nuove comunicazioni
18 Settembre Set 2019 0600 18 settembre 2019

Diciamo basta a Whatsapp e messaggi vocali: per vivere meglio torniamo a fare telefonate

Scrivere è più pratico e sicuro. Ma alla lunga i messaggini istantanei, nonostante l’ausilio di faccine ed emoji, condizionano le conversazioni: le rendono ambigue e troppo lunghe

cell-phone
da Pixhere

Prima ha eliminato i gettoni. Poi le cabine telefoniche. Adesso il progresso rischia di eliminare le telefonate stesse. Un paradosso (ma solo apparente) visto che nessuno oggi ha il coraggio di uscire di casa senza smartphone. Strumento nato per rendere più dinamiche le conversazioni ma che ha finito per ucciderle. Come è facile immaginare, è tutta colpa delle app di messaggistica gratuita: Whatsapp, ma anche Instagram e il solito vecchio Facebook Messenger. Le persone preferiscono scrivere, o inviare messaggi vocali, anziché chiamarsi. Un fenomeno comune, per il quale sarebbe già pronta una parola inglese: “textrovert”.

Eppure, come si scrive in questo simpatico articolo su The Atlantic, non è detto che sia un bene. Certo, i messaggi sono più pratici e si adattano alle frenesie contemporanee: si leggono quanodo si vuole, si scrivono quando si vuole, lasciano il giusto tempo per soppesare le parole e dare una reazione non impulsiva. Ma la verità è che anche le telefonate sono “una cosa buona”, spiega l’autrice dell’articolo. Prima di tutto, permettono di chiudere subito questioni organizzative: quando i tempi sono stretti (e i giga pochi) sentirsi è molto meglio che scriversi. E poi, aggiungono gli specialisti di negoziazione, parlarsi al telefono permette di otttenere di più in molto meno tempo. “Le persone si fanno domande, si interrogano a vicenda, analizzano gli argomenti in tempo reale”. Tutte cose che si fanno con più facilità al telefono che via messaggi vocali.

Eliminando le telefonate, poi, le conversazioni perdono vivacità. “E gli amici che ridono alle battute, quando li senti?”, si chiede nel pezzo.

Non sfuggono però le controindicazioni. Le telefonate, ormai, sono “goffe”. Chiedono “troppa attenzione” e, di fatto, impediscono di controllare le conversazioni da una posizione di sicurezza. Ma sono la miglior forma di comunicazione possibile quando si tratta di evitare ambiguità: se si tratta di email, per esempio, “non si è mai sicuri se il messaggio inviato sia compreso come desidera il mittente”. Al telefono non si può. E se qualcuno si lamenta per le sue scarse qualità ergonomiche, sarà rimproverato: ormai esistono le cuffie. E parlare al telefono è come discutere con un amico. O un analista.

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