Migranti
12 Settembre Set 2019 0855 12 settembre 2019

Dai porti chiusi ai porti indifferenti: Ocean Viking chiede aiuto, il Viminale tace

La nave della ong ha chiesto di approdare in Italia. Silenzio assordante dal Viminale, anche davanti alla richiesta di far sbarcare una donna incinta al nono mese. La politica del “prender tempo” in questi casi non può funzionare, servono scelte immediate

Lamorgese Linkiesta
(Andreas SOLARO / AFP)

Come giustamente dice il sociologo Stefano Allievi oggi su Linkiesta, passare dai “porti chiusi” per i migranti all’“accogliamoli tutti” sarebbe un errore. Oltre che un bell’assist alla propaganda di Matteo Salvini. Ma da qui a restare in silenzio davanti alla richiesta della nave Ocean Viking di far sbarcare una donna incinta al nono mese di gravidanza, ce ne passa. Il Viminale leghista delle dirette Facebook e dei tweet al veleno – per fortuna – non c’è più. E comprendiamo l’aplomb di Luciana Lamorgese, nuovo ministro dell’Interno, tecnico e non politico. Passare dai “porti chiusi” ai “porti indifferenti”, però, non è proprio una conquista. E menomale che alla fine Malta ha risposto all’allarme lanciato da Sos Mediterranée per far partorire in sicurezza la donna. Anche se, è bene precisarlo, ancora né da Roma né da La Valletta c’è chi ha dato l’ok alla richiesta di un porto sicuro per tutti gli 82 migranti rimasti a bordo.

La linea del “prendere tempo” in attesa di modifiche del decreto sicurezza bis, secondo le indicazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non può valere quando c’è gente in mare. Anche perché i tempi non saranno certo brevi. Serve un segnale di discontinuità rispetto alla politica degli scorsi 14 mesi, altrimenti questo cambio di maggioranza non si spiega. Anche un Viminale “tecnico” deve poter prendere decisioni di questo tipo, che non sono politiche. Ma molto più hanno a che fare con quel «nuovo umanesimo» con cui il premier Giuseppe Conte ha infarcito il suo discorso alle Camere.

Comprendiamo l’aplomb di Luciana Lamorgese, nuovo ministro dell’Interno, tecnico e non politico. Passare dai “porti chiusi” ai “porti indifferenti”, però, non è proprio una conquista

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti, ora alleato di governo dei suoi vecchi avversari, ha chiesto al premier lo sbarco «senza se e senza ma» dei migranti. Che non è avvenuto. L’unica risposta, in oltre 24 ore, è stato il silenzio del governo, mentre l’imbarcazione resta ferma in mare. E in tanto silenzio sono rimbombate invece le parole di Salvini in agguato, pronto ad azzannare i suoi avversari: «Ho sentito che Zingaretti vuole riaprire i porti alle ong. Vogliono tornare a far quattrini». Bene, bravo bis, da parte dei sostenitori.

«Di fronte allo stallo sui migranti, la Ue deve trovare il coraggio di uscire dai trattati», scrive oggi Enrico Letta in una lettera a Repubblica. E prendere tempo, nella speranza che Malta ceda, non è proprio una scelta di coraggio. Né si può pensare che ora, fatto fuori Salvini, l’Europa dia improvvisamente l’ok ai giallorossi sulla redistribuzione preventiva dei migranti che sbarcano. Anche questo richiederà tempo.

Dal ministero dell’Interno, ad oggi, l’unico atto formale arrivato è stato ribadire attraverso la Guardia costiera alla nave umanitaria Alan Kurdi che è ancora in vigore il divieto di ingresso nelle acque territoriali firmato dagli ex ministri Salvini, Toninelli e Trenta. Sulla Ocean Viking non è arrivato neanche quello, ma nemmeno l’autorizzazione allo sbarco. Solo un silenzio indifferente.

Che la ministra non abbia un profilo su nessun social e che questo la distingua dalla socialdipendenza di Salvini potrebbe essere anche un bene per il momento, dopo un periodo di rumore assordante. Ma tacere del tutto, davanti a una donna incinta al nono mese di gravidanza in mare, ecco, questo potrebbe essere ancora più assordante.

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