Troppo olio versato
10 Settembre Set 2019 0600 10 settembre 2019

La Bellanova ha ragione: contro la Xylella serve l’eradicazione. E la ricerca

La neoministra dell'Agricoltura deve vincere la sua battaglia contro cialtroni e santoni dei metodi alternativi. Perdere altro tempo significherebbe condannare un'intera regione e cancellare un pezzo della sua storia

Xylella_ulivi
Tiziana Fabi/Afp

È inutile abbracciare gli alberi infetti. Per la neoministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova l’unica via per debellare la Xylella è la scienza, altro che metodi alternativi. Una ricetta opposta a quella dei 5 Stelle, da poche ore compagni di viaggio della Bellanova nel neonato governo giallorosso. "La ministra è serva delle lobby e della Coldiretti” ha sentenziato il senatore Lello Alfonso Ciampolillo, fedele al motto del Blog delle Stelle "La Xylella è una bufala". Di sicuro non basteranno le liti a fermarla: la Coldiretti Puglia ha appena denunciato altri 43 nuovi alberi infetti nelle province di Brindisi e Taranto.

In 10 anni la Xylella ha compiuto una vera e propria ecatombe nel settore olivicolo pugliese. Le stime parlano chiaro: 21 milioni di ulivi infetti e 1,2 miliardi di danni. 5 mila posti di lavoro persi. Frantoi smontati pezzo per pezzo e venduti all’estero, verso Marocco e Tunisia. Un quadro desolante che mostra il fallimento di una politica nazionale e regionale che troppe volte ha biascicato soluzioni temporanee e mai risposte chiare, certe, definitive. Non deve sorprendere la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha condannato l’Italia per non aver rispettato i dettami della Commissione, cioè monitoraggio ed eradicazione degli ulivi nelle zone cuscinetto a confine con l’area infetta.

Se vuoi mostrare all'Europa di essere un Paese virtuoso in tema di rispetto delle direttive europee vigenti, questo è il modo sbagliato

Una sentenza figlia di una situazione pregressa, relativa al 2017. In due anni però non ci sono stati grossi miglioramenti. La zona di Lecce attende ancora l’eradicazione di 600 alberi colpiti dalla malattia, molti dei quali secolari. Un compito che spetta all’Arif, Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali, che però al momento non ha un capo. Il commissario straordinario Oronzo Milillo si è dimesso a fine agosto per presunte incompatibilità con il governatore Michele Emiliano e Francesco Ferraro, al vertice della task force Xylella. Questi contrasti avranno come sola conseguenza quella di allungare i tempi per le eradicazioni. Se vuoi mostrare all'Europa, e anche al nuovo commissario alle Politiche Agricole, probabilmente il polacco Janusz Wojciechowski, di essere un Paese virtuoso in tema di rispetto delle direttive europee vigenti, questo è il modo sbagliato. Visto che casi di Xylella sono stati già registrati in giro per l’Europa, dal Portogallo a Ibiza e alla Corsica, non sono da escludere casi di protezionismo nei confronti del settore florovivaistico italiano in futuro e anche nuove sanzioni da parte dell'Europa.

I primi innesti sulle piante malate della varietà Leccino, resistente alla malattia, hanno portato i primi frutti sperati, anzi le olive sperate, a Gagliano del Capo

Eppure, c’è una luce in fondo al tunnel. I primi innesti sulle piante malate della varietà Leccino, resistente alla malattia, hanno portato i primi frutti sperati, anzi le olive sperate, a Gagliano del Capo. Non è l’unico, visto che altrove si studiano altri possibili incroci che possano rendere le piante immuni dalla malattia. Solo così si può combatterla, visto che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) afferma che non ci sono al momento cure valide per sconfiggere la piaga di un’intera Regione. Con buona pace di chi crede ancora che saponi e onde elettromagnetiche bastino e che non ci siano correlazioni tra la malattia e il disseccamento rapido degli ulivi. Santa Teresa salvaci tu.

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