sociale, dall’istruzione fino alla salute: solo per citare un dato, gli indici di mortalità per malattie croniche al Sud segnano percentuali dal 4,7 al 28 per cento superiori alla media nazionale.

Adesso il processo arriva in vista della tappa finale e quella tappa è costituita dal misterioso testo elaborato da Lega e Cinque Stelle per 14 mesi nelle stanze di Palazzo Chigi

L’incendio delle rivendicazioni autonomiste e l’ideologia del “ciascuno provveda per sé’” nasce da qui, ed è illusorio pensare di spegnerlo con l’elusione o il rinvio. Il prezzo potrebbe essere l’apertura di un conflitto che finora è rimasto latente o confinato alle manifestazioni di piazza ma che mai si è esteso alle scelte istituzionali: lo scontro tra il governo di Roma e le regioni che costituiscono il motore produttivo del Paese e tirano la carretta del Pil. Nessun partito finora si è sentito di affrontare questo tipo di cimento. Anzi, tutti hanno blandito il Nord e hanno fatto concessioni ai partiti che lo governavano, a cominciare dalla sinistra, che nel 2001 con la Riforma del Titolo V della Costituzione pose le basi dell’autonomia (e si aggiudicò l’aiuto di Umberto Bossi). Adesso il processo arriva in vista della tappa finale, dopo un ventennio di lento avanzare nella legislazione e nel dibattito pubblico, e quella tappa è costituita dal misterioso testo (non è mai stato reso pubblico) elaborato da Lega e Cinque Stelle per 14 mesi nelle stanze di Palazzo Chigi. Strapparlo e ricominciare da capo richiederà coraggio. Tenerselo, pure: abdicare su scuola e sanità significa dire addio ai due principali cardini dell’unità nazionale.

L’accordo di governo siglato da democratici e grillini sul punto è piuttosto ambiguo. Al punto 20 del testo si collega la scelta dell’autonomia differenziata alla garanzia di “livelli essenziali delle prestazioni” con un fondo di perequazione “per garantire a tutti la medesima qualità dei servizi”. Ma tutti sanno che individuare questi “livelli essenziali” sarà un lavoro annoso, e il Nord ha già detto che non intende aspettare: vuole l’intesa subito, poi quando saranno fissate le prestazioni minime si adeguerà alla richiesta di contribuire. Ed è immaginabile che il nuovo ruolo d’opposizione della Lega rafforzerà le richieste e la turbolenza dei protagonisti. Al vecchio Conte I gestito da Matteo Salvini il Nord poteva fare qualche sconto, concedere qualche dilazione, il nuovissimo Conte II di sicuro non beneficierà dello stesso trattamento.

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