Alleanze centriste
19 Settembre Set 2019 0600 19 settembre 2019

Germania e Regno Unito fuori dai giochi, ora Macron strizza l’occhio a Renzi

Non è un caso se Matteo Renzi ha annunciato la nascita della sua nuova formazione politica alla vigilia del’’incontro con il presidente francese: tra la Brexit e la Germania in recessione, Macron ha bisogno di nuovi alleati in Europa. E Matteo Renzi è perfetto per questo scopo

Macron_Linkiesta
Ludovic MARIN / AFP

Nel melodramma della politica italiana si preferisce abbondare. Così, alla cena fra Conte e Macron, i convitati di pietra a Palazzo Chigi erano addirittura due, Salvini e Renzi, che per comodità di racconto, chiameremo Matteo I e Matteo II, i protagonisti della crisi di mezza estate e i molto probabili giocolieri delle stagioni a venire. Matteo I ha infatti condizionato in negativo la politica italiana ed europea, ottenendo il più beffardo dei risultati: obbligare l’Europa a erigere contro di lui una sorta di barriera sanitaria e a mettere in cantiere una serie di misure sociali ed economiche che il leader della Lega aveva reclamato con forza, senza capire che con la demagogia e i barriti non si va da nessuna parte. Se l’Europa sarà più flessibile, più generosa con l’Italia, più attenta e solidale sulla questione migranti, è proprio perchè l’ondata sovranista guidata da Salvini metteva a rischio l’idea stessa di Europa. Per quanto riguarda l’Italia, il rischio contagio era elevatissimo, associato pericolosamente alla messa in discussione della propria collocazione internazionale con le strizzate d’occhio alla Russia di Putin. Anche su questo fronte, Salvini non ha capito (o forse non ha letto la Storia) che la posizione dell’Italia non permette fughe e avventure, mentre la Francia di Macron (che infatti ha promosso il ritorno della Russia nel G8) può permettersi di giocare a tutto campo, purchè sia saldo e fuori discussione il perimetro delle alleanze.

È però evidente che Matteo I resta un convitato di pietra, arrabbiato e sconfitto, e per questo tanto più imprevedibile nello scatenare le reazioni del suo elettorato su vari fronti. Le felicitazioni di Macron al Contebis nascono da questi timori e dall’obiettivo di ottenere dal governo italiano e dalle forze politiche che lo compongono il sostegno alle nomine per i posti chiave nella Ue e alle linee guida della politica europea. Inoltre, Macron ha bisogno (ecco un altro smacco per Salvini) di costruire assieme all’Italia una politica migratoria più controllata e restrittiva, per quanto riguarda diritto di accoglienza e rimpatri dei migranti economici, come del resto già avviene in modo piuttosto rigido alla frontiera di Ventimiglia. Il presidente francese, pur saldamente in sella e in crescita di consensi, non può permettersi di arrivare alle future sfide elettorali con Marine Le Pen (l’estrema destra, come in italia, è di fatto l’unica forza di opposizione) con frontiere colabrodo e immigrazioni fuori controllo.

Il presidente francese sta approfittando del ridimensionamento dei due più importanti competitors sulla scena europea: la Gran Bretagna in uscita e la Germania in recessione

Di questo e molto altro si è parlato ieri sera, facendo il punto sui tanti dossier e problemi aperti (Tav, Fincantieri, trattato di Dublino, patto di stabilità, Libia), ma naturalmente per sommi capi, fra l’antipasto e il dessert. Ciò che conta politicamente è il dato simbolico che diventa sostanza: gravi incomprensioni e pesanti polemiche (dagli insulti di Salvini alla solidarietà ai gilet gialli da parte di Di Maio) appartengono al passato. Anche se il passato era ieri.

Naturalmente è bene non essere ingenui sulle iniezioni di simpatia e sostegno francesi. Il gioco di Macron è più ampio e più ambizioso. Il presidente francese, sempre più nei panni di un de Gaulle del terzo Millennio come visione internazionale e collocazione della Francia, sta approfittando del ridimensionamento dei due più importanti competitors sulla scena europea: la Gran Bretagna in uscita e la Germania in recessione. La Francia, unico Paese nel Consiglio di Sicurezza e unica potenza nucleare, ha un po’ meno bisogno di storiche intese con Londra per quanto riguarda difesa e industria militare, e un po’ meno bisogno di “assi” con Berlino per quanto riguarda la politica sociale ed economica.

Sono scenari nuovi e inaspettati, che meriterrebbero approfondimenti, ma che spiegano anche la scelta convinta di sostenere l’Italia, di impedirne avventure politiche, di combattere i virus del sovranismo euroscettico, di ristabilire una proficua alleanza.

Naturalmente la frittata politica - nazionale e internazionale - si fa con le uova della giornata. L’improbabile alleanza giallorossa era il meglio che si potesse ottenere nelle drammatiche giornate d’agosto, ma non certo il massimo delle aspettative per il futuro, tenuto anche conto dei rischi di tenuta di patti e promesse fra leader che fino a ieri si erano combattuti.

En Marche, il movimento che ha portato all’Eliseo Macron, è nato sulle lacerazioni della destra, le divisioni della sinistra, la scomparsa del partito socialista

È in questo quadro che entra in scena il secondo convitato di pietra, il Matteo II, che come nel melodramma di Mozart, grida “Viva la Libertà”. Non casualmente Matteo Renzi meditava da agosto l’uscita dal PD e, come è stato accertato, aveva già depositato il logo per la nuova formazione. È sembrato che Giuseppe Conte fosse sorpreso. Molti, nel PD, si sentono traditi. Di sicuro, l’ego smisurato ha avuto un ruolo determinante nella decisione. Ma non è casuale che l’annuncio ufficiale sia caduto alla vigilia della visita di Macron. Come a dire che negli scenari futuri - italiani e di conseguenza europei - il Matteo II vuole esserci. Renzi ha tenuto a farlo sapere ai quattro venti, ma certamente all’Eliseo non hanno aspettato di sintonizzarsi su Porta a Porta.

Dice Sandro Gozi, vicino a Renzi: “dobbiamo cambiare profondamente la politica europea: Italia Viva guarda naturalmente a En Marche come partner Europeo chiave. Siamo già al lavoro per questo, convinti che solo attraverso una nuova politica transnazionale potremo realizzare un’Europa sovrana e democratica. Per questo, sono impegnato in prima persona da Parigi”.

En Marche, il movimento che ha portato all’Eliseo Macron, è nato sulle lacerazioni della destra, le divisioni della sinistra, la scomparsa del partito socialista. È un grande centro onnicomprensivo, riformista ed europeista, proiettato sulla società del futuro, sull’innovazione e sulla difesa dell’ambiente. Ed ha come unico avversario la destra estrema, populista, xenofoba, sovranista. Pur con tutte le dovute differenze, è un quadro che piace da morire al nostro Matteo. Il secondo, ovviamente. Ma forse - almeno per continuare la sfida - anche a Matteo I.

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