Super Mario, super Christine
1 Ottobre Ott 2019 0600 01 ottobre 2019

Unione fiscale e budget comune, il lascito di Draghi per salvare l’eurozona

L’intervista del presidente uscente della Banca centrale europea al Financial Times è l’ennesimo tentativo di preparare la strada al suo successore che nei prossimi mesi dovrà convincere gli Stati Ue pro austerity ad allentare i vincoli di bilancio nell’eurozona

Draghi Lagarde_Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

Manca solo il tappeto rosso. Da settimane Mario Draghi sta facendo di tutto per preparare il campo del suo successore alla Banca centrale europea, Christine Lagarde, e chiarire quale sarà il perimetro del suo mandato. Lo ha fatto anche ieri in una succosa intervista concessa al Financial Times, dove ha avvertito gli Stati più rigorosi del Nord Europa: «Abbiamo bisogno di un bilancio comune dell'Eurozona. Senza una significativa politica fiscale per l'intera zona euro, questa Unione rimarrà una costruzione fragile». Nei prossimi otto anni, alcuni sperano anche prima, Lagarde dovrà convincere i leader più riottosi ad agire sulla politica fiscale. Regole di bilancio meno stringenti, unione bancaria e trasferimenti tra gli Stati. La Bce non potrà risolvere per sempre i problemi di crescita economica in Europa. «Il dibattito politico sarà ancora lungo, ma sono ottimista».

Draghi ha aperto anche all'idea di condivisione del debito che Macron propone da anni ma considerata ancora un tabù per molti Paesi del Centro e Nord Europa. «Non esistono unioni monetarie durature senza condivisione del rischio fiscale perché la convergenza non può essere raggiunta perfettamente» anche perché se gli Stati Ue subissero degli shock economici in momenti diversi potrebbero alterare l'equilibrio in mancanza di un budget comune. Super Mario parla a una nuova generazione di leader che «A un certo punto dovranno porsi la domanda» perché «questa è una parte esistenziale dell'area dell'euro che deve essere completata». Da anni si parla di cambiare le regole della zona euro ma rimane lo stallo tra Stati riformatori (Francia, Italia ed economie del Sud Europa) e Stati austeri (Germania, Paesi Bassi, Austria). Per questo Draghi ha proposto ai leader una tabella di marcia a lungo termine per inviare un segnale politico forte. O in alternativa «almeno un impegno politico a lungo termine è essenziale».

Aspettando Godot, il presidente della Bce ha fatto capire che dal 1 novembre Lagarde continuerà in ogni caso la sua politica monetaria di stimolo all’eurozona in modo «tenace, paziente, prudente» anche se «questo potrebbe dover durare a lungo se non ci sarà supporto dalla politica fiscale». L’Eurotower ha ancora a disposizione una serie di misure non convenzionali usate da Draghi negli otto anni del suo mandato per salvare l’Euro: «dai tassi d’interesse al Qe fino alla forward guidance, sono pronti per essere calibrati». Il presidente della Bce è stato il maestro delle forward guidance, una strategia di dichiarazione pubbliche adottata per scongiurare il pericolo di volatilità dei prezzi.

Nei prossimi mesi sarà chiaro a tutti perché Emmanuel Macron ha spinto per avere a capo dell’Eurotower una politica al posto invece di una economista. I tempi stanno cambiando

Il clima all’interno della Bce è teso: almeno nove membri del board di Francoforte hanno criticato l’ulteriore taglio dei tassi voluto da Draghi e il rilancio di acquisto dei titoli di Stato. Addirittura il 26 settembre Sabine Lautenschlaeger, la componente tedesca del Comitato esecutivo della Bce si è dimessa senza dare spiegazioni, concludendo il suo mandato con oltre due anni di anticipo rispetto alla scadenza, prevista per il gennaio 2022. Non è un caso che Draghi abbia criticato il ruolo delle banche centrali nazionali nel non aver comunicato al meglio le sue politiche. «Una volta presa una decisione, il dissenso dovrebbe rimanere all'interno del consiglio direttivo». L’elefante nella stanza è la Bundesbank guidata dal “falco” dell’austerity Jens Weidmann e per questo Super Mario si è tolto un sassolone dalla scarpa, ricordando che anche grazie al suo intervento «la crescita del Pil reale della Germania, su base annua, è stata positiva per 24 trimestri consecutivi e il tasso di disoccupazione si attesta al minimo storico post-unificazione del 3,1%».

L’intervista-testamento di Draghi libera il campo dagli equivoci e segna il perimetro d’azione di Lagarde, ma per l’ex presidente del Fondo Monetario non sarà un compito facile. Anche se come ha chiarito Draghi, il board Bce non ragiona più all’unanimità come ai tempi di Jean-Claude Trichet. Da quando a Londra Draghi promise di salvare l’euro a ogni costo si è formata una maggioranza meno rigida. Ora però bisogna convincere gli Stati membri e forse è un bene che avvenga ora il passaggio di testimone perché per la Germania, Austria e Paesi Bassi hanno trasformato Super Mario nel simbolo dei Paesi spendaccioni. Lagarde, considerata vicina alla cancelliera tedesca Angela Merkel, dovrà trovare il compromesso migliore per tutti. Sarà più facile farlo senza il peso di una figura divisiva. Nei prossimi mesi sarà chiaro a tutti perché Emmanuel Macron ha spinto per avere a capo dell’Eurotower una politica al posto invece di una economista. I tempi stanno cambiando.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook