25 Settembre Set 2019 0600 25 settembre 2019

Bevi come uno scrittore: i consigli di William Faulkner per i cocktail perfetti

Il premio Nobel americano, celebrato per la sua penna, era noto anche per la sua abilità di alzare il gomito. Non per niente si era specializzato nel Mint Julip e nell’Hot Toddy

william-faulkner
da Wikimedia Commons

Nonostante William Faulkner sia passato alla storia come grande scrittore (ha vinto anche il Nobel), rimane un peccato che vengano trascurati i suoi meriti, altrettanto notevoli, di bevitore. La “civilità”, diceva, “inizia con la distillazione”. E secondo i maligni, anche la sua scrittura: come si scrive qui, d’abitudine lavorava di sera, accompagnando le lunghe sessioni sulla macchina per scrivere con bottiglie di whisky. Il risultato? Era che spesso, al mattino dopo, non ricordasse quello che aveva scritto la sera prima.

In più, non era nemmeno uno che reggeva molto. “Non ci voleva molto per mandarlo su di giri”, scrisse il suo editore, Bennett Cerf. “Se a una cena c’erano vini e brandy che gli piacevano, gli capitava sempre di fare male i suoi calcoli”. Si sbronzava, spesso e volentieri. E ogni tanto ci marciava anche. “Alcune volte credo che fingesse di essere ubriaco per non fare le cose che non voleva”.

Il suo cocktal preferito per la bella stagione era il mint julep. Se lo faceva da solo mescolando whiskey (meglio se bourbon) con un cucchiaino di zucchero e una o due foglioline di menta schiacciate. In più, abbondava con il ghiaccio. Il tutto andava bevuto in una coppa di metallo ghiacciata.

Per le sere invernali, invece, la scelta ricadeva sull’Hot Toddy. “Lo preparava con le maniere svelte ma sicure di un medico di campagna”, racconta la nipote. “Prima prendeva un contenitore di vetro pesante, poi lo riempiva più o meno fino a metà con bourbon Heaven Hill (il Jack Daniels lo usava quando era malato”. Poi “aggiungeva un cucchiaino di zucchero, spremeva mezzo limone, mescolava finché lo zucchero non era sciolto”. A quel punto bisognava “aggiungere acqua bollente” e servire, “insieme alle presine per non scnttare le mani”. La cerimonia non finiva lì: il drink era sempre servito su un vassoio e con la raccomandazione di “bere in fretta, prima che si raffreddi”.

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