30 Settembre Set 2019 0600 30 settembre 2019

Kurz vince in Austria: l’Occidente ha arginato i sovranisti ma non ancora il sovranismo

La richiesta di impeachment per Trump, la sentenza della Corte suprema inglese contro Johnson e i giochi di palazzo contro Salvini sono solo palliativi. Manca la cura

Sebastian Kurz_Linkiesta
JOE KLAMAR / AFP

La vittoria di Sebastian Kurz alle elezioni austriache dimostra che negli ultimi mesi le democrazie occidentali sono riuscite ad arginare i sovranisti ma non hanno eliminato il sovranismo. La procedura di impeachment avviata dai democratici contro Donald Trump, la Corte Suprema inglese che annulla la sospensione della Camera dei Comuni e la manovra di palazzo per impedire a Matteo Salvini di andare alle elezioni sono solo dei sedativi: manca la cura. Basta guardare ai numeri: nonostante le sconfitte parlamentari degli ultimi tempi, Boris Johnson è ancora in testa nei sondaggi con il suo partito conservatore sopra di 12 punti sui laburisti. Anche la Lega è sempre intorno al 30% malgrado il suicidio politico di mezza estate del suo leader. Il sovranismo non è un fenomeno passeggero perché continua a dare risposte ai problemi che inquietano i popoli europei.

Gli inglesi vogliono ancora la Brexit e sono stufi di tre anni di negoziati, rinvii e astuzie parlamentari che rischiano di rallentare ulteriormente l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Così come gli italiani vogliono una gestione controllata dell’arrivo dei migranti e una soluzione, qualsiasi soluzione, alla stagnazione economica italiana aggravata dalla crisi economica del 2007. E non inganni il crollo di ieri dell’Fpö, il partito nazionalista austriaco di ultra destra, fermo al 16% dopo aver perso 10 punti percentuali dalle elezioni di due anni fa. Perché tutti quegli elettori hanno votato in massa per Sebastian Kurz che ha spostato la linea politica del partito popolare austriaco, da sempre conservatore sui temi sovranisti. La mossa riuscita del 32enne che neanche un anno fa invitava la Commissione europea a bocciare la manovra italiana è stata quella di intercettare un elettorato che non si fidava più del suo leader, il sovranista Heinz-Christian Strache coinvolto nell’Ibiza-gate, ma convinti ancora delle loro idee. La stessa operazione politica fatta dal liberale Mark Rutte che ha battuto nel 2017 il sovranista Geert Wilders.

Il sovranismo non è un fenomeno passeggero perché continua a dare risposte ai problemi che inquietano i popoli europei

Molte élites europee firmerebbero per vedere i sovranisti cadere nella “sindrome Marine Le Pen”: ovvero veder i populisti ottenere milioni di voti a ogni elezione, come succede da anni alla leader del Rassemblement National, ma non abbastanza per governare da soli. Purtroppo per loro solo la Francia ha un sistema semi presidenziale in cui di solito tutti si coalizzano per contrastare il candidato più estremista al ballottaggio. E anche in Francia lo stesso Emmanuel Macron per evitare che Le Pen prenda ancora più voti sta assumendo una linea più dura sui migranti. «La Francia non può accogliere tutti se vuole accogliere bene» ha detto ai microfoni di Europe 1 venerdì. E se anche il simbolo dell'anti populismo usa un linguaggio del genere vuol dire che il sovranismo è vivo e vegeto. E a pensarci, anche il governo giallorosso non ha cambiato la sua linea dura dei porti chiusi, che poi chiusi non sono, per non mostrare di voler sbracare dopo l’addio di Salvini al Viminale.

La verità è che fin quando l'agenda dei problemi da affrontare sarà dettata dai temi cari a Le Pen, Salvini e Wilders, ci sarà solo un modo per non far vincere i sovranisti: attuare le loro ricette con una veste democratica. Quella che manca è una contro ideologia, una visione del mondo che dia risposte concrete alle paure dell'elettorato sovranista ma allo stesso tempo sposti l'opinione pubblica su altri temi come la lotta al cambiamento climatico, i rischi e le opportunità dell'intelligenza artificiale, infrastrutture (digitali) e istruzione. Una risposta può venire dalla stessa Austria: il partito Verde è arrivato al 14%, ottenendo dieci punti in più rispetto alle scorse elezioni.

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