Occhio ai numeri
30 Settembre Set 2019 1208 30 settembre 2019

Lavoro: giù la disoccupazione, ma non è un segnale positivo

Occupazione stabile, disoccupazione in calo al 9,5%. È il minimo dal novembre 2011, ma nasconde l’altra faccia della medaglia: l’aumento degli inattivi, gli scoraggiati che hanno smesso di cercare un lavoro

Lavoro Linkiesta
(Pixabay)

Un mercato del lavoro stagnante. Con l’occupazione ferma e i lavoratori scoraggiati che hanno ripreso a crescere. È quello che si nasconde dietro il calo della disoccupazione al 9,5% certificato dai dati Istat riferiti ad agosto. Un dato che, al di là degli estemporanei applausi da tifoseria, va guardato con attenzione. Perché se sono diminuiti i lavoratori che cercano un lavoro e non lo trovano, sono invece aumentati gli inattivi, cioè quelli che un lavoro hanno smesso proprio di cercarlo. Sintomo di scarsa fiducia, che non fa ben sperare.

Andiamo con ordine. L’Istat dice che l’occupazione ad agosto è sostanzialmente stabile (con un calo di mille unità): aumentata per gli ultracinquantenni (anche per effetto della maggiore permanenza nel mondo del lavoro dovuto all’aumento dell’età pensionabile), diminuita per tutte le altre classi d’età. Soprattutto tra i più giovani, nella fascia 15-24 anni (-23mila). Quanto ai contratti, invece, dopo la flessione dell’ultimo aggiornamento Istat, tornano a crescere i lavoratori dipendenti. Sia quelli a tempo indeterminato (+27mila) – per effetto del mix tra la stretta del decreto dignità e gli incentivi alle assunzioni – sia quelli a termine (+5mila). Al contrario, crollano gli autonomi (-33mila). Su base annua, la crescita degli occupati permanenti è importante (+190mila), ma a fronte di un calo di 30mila occupati a termine.

Se sono diminuiti i lavoratori che cercano un lavoro e non lo trovano, sono invece aumentati gli inattivi, cioè quelli che un lavoro hanno smesso proprio di cercarlo. Sintomo di scarsa fiducia

Questo, per quanto riguarda gli occupati. L’Istat dice poi anche che i disoccupati, cioè le persone in cerca di occupazione, «sono in forte calo»: -87mila in un mese. Risultato: il tasso di disoccupazione scende al 9,5%, al minimo da novembre 2011. Un dato positivo? Tutt‘altro. Perché come contraltare troviamo (dopo cinque mesi di stabilità) un aumento di 73mila unità tra gli inattivi, gli scoraggiati che un lavoro non lo cercano neanche più. Con il tasso di inattività che si impenna al 34,5%. Un dato strano, se è vero che il reddito di cittadinanza sarebbe dovuto servire a trovare un lavoro a chi, senza occupazione, versa in uno stato di povertà. E il dato più preoccupante è che gli inattivi crescono soprattutto nella fascia 15-24 anni, dove sono aumentati di ben 59mila unità. Arrivando a superare la soglia dei 4,3 milioni di inattivi solo tra i giovanissimi, i cosiddetti Neet.

Restando sui giovani, si vede che il tasso di disoccupazione giovanile scende al 27,1%. Ma a fronte, come abbiamo detto, di un aumento del tasso di inattività dell’1%. Con l’aggravante della discesa del tasso di occupazione dello 0,4%. Conclusione: per i giovani non si mette per niente bene, nonostante il dato sul tasso di disoccupazione potrebbe far ben sperare. In compenso, crescono i lavoratori over 50, tra l’effetto della riforma Fornerno e l’invecchiamento della popolazione. Un mercato del lavoro anziano, che avrà bisogno più di qualche decreto dignità e incentivo spot per uscire dalla palude.

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