Società verde
25 Settembre Set 2019 0600 25 settembre 2019

Consigli per il governo, ecco che cos’è davvero il Green New Deal

Investimenti miliardari, obiettivi a medio e lungo termine e riforme sociali sono gli ingredienti dei piani ambientali di Usa e Germania. Ricette in parte embrionali, ma mirate a contenere le emissioni e a convertire le fonti energetiche. Possibilmente senza indebitarsi troppo

Alexandria Ocasio Cortez_Linkiesta

La fortuna è quella di avere finalmente qualcosa in più oltre ai soliti alibi. La sfortuna riguarda, invece, il tempo, forse troppo poco per rimettere ai tanti errori. Il vento del Green new deal adesso soffia con fermezza: e no, non è solo uno slogan con cui riempirsi la bocca. La svolta ambientalista ha preso spazio, senza dubbio meritato, tra i molti programmi politici delle potenze mondiali. E questo è un bene: non solo per i sogni infranti di Greta, ma per l’intero sistema produttivo ed economico mondiale, che come un grande coro accordato necessità, però, di voci intonate.

I primi assoli a indicare la melodia da seguire sono quelli statunitense e tedesco. Il Klima-paket emesso dalle Grosse Koalition della Merkel, dopo una maratona durata oltre 18 ore di trattative, è un piano per la protezione del clima da 54 miliardi complessivi per il 2023 e da 100 miliardi al 2030, il tutto senza aumentare il debito pubblico.

I punti fondamentali del Piano tedesco sono:

  • Diminuire le auto per strada: il governo federale e Deutsche Bahn investiranno 86 miliardi di euro per rinnovare la rete ferroviaria entro il 2030, in aggiunta all’aumento dei prezzi di diesel e benzina e dei costi sulle emissioni di gas serra degli edifici e un aumento delle detrazioni fiscali a favore dei pendolari;
  • Contenimento delle emissioni: la Germania avrà come obiettivo quello di ridurre le emissioni di gas serra del 38% entro il 2030 rispetto al 2005, con un progetto a lungo termini realizzabile nel 2050;
  • Sicurezza fiscale: la manovra keynesiana ad hoc non aumenterà il debito pubblico ma garantirà la tenuta del debito/Pil attualmente sotto il 60%. Le risorse necessarie saranno ricavate dalla creazione di speciali fondi per l’energia e per il clima;
  • Via il vecchio, dentro il nuovo: dal 2025 entrerà in corso l’accordo sul divieto di installazione del riscaldamento a gasolio, coadiuvato da una stampella fiscale, per coprire il 40% dei costi, che premierà chiunque sostituisca un vecchio impianto a gasolio con un modello più eco-compatibile;

Il governo federale, secondo Cortez, deve intervenire seriamente per la riduzione della temperatura in modo da garantire a tutti i cittadini una vita sana e dignitosa. Tra gli obiettivi del progetto emerge anche un interessamento a un sistema sanitario universale e alla lotta contro la disoccupazione

I “Friday for Future” come un campanello di allarme hanno risvegliato anime ed establishment, anche negli Stati Uniti, dove la giovane deputata Alexandria Ocasio-Cortez, precorrendo tempi e modi, ha già stilato un manifesto del nuovo corso ambientalista. Il governo federale, secondo il Green New Deal originale, deve intervenire seriamente per la riduzione della temperatura in modo da garantire a tutti i cittadini una vita sana e dignitosa. Tra gli obiettivi del progetto della Cortez e del senatore democratico Ed Markey, emerge anche un interessamento a un sistema sanitario universale e alla lotta contro la disoccupazione, assieme ad altri punti fondamentali che sono:

  • La base sociale: il piano fa riferimento ad azioni di politiche monetarie e fiscali con l’obiettivo di incidere sul cambiamento climatico e sulle disuguaglianze economiche. Il climate change è percepito quindi come un tema legato a doppio filo con la fruizione di posti nuovi di lavoro ad alto salario, accesso alla natura e salvaguardia di un ambiente sostenibile per tutti;
  • Nuova livrea produttiva: il piano della Cortez auspica inoltre all’abbandono dei combustibili fossili, alla riduzione dell’utilizzo del carbone in settori come l’agricoltura, i trasporti e le infrastrutture, in modo da ridurre le emissioni di carbonio entro dieci anni. E ovviamente l’addio al nucleare;
  • Il mix bipartisan: oltre al sistema sanitario pubblico e alla protezione di tutti i popoli indigeni, le comunità di colore e le minoranze più vulnerabili, il Green new deal originale dipinge un futuro in cui l’approvvigionamento elettrico nazionale non dipende al “100 per cento” dalle rinnovabili, bensì considera come necessarie le altre fonti energetiche (mossa dettata anche da un voler strizzare l’occhio verso la fronda de moderati);
  • Instabilità finanziaria: il Gnd, visto il vasto campo d’azione, dovrebbe far fede per la sua realizzazione soprattutto sull’idea di fare deficit a più non posso.

La prospettiva di successo dei due progetti si basa, quindi, sulla praticità dei suoi argomenti. Toccando con mano il polso dell’attuale America trumpiana, il progetto per certi versi rivoluzionario di Alexandria Ocasio-Cortez, si scontra con quelli che sono i bisogni di un’economia capitalistica per eccellenza

La prospettiva di successo dei due progetti si basa, quindi, sulla praticità dei suoi argomenti. Toccando con mano il polso dell’attuale America trumpiana, il progetto di Alexandria Ocasio-Cortez si scontra con i bisogni di un’economia capitalistica: la compensazione per tamponare parte delle emissioni dovrebbe registrare programmi di riforestazione considerati irrealizzabili anche dagli stessi democratici, mentre i pesanti costi dell’intera manovra spingono a fare i conti con il numero sulle energie rinnovabili, perché soltanto il 20% della produzione statunitense dipende da esse e le proiezioni non prevedono un accorciamento tra domanda e offerta, in questi termini.
Dall’altra parte, l’applicazione tedesca è sulla strada del virtuoso, in forza anche dei dati che la piazzano tra i paesi che emettono più CO2 al mondo, e un senso di colpa che ha mosso i governi della cancelliera Angela Merkel all’abbandono totale anche dell’energia nucleare entro il 2022 e quella proveniente dal carbon fossile entro il 2038.

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