Capolavori dell'opera
28 Settembre Set 2019 0600 28 settembre 2019

Filidei e Pommerat hanno trovato una sinergia unica, «Inondation» è un capolavoro

Tratto da un racconto russo del 1929, l’opera lirica ha debuttato venerdì sera a Parigi. La storia è semplice e stringente, come l’opera comanda. S’apre con un omicidio

Opera

Attenzione, capolavoro in corso. “L’inondation” di Francesco Filidei e Joël Pommerat trasforma un racconto dello scrittore russo Evgenij Zamjatin, scritto nel 1929, in un’opera lirica di rara intensità. Così, grazie a una sperimentazione coi fiocchi l’Opéra comique ravviva a Parigi l’antica tradizione del teatro in musica fondato da Luigi XI.

Al celebre attore regista e drammaturgo Joël Pommerat, anni 56, fondatore della Compagnie Louis Broullard, famoso per il suo teatro visivo, intimo e spettacolare al tempo stesso, il direttore della Salle Favart Olivier Mantei ha proposto di lavorare a un’opera in musica col compositore Francesco Filidei, anni 46, pisano di origine, fiorentino e parigino di formazione, premiatissimo in tutto il mondo (Premio Abbiati, Charles –Cros, Fondazione Del Duca) e considerato oggi uno dei migliori talenti musicali in circolazione.

Lavorando mano nella mano hanno messo a punto un’opera sorprendente che dimostra la rinascita del genere e le sue straordinarie potenzialità prodotte dall’incontro alla pari tra compositore e regista.

Insieme i due hanno organizzato cinque laboratori, coi musicisti e i cantanti, e lavorando mano nella mano hanno messo a punto un’opera sorprendente, che dimostra non solo la rinascita del genere, a torno considerato polveroso e agonizzante, ma le sue straordinarie potenzialità prodotte dall’incontro alla pari tra compositore e regista.

Lo spettacolo ha debuttato a Parigi venerdi (tre repliche fino al 3 ottobre, quando sarà trasmesso in diretta su Arte Concert ), e già alle prove generali è stato accolto da dieci minuti di applausi ininterrotti.
La storia è semplice e stringente, come l’opera comanda. S’apre con un omicidio che anticipa nel prologo la scena cruciale posta dal russo Zamjatin al centro del racconto. Una donna, smunta, fiacca, vuota come un sacco, strangola una ragazzina bionda in blue jeans, assorta nell’ascolto ottundente di una cuffia di auricolari. La scena avviene nel tinello del loro appartamento, bagno, letto, soggiorno, al piano terra di un condominio senza tempo, stile anni Cinquanta. Al piano superiore vive un’altra coppia con due bambini, e al terzo c’è la casa in cui viveva la ragazzina bionda col padre ormai defunto.

L’azione del dramma è in simultanea, coi piani del racconto che si intersecano di continuo, confondendo pensieri e visioni, realtà e l’immaginazione. Ma l’effetto drammaturgico è chiarissimo, il racconto lineare e la musica incandescente

L’azione del dramma è in simultanea, coi piani del racconto che si intersecano di continuo, confondendo pensieri e visioni, realtà e l’immaginazione. Ma l’effetto drammaturgico è chiarissimo, il racconto lineare e la musica incandescente. Filidei ha scritto una partitura incalzante, che accompagna come un guanto la regia di Pommerat, mentre le scene create da Pommerat rispondono all’unisono alle note di Filidei. Anticipare al prologo la scena cruciale è l’espediente chiave per dipanare il dramma di questa coppia di marito e moglie, sposati da 14 anni, lui assorto nel suo lavoro in fabbrica, lei muta nel suo silenzio di moglie sterile, incapace di avere un figlio. Quando la ragazzina del piano di sopra resta orfana, decidono di adottarla, convinti di riaccendere l’amore, e invece, dramma.

La biondina si rivela una ienetta. Incapace di comunicare con la donna, esce con l’uomo, se ne lascia sedurre, e ci finisce a letto, mentre sui tre incombe la minaccia d’inondazione, che puntualmente avviene, travolgendo la loro casa e la loro vita in un muro di fango e obbligandoli a trovare riparo dai vicini del piano di sopra. Quando la marea si ritira, tutto rientra nell’ordine. L’uomo e la donna finiscono per ritrovarsi. Lei si scopre persino incinta. Ma intanto la ienetta è scomparsa. Fuggita, dicono i vicini, con la banda di balordi che le giravano intorni. E invece.

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