28 Settembre Set 2019 0601 28 settembre 2019

Il decreto clima e il governo alla spina

I ragazzi sfilano per salvare il pianeta e il ministro dell’Ambiente incentiva i biglietti dell’autobus, ma il riscaldamento globale è una questione troppo seria per lasciarla a utopie e burocrazie. Servono piani sociali seri, tecnologia innovativa e magari un burger high-tech

Schermata 2019 09 27 Alle 20
da impossiblefoods.com

I ragazzi scendono per strada e chiedono di salvare il pianeta e il loro futuro, il governo italiano risponde con la burocratica rugosità di un fantomatico “decreto clima”, dai contenuti grotteschi tipo rottamare l’auto in cambio di un abbonamento dell’autobus, si spera non di quelli romani che si incendiano, altrimenti è consigliabile sgasare col Suv, e altre facezie tipo gli incentivi alla spesa alla spina (non si sa se lo sconto vale anche per la pinta di bionda, cosa che lascia il provvedimento ancora in precario equilibrio tra il capolavoro e l’odiosa discriminazione).

Nel suo ultimo saggio, il formidabile romanziere Jonathan Safran Foer racconta che, secondo la stima meno conservativa dell’Onu, il 51 per cento delle emissioni nell’atmosfera deriva dall’industria animale, carne e latticini, per cui comprarsi un’auto elettrica serve a poco, non solo perché produrre le batterie provoca ulteriori disastri ambientali e neanche perché buona parte della produzione elettrica è ancora a carbone, ma perché a conti fatti è più efficace ridurre il consumo di bistecche e di formaggi più che acquistare una Prius.

Chiudere i rubinetti dell’acqua, spegnere la luce nel corridoio, separare l’umido dai rifiuti solidi urbani e altre piccole buone azioni quotidiane sono abitudini intelligenti e ormai consolidate, come ci hanno sempre detto le nostre nonne senza che si siano mai registrati effetti benefici per l’atmosfera, ma erano altri tempi, come ha ricordato Cristiano de Majo su Twitter, quando in mancanza di utopie visionarie e modelli alla Greta noi studenti del sud scioperavamo distopicamente perché nelle scuole non c’era il riscaldamento.

La questione climatica è troppo seria per essere lasciata alle utopie o ai buoni sentimenti. Abbiamo bisogno di più

La questione climatica è troppo seria per essere lasciata alle fantasie o ai buoni sentimenti. Abbiamo bisogno di più. Il New Yorker ha raccontato la fantastica storia dell’hamburger che potrebbe risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Si tratta di un innovativo prodotto senza carne, veggie ma sanguinante, talmente buono da essere riuscito a ingannare il temibile conduttore radiofonico dell’alt right cospirazionista americana, Glenn Beck, il quale peraltro nel tempo libero alleva bestiame ma che in un test al buio ha scambiato l’Impossible Burger, si chiama così, per quello di carne e, di conseguenza, quello di vero bovino per il prodotto di laboratorio. «È una cosa da pazzi - ha detto sconsolato Beck - potrei diventare vegano».

La storia dell’hamburger impossibile spiega come l’innovazione tecnologia sia la strada corretta da seguire, con le necessarie cautele, per affrontare il problema del clima, nella speranza che prima o poi si trovi anche il modo di ricatturare le emissioni che scarichiamo nell’atmosfera. Gli scienziati e le aziende private ci stanno lavorando e, a occhio, un marchingegno del genere allontenerebbe la fine del mondo più di quanto ci riuscirebbe la massificazione della spesa alla spina.

La politica dovrebbe occuparsi di seri progetti politico-sociali finalizzati a ridurre le emissioni, come i piani di Angela Merkel in Germania e la Strategia energetica nazionale approvata dal governo Gentiloni, ma anche come il più ambizioso Green New Deal americano di Alexandria Ocasio-Cortez. Il resto è solo ostentazione.

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