economia sferica
20 Settembre Set 2019 0600 20 settembre 2019

Green non è una parola magica, senza il rilancio della democrazia la svolta verde sarà un flop

Da Ursula Von de Leyen a Giuseppe Conte, tutti parlano di un nuovo accordo sull'ambiente. Eppure i fatti dimostrano altro: solo col consenso generale si potrà davvero cambiare la situazione

Climate_strike_linkiesta
FABRICE COFFRINI / AFP

La scorsa settimana l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha reso nota la consueta analisi tendenziale condotta trimestralmente relativamente alle emissioni di gas serra in Italia. Ebbene, l’istituto stima che nel secondo trimestre di quest’anno si è registrato un incremento rispetto all’anno scorso pari allo 0,8% a fronte di una diminuzione del PIL pari a -0,1%. E che questo incremento è dovuto in larga parte alla crescita dei consumi di combustibili per la produzione di energia elettrica (4,4%), derivante prevalentemente dalla riduzione della produzione di energia idroelettrica e eolica, mentre risultano in decremento i consumi – e quindi le emissioni - di carburanti nel settore dei trasporti (-0,8%) e di gas naturale nel settore del riscaldamento domestico. La notizia non è nuova e l’avrete certamente già letta, perché ve la ripropongo, allora? Perché vorrei capire insieme a voi, se e come questo dato si possa legare coerentemente con l’attualità, e con gli intenti e le intenzioni di cui l’attualità, e di conseguenza la politica, si vanno riempiendo nei giorni e nelle ore di quest’ultimo scampolo d’estate.

Voglio che il Green Deal europeo diventi l'elemento distintivo dell'Europa, il suo fulcro è il nostro impegno a diventare il primo continente al mondo a impatto climatico zero

Nell’ordine: il dieci settembre scorso, nel presentare la sua squadra e la nuova struttura della prossima Commissione europea, la Presidente eletta Ursula von der Leyen ha dichiarato di ritenere centrali la necessità di affrontare i cambiamenti climatici, tecnologici e demografici che stanno trasformando le nostre società e il nostro modo di vivere, e quella che sia l'UE a guidare la transizione verso un pianeta in salute e un nuovo mondo digitale. "Voglio che il Green Deal europeo diventi l'elemento distintivo dell'Europa – ha detto - Il suo fulcro è il nostro impegno a diventare il primo continente al mondo a impatto climatico zero. Si tratta anche di un imperativo economico a lungo termine: chi saprà agire per primo e più rapidamente sarà in grado di cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica. Voglio che l'Europa sia all'avanguardia. Voglio un'Europa esportatrice di conoscenze, tecnologie e buone pratiche". Più o meno nelle stesse ore, durante le dichiarazioni programmatiche alla Camera sulla fiducia al governo, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte diceva “Nella prospettiva di un'azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo sarà la realizzazione di un Green New Deal, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”. Dunque, sembrerebbe che, a dispetto del dato ISPRA, entrambi gli esecutivi manifestino una accresciuta consapevolezza che per uscire dalla crisi economica, sociale, culturale, umanitaria, del nostro tempo, ci sia bisogno di una svolta. Ma, dando per assodato che non si tratti, come molti malpensanti suggeriscono, di una semplice attività di green washing, sarà davvero sufficiente?

Certo, sia l’Italia sia l’Europa potrebbero seguire le orme del parlamento britannico che in risposta alla mobilitazione di massa di Extinction rebellion dell’aprile scorso capace di bloccare il centro di Londra, ha accettato di dichiarare lo stato di emergenza climatica, cioè la prima delle tre richieste avanzate ai governi di tutto il mondo. Indubbiamente si tratta della richiesta più facile e senza alcuna conseguenza pratica, visto che le altre due, azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2025 e delegare le misure di giustizia ecologica a un’assemblea di cittadini, sono piuttosto complicate da realizzare, tuttavia riconoscere il problema sarebbe un primo passo. Certo, con la loro mobilitazione globale, anche i ragazzi del climate strike provano a tenere costantemente desta l’attenzione di noi tutti sul tema, tant’è che inizia proprio oggi la #ClimateActionWeek che culminerà il 27 settembre con il terzo sciopero globale. Certo, dal 16 settembre scorso, per sensibilizzare tutti noi lettori e telespettatori sull'emergenza climatica, informandoci al meglio in vista del prossimo vertice delle Nazioni Unite convocato al Palazzo di Vetro di New York il 23 settembre, i maggiori media di tutto il mondo hanno aderito al progetto "Covering Climate Now" promosso, tra gli altri, dalla Columbia Journalism Review, il magazine della migliore facoltà di giornalismo, dalla rivista americana The Nation e dal quotidiano britannico The Guardian.

Panem et circenses dicevano, mutuano Giovenale, nell'antica Roma per indicare le due massime aspirazioni cui ambisce il popolo: pancia piena e giochi. Sembrerebbe essere cambiato poco o niente da allora

Ma quanto durerà la nostra capacità di prestare loro attenzione? Quanto riusciremo a tenere acceso il riflettore prima di esigere il prossimo giro di giostra? Prima di chiedere che entri il prossimo gladiatore? Panem et circenses dicevano, mutuando Giovenale, nell’antica Roma per indicare le due massime aspirazioni cui ambisce il popolo: pancia piena e giochi. Sembrerebbe essere cambiato poco o niente da allora. Master Chef e demagogia sono quello a cui ci siamo abituati ultimamente. E a sentirci popolo. Ecco perché dei discorsi del Presidente Conte e della Presidente von der Leyen io non vorrei introiettare il tema del Green Deal, sempre più banalizzato al dilemma plastica sì plastica no. Quello su cui vorrei che lavorassimo insieme è contenuto in questo concetto del discorso europeo: "Vogliamo imprimere un nuovo slancio alla democrazia europea. È una nostra responsabilità comune. La democrazia non è soltanto votare ogni 5 anni. È far sentire la propria voce e poter partecipare alla costruzione della società". Dobbiamo partire da noi stessi. Dobbiamo avvertire la necessità di attivarci ciascuno presso la propria sfera di relazione dando origine a un moto basato sull’economia sferica che mette la persona al centro e aggiunga al modello basato sulla circolarità, una terza dimensione, quella dell'essere umano radicato nella sua origine e guidato da una vocazione.

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