monologrammi
1 Ottobre Ott 2019 0600 01 ottobre 2019

L’aggettivo non qualifica un sostantivo, qualifica chi scrive

La rubrica neopassatista e veterofuturista di Pasquale Panella

Monologramma
da Nicepik

Da sempre fin qui, fino a queste parole, da sempre s’è creduto che l’aggettivo qualificasse il sostantivo, lo collocasse nel mondo, rivelasse le sue capacità, gli effetti, le alterazioni, le proprietà, le mancanze, e tanto altro. Non è così.

Gli aggettivi non hanno niente a che vedere con i sostantivi ai quali sono accostati, no. Gli aggettivi non qualificano il sostantivo, qualificano chi scrive, sono la sua confessione, anche lo svelamento dei suoi segreti. Sono anche il suo giornale intimo, il suo diario spiato, sono carezze e abrasioni, sono i segni lasciati dai suoi calori e dalle sue freddezze, sono i lampi delle sue passioni e dei suoi disprezzi, sono i suoi mascheramenti e i suoi smascheramenti.

Oltre la tipografia si muove in essi una grafia pittorica che non sta mai ferma, difficile a vedersi, per molti impossibile, cigliata, vibrissìna, fibrillante, ispiratrice d’avanguardie pittoriche non figurative, che nascono da lì, dall’aggettivo, come a pochi è noto.
Di qualsiasi cosa io racconti aggettivando, racconto di me come aggettivo.

Gli aggettivi non qualificano il sostantivo, qualificano chi scrive, sono la sua confessione, anche lo svelamento dei suoi segreti

Quando ne accosto uno a un sostantivo, l’aggettivo è il racconto di me che mi accosto a quel sostantivo e anche di come sto trasfigurando. Con l’abbattimento, però, del ritrattismo, del figurativismo e del paesaggismo, compensato da quel senso di rinascita di tutte le avanguardie, che (ma questo sarà trattato a parte. Dove? Mah!) sono una sola, a differenza degli svariati movimenti più posati e stabili (tipo il romanticismo che dura tutt’ora).

Gli aggettivi, insomma, sono la parte variabile (fluttuante in sé) di chi scrive (sto parlando di me), sono i suoi nomi aggiuntivi e, oltre i nomi, sono (e questo parrà incredibile) i fatti, anche apparentemente fermi e però sempre oscillanti tra posizioni estreme (anche dei fatti tratteremo altrove, chissà dove, mah).
Se non sono tutto questo, sono assolutamente inutili, gli aggettivi.

da 'Opere complete in corso d'opera' sempre del solito (del classico) PP

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