Il candidato di fatto
27 Settembre Set 2019 0600 27 settembre 2019

Alla Scala di Milano parte la corsa di Bonomi per conquistare Confindustria

Il 3 ottobre, alla presenza di Mattarella e Conte, il presidente di Assolombarda farà una relazione che potrebbe essere l'agenda del mondo industriale per il governo giallorosso. Il programma c’è, ma ci sono anche gli intrighi e gli avversari romani

Carlo Bonomi Assolombarda_Linkiesta
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Per scoprire quale sarà il futuro di Confindustria, basta segnarsi una data: il 3 ottobre. Al Teatro alla Scala andrà in scena l’assemblea generale di Assolombarda e sarà interessante sentire che cosa dirà nella sua relazione annuale il presidente Carlo Bonomi. È lui il nome più citato in queste settimane per la successione di Vincenzo Boccia al vertice degli industriali italiani. Un indizio sull’importanza dell’evento lo danno i due ospiti d’onore: Sergio Mattarella e Giuseppe Conte. C’è chi fa notare quanto sia raro vedere insieme, in un incontro pubblico fuori dalla capitale, sia il presidente della Repubblica sia quello del Consiglio. Per capirci, l’anno scorso Mattarella aveva mandato solo una lettera di saluto. Il secondo indizio è la presenza di Bonomi ieri a Piazzapulita su La7, e a sentirlo parlare sembra già un candidato alla corsa di viale dell'Astronomia.

C’è ancora tempo per l’annuncio ufficiale perché l’elezione del nuovo presidente di Confindustria è prevista per marzo 2020. Ma la relazione di Bonomi potrebbe essere il terzo indizio che fa la prova: l’anteprima dell’agenda che il mondo industriale proporrà al nuovo governo giallorosso per far ripartire l’economia italiana. Finora il numero uno di Asslombarda è stato una delle poche voci fuori dal coro contro le scelte economiche del governo gialloverde. A differenza di Boccia, che ha cercato sempre un approccio non ostile, chiunque governasse, Bonomi non ha mai avuto problemi a denunciare la stagnazione dell'economia, negata fino all’ultimo da Lega e M5S. E quando l’ex ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, si è presentato a Milano, convinto di ricevere elogi per il suo decreto Crescita, Bonomi si è fatto portavoce del ceto produttivo milanese, alquanto deluso. Dando del tu al capo del M5S gli ha chiesto di fare marcia indietro su quota 100 per evitare di far «rivivere all’Italia un nuovo 2011» e di concentrarsi sulla riforma economica che ora riempie i titoli di tutti i giornali italiani: «Da voi scelte sbagliate, dovete abbattere davvero il cuneo fiscale».

Ma quali sono le scelte giuste secondo Bonomi? Qualche traccia la si può trovare nell’intervista che ha concesso a Repubblica il 4 settembre, in cui il presidente di Assolombarda ha proposto un patto tra imprese, sindacati e governo per alzare gli stipendi dei giovani neoassunti. «Altrimenti, le eccellenze continueranno ad andare all’estero». Per farlo ha proposto di stracciare reddito di cittadinanza e quota 100 e detassare il tutoring, cioè il trasferimento di competenze all’interno dell’azienda tra i lavoratori più esperti e i neoassunti. Un altro tema dell’agenda Bonomi è la sostenibilità ambientale, in linea con il green new deal promesso dal governo giallorosso. Il numero uno di Assolombarda ha proposto un grande piano di detassazione degli impianti a tecnologia avanzata. Come finanziarlo? «Con i soldi che ogni anno spendiamo per portare i rifiuti all’estero». E come esempi positivi Bonomi riporta l’ ’Ecobonus e il Sisma-bonus che in due anni, hanno messo in moto 28 miliardi investimenti.

No a un deficit superiore a quello del 2019, non a un nuovo forfait Irpef, no a coperture fantasiose dell’ultim'ora

Carlo Bonomi

Per capire quale potrebbe essere l’agenda di Bonomi come presidente di Confindustria è utile anche riguardarsi la lettera che ha inviato a fine luglio al Foglio. Un vero e proprio manifesto. Sbloccare cantieri, riprendere le riunioni del Comitato strategico Industria 4.0, diminuire la spesa pubblica e aumentare gli investimenti pubblici, iniziando magari a raddoppiare quelli nel digitale, passando dagli attuali 6 miliardi a 11, per finanziare un piano triennale di digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Ma anche sviluppare in fretta le reti 5G e la banda ultralarga. Nel manifesto di Bonomi c’è spazio anche per la legge di Bilancio: «No a un deficit superiore a quello del 2019, non a un nuovo forfait Irpef, no a coperture fantasiose dell’ultim'ora». Un gigantesco sì all’abbassamento del cuneo fiscale da finanziare con i miliardi non impegnati di quota 100, reddito di cittadinanza e l’equivalente del bonus 80 euro. Per il numero uno di Assolombarda c’è solo un’unica misura strutturale che può far crescere il numero di lavoratori e dare fiato alla finanza d'impresa: aumentare le detrazioni di lavoro dipendente.

Il programma di Bonomi c’è, ora manca solo la candidatura

Il programma c’è, ora manca solo la candidatura. Qualcuno però, forse per anticipare Bonomi e sbarrargli la strada, si è già candidato. Parliamo di Nicola Pasini, il presidente dell’Associazione industriali di Brescia che ha ricevuto il mandato dalla sua associazione per valutare la candidatura.

Ma quali sarebbero gli altri sfidanti di Bonomi? Per capirlo, prima va chiarito un equivoco: quando si parla di Confindustria lo scontro non è tra Sud e Nord. Da una parte c'è il nucleo "romano", formato da coloro che hanno a che fare col mondo delle partecipate (molte aziende pubbliche sono tornate in Confindustria a inizio anni Novanta) e tutto quel ceto formato da imprenditori con piccole o minuscole aziende che hanno fatto il cursus honorum dentro Confindustria partendo dalle associazioni giovanili. Questo gruppo ha appoggiato i vari Emma Marcegaglia, Giorgio Squinzi e Vincenzo Boccia alle ultime tre elezioni. Il problema per Bonomi non sarebbero i grandi manager delle aziende di Stato: i vari Alessandro Profumo o Claudio Descalzi, quanto invece coloro che si sono creati un curriculum percorrendo i corridoi di viale dell'Astronomia. Sono loro a temere di più eventuali tagli alla struttura che potrebbero arrivare con un candidato rappresentante del "Nord" manifatturiero.

Questo gruppo del Nord potremmo nominarlo delle "multinazionali tascabili", ovvero aziende manifatturiere inserite molto bene nelle catene del valore europeo che esportano molto e sono contrarie alla presenza di aziende pubbliche dentro Confindustria. Hanno appoggiato sempre i candidati che hanno perso le ultime due elezioni: Alberto Vacchi e Alberto Bombassei. Ma in questa tornata il fronte non sembra unito. Alcuni appoggiano Pasini, altri potrebbero sostenere Bonomi, tra questi ultimi ci sarebbe Gianfelice Rocca, suo predecessore alla guida di Assolombarda. Da queste primarie nel gruppo "manifatturiero" uscirà lo sfidante del candidato del gruppo romano che secondo voci di corridoio potrebbe essere Edoardo Garrone, attuale presidente del Sole 24 Ore. Ma prima che inizi la danza delle speculazioni tutti aspettano la relazione del 3 ottobre.

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