giallorossi
10 Settembre Set 2019 0600 10 settembre 2019

I due gravi pericoli per il governo Conte bis: il nord, e le piazze scatenate

Nel suo discorso alla Camera il presidente del Consiglio ha allontanato le provocazioni provenienti da destra, parlando di governo “sobrio e operoso”. Ma per disinnescare l’opposizione dovrà varare misure che siano popolari davvero. L’alternativa è di alimentare il sostegno “di piazza” per la Lega

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afp

Parte piano il Conte-Bis. Il discorso dell’avvocato-premier alla Camera – che vota la fiducia con 343 Si e 263 No al suo nuovo governo – scorre su una linea prudente e programmatica, senza impennate, senza acuti. Conte non raccoglie nemmeno una delle molte provocazioni che salgono dai banchi della destra – “Venduto, venduto!”; elezioni, elezioni!”; “poltrone, poltrone!” – cammina col passo di montagna, lento e ponderato, misura i toni, auspica la defibrillazione delle tensioni, il ritorno alla mitezza, l’archiviazione d’ogni violenza verbale: “La lingua del governo sarà mite”. Non pronuncerà mai la parola "popolo", userà spesso "cittadini" e "italiani".

E rispetto al cattivismo che ha saturato l’aria degli ultimi mesi promette, citando Saragat, un supplemento di umanità: “Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano”, “Dove i rapporti sono umani la democrazia esiste”. Si riserverà nella replica del tardo pomeriggio qualche puntuta precisazione. Alle accuse di poltronismo risponde: “Volevate andare a elezioni per ottenere più poltrone?”. A quelle di essere subornato a interessi e pressioni straniere: “Nessuna sudditanza verso nessuno. Vogliamo recitare un ruolo nel nuovo assetto di questa Europa prendendo parte a tutti i consigli Ue cercando di orientare a nostro vantaggio i negoziati, dopo aver studiato però”.

Ma sempre suaviter in modo: attento a non incendiare ulteriormente gli animi. Dice chi gli è vicino che l’idea è quella di replicare il low profile gentiloniano dopo gli anni di eccessi renziani a palazzo Chigi. Del resto ad alzare il volume e la temperatura politica ci pensa fuori dal Palazzo, nella piazza di Montecitorio antistante la Camera, la manifestazione indetta dalla destra che vede accanto Fratelli d’Italia e Lega, più il movimento Cambiamo di Toti, in ritrovata unità d’azione. L’accusa urlata alla volta dell’aula parlamentare di Montecitorio, mentre sta parlando Conte, è il furto di sovranità, il tradimento della volontà popolare. È solo la prova generale d’una strategia di mobilitazione di lunga durata, l’annuncio dell’autunno caldo nazionalpopulista che Lega e Fratelli d’Italia promettono al governo Pd-Cinquestelle.

Se Conte riuscirà a tenere la maggioranza e avviare una strategia di riforme la piazza animata oggi dalla destra potrebbe sgonfiarsi, altrimenti crescerà con il disagio sociale e sarà il fomite d’una nuova ondata di protesta antisistema

L’istantanea di questo 9 settembre, la contrapposizione piazza parlamento, coi banchi della destra a far da eco agli slogan che arrivano da fuori dell’aula, rischia d’essere lo spartito dei prossimi mesi. Una piazza populista che mette in scena l’assedio al cosiddetto Palazzo e un governo che gioca la carta del riformismo e del ritorno all’ordine dopo una stagione di strappi, urla e avventure.

È su questa dialettica che si giocherà la partita. La scommessa di Conte e del suo governo è quella di investire lungo la linea della durata su politiche sociali che svuotino parte delle sacche di rancore sociale su cui la destra cerca di capitalizzare il suo revanscismo politico, la scommessa nazionalpopulista al contrario consiste nel tenere accesa l’agitazione, ridare propulsione al malcontento indicandogli assieme ai soliti obiettivi – Europa, fisco e immigrazione – il bersaglio del “governo inciucista”.

In altri termini se Conte riuscirà a tenere la maggioranza e avviare una strategia di riforme la piazza animata oggi dalla destra potrebbe sgonfiarsi, altrimenti crescerà con il disagio sociale e sarà il fomite d’una nuova ondata di protesta antisistema. Conte però non vuole muoversi nello spartito del muro contro muro che alla fine, per sforzo convertito avrebbe l’effetto di rafforzarere Salvini polarizzando di nuovo sulla sua figura il focus del discorso.

Nel discorso programmatico di Conte manca però il Nord, la questione settentrionale, che è il tema su cui l’opposizione leghista farà leva rivendicando l’autonomia mutilata

Conte insomma non intende, almeno lui, concedere al leader leghista il centro della scena, perciò chiede alla sua squadra d’essere “sobria di parole e operosa”. Agire dunque sui punti programmatici che sono di sicuro impatto sociale: gratuità degli asili nido, gratificazione professionale ed economia ai docenti delle scuole, riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori, misure per tamponare l’emigrazione giovanile dall’Italia, digitalizzazione della Pubblica amministrazione, lotta all’immigrazione clandestina ma anche più integrazione da modulare con la richiesta di una solidarietà effettiva sul tema degli altri paesi Ue, parità di genere nelle retribuzioni, accorciamento dei tempi della giustizia, investimenti sull’ecologia. Conte ha addirittura parlato di un Green New Deal. Messa lì con vaga nonchalance in riferimento alla legge sul taglio dei parlamentari la riforma costituzionale e una nuova legge elettorale, un punto in realtà strategico visto che nuove regole del gioco potrebbero scombinare i piani di molti, a partire da quelli dell’attuale opposizione.

E poi grande attenzione al Mezzogiorno con l’abbattimento del divario tra il Nord e il Sud Italia attraverso un piano straordinario di investimenti “anche attraverso la istituzione di una banca pubblica che aiuti le imprese in tutta Italia e dia impulso all'accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale del Sud”.

Nel discorso programmatico di Conte manca però il Nord, la questione settentrionale, che è il tema su cui l’opposizione leghista farà leva rivendicando l’autonomia mutilata. Una lacuna che gli viene fatto notare e a cui tenta di rimediare in fase di replica, ma senza troppo mordente. Dai risultati delle prossime regionali si cominceranno ad avere dei test sulla qualità di marcia di questo governo, se sarà più in salita o in discesa del previsto. I segnali da mercati e dall’Europa sono per ora positivi e distensivi, ma la via di Conte è stretta.

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