Innovazione
4 Ottobre Ott 2019 0600 04 ottobre 2019

A Milano arrivano gli scienziati che porteranno la medicina nel futuro

Il caso Human Technopole, sette centri di ricerca, un network internazionale, una partnership tra università, ospedali e istituzioni rivoluzioneranno il modo in cui si curano il cancro e le malattie degenerative. E ci distingueranno come eccellenza mondiale

Human Technopole_Linkiesta
Foto dalla pagina Facebook di Human Technopole

Un centro di ricerca in una grande città italiana. Di più, un hub internazionale di innovazione medica. Ma anche una città della scienza, in grado di portare la medicina verso il futuro e di rivoluzionare il sistema sanitario nazionale. Così il nascente Human Technopole, l’Istituto di scienze per la vita, sito a Milano nell’ex area Expo, si muove verso l’avvio delle sue attività. E ora può contare sulla guida di sette scienziati di fama internazionale per sostenerne i progetti chiave.

Nato sulle ceneri dell’area Expo a Rho, Human Technopole è stato avviato ufficialmente a novembre 2015 dall’Istituto Italiano di Tecnologia in cooperazione con le istituzioni, ed è il primo insediamento di quello che diventerà il futuro Parco della Scienza e Milano Innovation District (MIND). Con 30mila chilometri quadrati per quattro edifici e sette centri di ricerca, il centro punta a diventare un polo nazionale ed internazionale che metterà in collegamento università, istituti di ricerca e ospedali per portare l’innovazione nel campo medico, in particolare sviluppando approcci per contrastare il cancro e le malattie neurodegenerative attraverso la genomica, l’analisi di grandi dati, la diagnostica innovativa e l’elaborazione di nuove terapie.

«La nostra sfida e trait d’union è il passo avanti verso la medicina personalizzata», racconta a Linkiesta Marco Simoni, presidente della Fondazione Human Technopole. «Oggi abbiamo un farmaco standard per ciascuna malattia, ma la conoscenza sempre più approfondita dei nostri impianti genetici ci consentirà nel prossimo futuro di avere cure e di fare prevenzione in maniera sempre più personalizzata, accessibile da tutti e ovunque. Lavoriamo per scoprire i modi in cui si possono fare trattamenti ad hoc per tumori o malattie degenerative, potremo persino sequenziare il Dna di un paziente che sta in un’altra città. Stiamo costruendo un luogo abbastanza grande da essere al servizio della ricerca a livello nazionale, facendo in modo che non sia appannaggio di pochi, ma per tutti».

La mission “Migliorare la qualità della vita attraverso un approccio globale a salute e invecchiamento” si sostanzia così in sette centri nei campi della genomica, della biologia computazionale, della neurogenomica e della biologia strutturale. Le strutture saranno pienamente operative a partire dal 2023, con un totale di 1500 persone impiegate, ma già oggi l’iconico Palazzo Italia ha iniziato ad ospitare i vertici di Human Technopole e gli amministrativi, che presto saranno seguiti da 150 data scientist. «Nasciamo anche per dare una caratteristica a quest’area, Palazzo Italia è stato restaurato completamente per ospitare i nostri laboratori», prosegue il presidente della Fondazione. «Nel giro di cinque anni abbiamo costruito gli edifici, fatto l’Expo, stabilito come reinventare il sito e restaurato completamente gli interni. Sono tempistiche record che sfidano le migliori eccellenze internazionali».

Nelle strutture di Human Technopole, numerosi ricercatori saranno affiancati da esperti di prim’ordine, da poco selezionati, tra oltre 150 eccellenze in questi campi per guidare le linee di studio. In particolare, Piero Carninci, oggi vicedirettore del centro Riken per le scienze mediche integrative di Yokohama in Giappone, a Milano si occuperà dei meccanismi che governano l’espressione genica, dirigendo il centro di genomica. Alessandro Vannini, che oggi è vicedirettore della divisione di biologia strutturale dell’Institute of Cancer Research di Londra, invece, si occuperà dello studio delle macromolecole e della loro organizzazione all’interno delle cellule, analizzandone il funzionamento nel centro di biologia strutturale. Accanto a lui, Gaia Pigino, oggi responsabile di un gruppo di ricerca al Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics di Dresda, in Germania. A capo del centro di neurogenomica ci sarà il professore al dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’Università degli Studi di Milano Giuseppe Testa. In particolare, Testa si occuperà dei meccanismi molecolari alla base delle disabilità intellettive e dell’autismo. Nereo Kalebic, anche lui proveniente dal Max Planck di Dresda, poi, a Milano studierà i meccanismi molecolari alla base dello sviluppo cerebrale, con particolare attenzione ai processi biologici coinvolti nei disturbi dello sviluppo neurologico. Il centro di biologia computazionale sarà affidato a Francesco Iorio, oggi al Wellcome Genome Institute di Cambridge, che lavorerà focalizzandosi soprattutto sul cancro, le malattie rare e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Insieme a lui, infine, Florian Jug, il terzo scienziato proveniente dal Max Planck Institute, esperto di analisi delle immagini e già autore di sensibili miglioramenti nella microscopia ottica ed elettronica tramite apprendimento automatico.

In un mondo in cui 35 milioni di persone sono affette da malattie neurodegenerative, e in un paese, l’Italia, dove vengono diagnosticati 360mila nuovi casi di tumore l'anno, Human Technopole contribuirà a quella che ha tutte le caratteristiche di una vera rivoluzione

«Human Technopole è un’occasione per tornare in Italia di persone che sono state fuori a lungo, ma anche l’opportunità per esperti mondiali di arrivare a Milano per la prima volta. È importante che l’Italia sia al centro di un meccanismo non tanto di fuga o di rientro, quanto di circolazione dei cervelli», dice Simoni. Così, con la nascita dell’Human Technopole, Milano ha l’occasione per distinguersi ancora una volta come centro di eccellenza, posto che la ricerca «sta già diventando un altro dei pilastri su cui si fonda l’economia milanese».

E se le tempistiche di costruzione richiederanno ancora qualche anno (accanto a Palazzo Italia arriverà un edificio fratello nel 2024, l’ospedale Galeazzi nel 2021 e le facoltà scientifiche della Statale nel 2024-2025), la dotazione tecnologica capace di portare i primi, fondamentali risultati è già in stadio avanzato: «Abbiamo acquistato un microscopio Crio-M, largo 8 metri, capace di vedere la struttura atomica della proteina. In Europa ce ne sono nove, noi ne avremo due. Saranno usati da qualsiasi ricercatore italiano che ne abbia bisogno, facendo application per progetti», spiega il presidente.

La trepidazione da parte di chi studia e lavora nel settore, per forza di cose, è grande. Presto potremmo arrivare a riconcepire dalle fondamenta i nostri sistemi sanitari. In un mondo in cui 35 milioni di persone sono affette da malattie neurodegenerative, e in un paese, l’Italia, dove vengono diagnosticati 360mila nuovi casi di tumore l'anno, Human Technopole contribuirà a quella che ha tutte le caratteristiche di una vera rivoluzione. Ad una condizione: «Dal punto di vista finanziario, l'investimento per HT funziona da attrattore per investimenti privati nell'area del post-Expo, che già oggi sono quantificabili nell'ordine di tre miliardi. Ma fondamentale è continuare a lavorare con efficacia e trasparenza come si è fatto finora. Non è una sfida che si compie, ma che prosegue nel tempo».

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