Machismi gratuiti
17 Settembre Set 2019 0600 17 settembre 2019

Fabio Volo, scrivi libri e taci (invece di alimentare il più becero sessismo)

Durante il suo programma radiofonico Fabio Volo ha commentato il video musicale di Ariana Grande “7 rings” definendola una prostituta. Al di là dei termini usati, il problema è che in questo modo non ha fatto che alimentare una visione sessista della donna. Per di più da personaggio pubblico

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dalla pagina Facebook di Fabio Volo

Chi se ne frega dei libri di Fabio Volo, non è scrivendo La recherche du temps perdu che si guadagna la patente per dichiarare allegramente «c’è una che si chiama Ariana Grande, bellissima ragazzina, mora, che sembra una quindicenne, vestita di rosa, tutta sexy… se vado a una festa e una viene vestita così dico ‘chi è ‘sto puttanun? Come si è intro*ata’». Certe dichiarazioni tolgono la patente a prescindere, che uno sia Marcel Proust o Fabio Volo. Oggi tocca occuparsi di Fabio Volo. «Non è possibile che una per cantare si metta a quattro zampe vestita da mign*tta» ha detto durante il suo programma radiofonico Il Volo del mattino in riferimento al video musicale 7 rings in cui la cantante ventiseienne è «a quattro zampe, in ginocchio, impecorata che muove il c*lo e fa l’ho visto, mi piace, lo voglio, ce l’ho, lo prendo». Il vate è padre di due figli, entrambi maschi, ciò non lo esime dall’immaginarsi padre di due femmine che va al lavoro, fa le sue cose, mentre la società gli sta imp*ttanando la figlia». Ciò che non dice è che lui contribuisce a sessualizzare la società di cui fa parte attivamente, essendo, anche lui, un personaggio pubblico.

«È piuttosto strano, ma solo con un grandissimo sforzo di volontà non mi sento una puttana. Gli uomini ogni volta mettono un tale impegno, nel farti sentire una puttana, e naturalmente un impegno del tutto inconscio, ed è qui che essi vincono», annotava con la consueta lucidità Doris Lessing nel Taccuino d’oro. Ciò che più infastidisce del discorso di Fabio Volo non sono tanto i termini con cui apostrofa una sconosciuta, ma la visione che c’è dietro. Una visione misera e binaria di spartizione delle colpe tra provocante e provocato, tra abusato e abusatore, del tutto estranea al concetto di socialità e tuttavia fintamente a favore di un certo mitologico “noi” (mutuato in “noi genitori”) di cui il conduttore si è servito per legittimare un’opinione, la sua.

Non è eludendo la carica erotica del testo che si trovano giustificazioni del video, come ha fatto Noisey Italia, che ci ha tenuto a precisare che 7 rings «è puro empowerment»

Ora, non sappiamo come si sia sentita Ariana Grande girando il videoclip né dovrebbe interessarci condurre capziose operazioni di sovrasignificazione intorno alla canzone in questione. Non è eludendo la carica erotica del testo che si trovano giustificazioni del video, come ha fatto Noisey Italia, che ci ha tenuto a precisare che 7 rings «è puro empowerment, dato che parla — in piena coerenza con il vocabolario e la tradizione hip-hop, tra l’altro — di farcela. La Grande parla di successo e soldi, e di come le permettono di essere libera, supportare i suoi amici e fare avere ciò che vuole». Avesse parlato di lactobacilli o piante graminacee, anziché di empowerment, non si sarebbero trovate motivazioni bastanti a bollare come pericoloso lo slut shaming di Fabio Volo? È anche a causa dello spazio mediatico che trovano dichiarazioni come la sue che oggi si giudicano gli stupri in base all’abbigliamento della donna. «Le donne sono come i fiori, in base ai colori e ai profumi attirano un certo tipo di uomo. Se tu hai paura perché sei insicura e quindi esageri con la sessualità attirerai solo gente che ti vuole sdraiare».

L’8 marzo scorso, a Milano, grazie all’Associazione Libere Sinergie, è stata inaugurata la mostra Com’eri vestita? nata da un’idea di Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale di Kansas, e di Mary A. Wyandt Hiebert, responsabile di tutte le iniziative di programmazione presso il Centro di educazione contro gli stupri dell’Università dell’Arkansas. In mostra c’erano gli abiti indossati da alcune donne aggredite e violentate, ricostruiti fedelmente sulla base delle descrizioni che, purtroppo, sono state costrette a rendere pubbliche. Il buon Volo farebbe bene a informarsi tramite il sito del progetto e godersi la mostra, in corso un po’ in tutta Italia fino al 23 novembre, scoprirebbe che alcune delle vittime indossavano tailleurs. Chi un vestito lungo a fiori, chi una camicia, chi, come gioiello, un bastone per non vedenti.

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