Investimenti e crescita
30 Settembre Set 2019 0600 30 settembre 2019

Quota 100, reddito di cittadinanza, costo del lavoro e tanta flessibilità, ecco la manovra del governo per non aumentare l’Iva

Il consiglio dei ministri presenta oggi il Documento di economia e finanza, la base della legge di bilancio da sottoporre all’Europa. L’incognita più grande è come sterilizzare l’aumento delle tasse. Ma conciliare le richieste di tutte le anime della maggioranza non è semplice

Gualtieri Linkiesta
(HERBERT NEUBAUER / APA / AFP)

L’incognita più grande resta cosa fare per sterilizzare l’aumento dell’Iva. Una zavorra da 23 miliardi di euro che occuperà gran parte di una manovra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 30-33 miliardi.

Il consiglio dei ministri di oggi alzerà il velo sul Documento di economia e finanza, che sarà la base della legge di bilancio da sottoporre poi all’Europa. «Da subito sapevo di dover trovare 23 miliardi in 23 giorni», ha detto ill ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, ospite a Mezz’ora in più su Rai Tre. «Il compito è impegnativo. Non c’è dubbio che per trovare la quadra è necessario utilizzare al massimo gli spazi di flessibilità possibili nel Patto di stabilità e di crescita».

La linea diretta tra il ministero dell’Economia e Bruxelles è rimasta aperta per tutto il weekend. L’impegno del premier Giuseppe Conte è quello di evitare a tutti i costi l’aumento dell’Iva. E questo è anche uno dei cavalli di battaglia dei renziani, che preferirebbero far slittare di un anno il taglio del cuneo fiscale anziché aumentare l’imposta. Ipotesi che fa profilare già uno scontro con il Pd, che invece ha posto come priorità il taglio del costo del lavoro.

Far quadrare i conti e pure tutte le richieste delle diverse anime del governo è la parte più difficile. Ecco perché anche lo stesso Conte ha lasciato intendere che potrebbero esserci delle “rimodulazioni selettive” delle aliquote Iva anche in un’ottica di lotta all’evasione. Si potrebbe profilare ad esempio una imposta più leggerà per chi utilizza mezzi di pagamento elettronici tracciabili e rincari invece per il contante. Le altre ipotesi sono alzare l’aliquota del 10 al 13%, cosa che però non piace ai renziani, oppure ridurre l’Iva per i beni di largo consumo a fronte di un aumento per beni su cui alto è il livello di evasione, che non scatterebbe però nel caso di uso di moneta elettronica. Gualtieri ha precisato che «il governo non ha ancora presentato nessun piano. L’orizzonte non è la Nadef (Nota di aggiornamento al Def, ndr), ma la manovra. Invito tutti alla calma». Quanto al cuneo fiscale invece, l’obiettivo della prossima manovra è intanto «partire con un primo scaglione di riduzione del cuneo fiscale, che dia con chiarezza la direzione di riduzione del carico fiscale sul lavoro».

L’ipotesi è che si arriverà a un deficit del 2,2% del Pil, ma si potrebbe scendere anche al 2,1%

Molto passerà dalla flessibilità che riusciremo a ottenere da Bruxelles. Gualtieri ha fatto intendere che sarà trovata una “saggia via di mezzo” sul deficit. L’ipotesi è che si arriverà al 2,2% del Pil, ma si potrebbe scendere anche al 2,1%. Ma «non sarà una manovra restrittiva», ha assicurato il titolare del Mef, nonostante la richiesta iniziale dell’Europa di ridurre il deficit strutturale dello 0,6%. Ci sarà, al contrario, una «piccola espansione», con l’obiettivo di «ridurre il debito pubblico» in un’ottica pluriennale. E sempre nella stessa ottica, il governo potrebbe confermare l’obiettivo 2020 delle privatizzazioni dello 0,3% del Pil all’interno di un piano concordato con la Ue spalmato su più anni.

Tra i punti principali, un «impegno al graduale superamento del superticket», così come richiesto dal ministro della Salute Roberto Speranza, l’unico in quota LeU. Ci sarà poi una revisione della spesa pubblica, ma «non ci saranno tagli a scuola, sanità, università, non ce lo possiamo permettere», ha assicurato Gualteri.

L'anticipo della pensione con quota cento sarà «confermato, non è serio cambiare la situazione previdenziale costantemente», ha detto Gualteri. «È una misura che va a esaurimento, auspichiamo un livello di risparmi anche superiore» all’attuale, «ma non la aboliremo». Risparmi sono previsti anche dal reddito di cittadinanza, anche questo confermato. «La sfida», ha detto il ministro, «è rafforzare le politiche attive» per l’inserimento nel lavoro. «Un governo serio non cambia la misura, cerca di farla funzionare bene».

Quanto alla mini flat tax per le partite Iva programmata dal precedente governo, con l’innalzamento successivo della soglia a 100mila euro, Gualtieri ha detto: «Non è un mistero che io non sia un fan di questa misura, la reputo non giusta. Ma poiché non è serio cambiare le carte in tavola da un anno all'altro in modo troppo radicale», la misura fino a 65mila euro viene confermata. Evitando poi magari di far scattare la soglia ulteriore.

Confermati quota cento e reddito di cittadinanza. Sì alla mini flat tax, ma evitando che si arrivi fino alla soglia dei 100mila euro

L’orizzonte della manovra, però, è «triennale», ha sottolineato il ministro. «Non si fanno le manovre spot, singole, e poi si cambia costantemente rotta. La manovra sarà fatta in modo equilibrato, puntando alla crescita, trovando le soluzioni e la giusta mediazione tra le posizioni in campo». Ci sarà, come componente importante, il decreto clima di cui è circolata una bozza. Ma «il concetto di sostenibilità non riguarda solo l’aspetto ambientale ma anche la sostenibilità sociale». E in questo «rientra il piano sugli asili nido: non solo la riduzione o azzeramento delle rette per i redditi medio bassi, ma anche la costruzione di nuovi asili nido».

Far stare insieme le richieste arrivate dai ministeri e dalle diverse componenti dell’esecutivo, però, non sarà semplice. Anche perché, come ha detto lo stesso Gualteri, «abbiamo il conto del Papeete che ci è stato lasciato da pagare. Dobbiamo farlo in modo equilibrato, puntando alla crescita». E una componente importante saranno gli investimenti. Gualtieri punta a ottenere lo scorporamento dal computo del debito. «Ho iniziato a porre il tema al mio primo Ecofin a Helsinki e non sono stato solo nel farlo. La via maestra resta la riforma delle regole a livello europeo che consentano di investire», ha detto, perché «vogliamo investire di più, perché la sostenibilità non si fa solo con l’introduzione di limiti, ma con un passaggio graduale del sistema produttivo». Il ministro si è detto «abbastanza fiducioso che trattamenti più favorevoli in Europa su investimenti in sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale siano possibili».

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