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21 Settembre Set 2019 0600 21 settembre 2019

Più immigrati, meno sicurezza? È la bufala del secolo

La ragione che spinge a spendere di più sulla sicurezza è l'immigrazione. Nonostante i reati commessi dagli stranieri continuino a ridursi, il 60% degli italiani non si sente sicuro nella città in cui vive

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VINCENZO PINTO / AFP

Immigrazione, sicurezza, criminalità, termini che vanno di pari passo con una paura crescente e con la chiusura dei confini, quest'ultima paventata, difesa e, per molti versi, realizzata da tanti Stati europei. Lo dimostrano l’introduzione di politiche migratorie restrittive, come la legge sicurezza bis e i tagli all’accoglienza voluti dal precedente governo italiano. I muri di filo spinato e l’ostruzionismo per una più equa redistribuzione dei migranti.

E’ in questo contesto che la gestione dei flussi migratori continua a tenere banco e ad alimentare il consenso di partiti politici di destra e, talvolta, di estrema destra. Portatori di un nazionalismo spinto, di cui l’Europa è stato artefice e spettatore soltanto nel Secolo scorso. Ma oggi il Vecchio Continente è ben lontano dal dover affrontare un’emergenza. Quella che, tra il 2014 e il 2016, ha visto un picco dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente, con lo scoppio delle Primavere Arabe del 2011.

Solo l’anno scorso l’Italia ha assistito a un'importante riduzione degli sbarchi, fermi a poco più di 116 mila. Sbarchi che, secondo i dati diffusi dell’Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr), sono ulteriormente scesi, superando poco più di 54 mila unità. Nel frattempo, però, il dibattito sull'immigrazione ha polarizzato l'opinione pubblica su criminalità e sicurezza. Due aspetti su cui si è concentrata una ricerca dell’Università di Warwick in Inghilterra, che svela come i Comuni italiani abbiano speso più per la sicurezza che per altri settori, quali il turismo, la cultura e lo sviluppo locale.

Un atteggiamento che, nell’arco di poco più di un decennio, si è andato via via intensificando ed è di fatto esploso tra il 2014 e il 2017, quando il nostro Paese ha assistito al più alto numero di sbarchi mai registrato prima, con oltre 600 mila arrivi.

Dal 2007 i reati commessi dai residenti stranieri si sono ridotti del 25%, eppure la metà degli italiani dichiara di non sentirsi al sicuro nella città in cui vive

Proprio il crescere della presenza di stranieri nelle città italiane e una certa retorica hanno contribuito ad alimentare tra gli italiani la convinzione che l'immigrazione sia sinonimo di criminalità. Una convinzione distorta – come svela questo studio – che non corrisponde alla realtà. Dal 2007 in tutte le Regioni italiane i crimini commessi dai residenti stranieri si sono ridotti del 25%. Ciononostante, oltre il 50% degli italiani ammette di non sentirsi al sicuro nella città in cui vive. Così i Comuni italiani hanno aumentato la spesa destinata alla sicurezza in media dello 0,27 per cento, anche a fronte di una crescita della quota di stranieri di appena un punto percentuale.

Tale radicato senso d’insicurezza non fa dell’Italia un caso unico. Lo stesso accade in altri Paesi europei. Come la Germania, dove, mentre l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini annunciava di voler reclutare 10 mila nuovi agenti di polizia, il governo ha introdotto nuove misure di sicurezza e ha assunto 15 mila forze dell’ordine. Sebbene nel 2017 il tasso di criminalità sia stato il più basso degli ultimi trent’anni, a diminuire sono stati sempre i reati commessi dai residenti stranieri, il 44% dei tedeschi ha continuato a dichiarare di sentirsi meno sicuro rispetto al passato.

Insomma, quel che emerge da questa ricerca è una distanza profonda tra realtà e fatti. Fatti oscurati da una diffusa sfiducia verso chi è “diverso” e da precise scelte politiche, che marginalizzano dibattiti più urgenti. Lo si è detto e ridetto, la popolazione europea sta invecchiando. In base agli ultimi dati dell’Eurostat, nel 2017 quasi un quinto della popolazione europea, il 19%, era composto da persone di età pari o superiore ai 65 anni, mentre nel 2080 la popolazione con più di 80 anni raddoppierà, arrivando al 13%. L’Europa avrà sempre più bisogno di accoglienza e, soprattutto, d’integrazione.

Anche l’ultimo Dossier Idos sull’immigrazione ci racconta quanto gli stranieri siano una risorsa preziosa. Solo nel 2016, il contributo netto dei migranti tra gettito fiscale e entrate previdenziali per le casse italiane è arrivato a superare l’un miliardo di euro. Anche sul fronte dell’occupazione, gli stranieri rappresentano una forza importante, con oltre 2 milioni di occupati (il 9,6% in imprese italiane). Per questo, solo i fatti possono smentire la retorica ostile contro i migranti e aiutare così ad avvicinare italiani ed europei finalmente alla realtà.

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